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Life 29 gennaio, 2019 @ 10:00

Com’è fatto l’eco-resort messicano dove regna il “positive discomfort”

di Valentina Lonati

Giornalista freelance. Scrivo di arte, design e teatro.Leggi di più dell'autore
Nata a Milano, si laurea in Scienze Politiche alla Freie Universität di Berlino. Dopo quattro anni di vita teutonica fa pace con le sue origini e si ricongiunge alle antiche passioni: la scrittura, prima di tutto, e l'arte. Ma anche la musica, il teatro e il design. Ne scrive per Icon, Icon Design, Rolling Stone e Flair. chiudi

Se si arriva di sera, si rimarrà un po’ spaesati: qui la luce elettrica è bandita. A illuminare le notti nell’eco-resort Azulik, situato sulla costa attorno a Tulum, nello Yucatan, sono candele e torce disseminate qui e là. Del resto, il vero lusso è un altro. È poter guardare le stelle senza inquinamento luminoso, dicono qui.

Fondato da Eduardo Neira, artista-imprenditore argentino, Azulik è un universo a sé. Si arriva pensando al classico resort sulla spiaggia, ma bastano pochi giorni per capire che il vero lusso, in fin dei conti, non fa necessariamente rima con agi e comodità. La vera esperienza luxury, ormai, sta  nell’uscire dalla propria zona di comfort. Da qui è nato Azulik: un paradiso esotico stretto tra la giungla e il Mare dei Caraibi, dove regnano il “positive discomfort” e la scoperta.

Ma andiamo con ordine. Il resort è un labirinto di palafitte (interamente costruite a mano), passerelle di legno che si snodano attorno agli alberi, ponti sospesi e nidi fatti di giunchi e cuscini che si ergono sulla giungla, da cui osservare poeticamente l’alba e il tramonto. All’interno di Azulik si trovano tre ristoranti di cucina fusion – Kin Toh, Tseen – Ja e Cenote – oltre a un negozio di abbigliamento dove trovare creazioni di stilisti locali e una galleria d’arte contemporanea, IK Lab. Una vera e propria cittadella che ha un modus vivendi tutto suo, votato alla lentezza e alla riscoperta dei piccoli piaceri della vita.

Alcune camere sono vere e proprie ville dotate di piscina interna, terrazzo privato con vista mare (o vista giungla) con amaca e altalena, vasca idromassaggio e letto king size. Un tripudio di comfort, direte voi. Eppure, in nessuna delle camere si può accedere alla rete wi-fi dell’hotel. Qui, la vera “connessione” è quella con la natura, con se stessi e con il territorio circostante, tengono a spiegare. E chi sentisse proprio il bisogno di connettersi a internet può farlo nelle zone comuni e nella spiaggia privata dell’hotel. Altro “positive disconfort” è l’assenza della doccia. “Un’invenzione dell’uomo frettoloso”, come si legge sul sito dell’hotel. Le camere sono dotate di vasche da bagno in pietra vulcanica realizzate da artigiani locali. Un invito a riconsiderare il tempo che dedichiamo alla cura del corpo, ma anche a immergersi nelle tradizioni della cultura del luogo, quella dei Maya. Proprio alle tradizioni dei Maya è dedicato infatti Azulik: negli ambienti comuni si organizzano cerimonie che riprendono riti di purificazione antichi con canti sciamanici, si vendono integratori realizzati con ingredienti locali, si offrono trattamenti wellness studiati per il corpo e l’anima. Tutto è avvolto da un velo di misticismo che ha l’odore dell’incenso locale, bruciato in ogni angolo dell’hotel.

Ultimo progetto del fondatore Eduardo Neira, è poi quello più ambizioso: a una mezz’ora dall’hotel, immerso nella giungla, è nato il nuovo spazio espositivo Azulik Uh May Ik Lab. Entrare qui toglie il fiato: in una struttura a cupola, lambita da passerelle rivestite di rami, si intrecciano arbusti e lingue di cemento creando balletti di geometrie sinuose. L’architettura è stata letteralmente sviluppata attorno agli alberi, che sono lasciati liberi di crescere grazie a fori e tunnel appositamente progettati. In questo ambiente a dir poco suggestivo è stata allestita la mostra Conjunctions (fino ad aprile 2019), curata da Claudia Paetzold. Protagonista è il tema della connessione, intesa in senso lato, che viene esplorata attraverso le opere di tre artisti brasiliani: Ernesto Neto, Paolo Nazareth e Oskar Metsavaht. Obiettivo della galleria è quello di stimolare una riflessione sulla perdita dei legami con la cultura dei luoghi di appartenenza: per questo, Azulik Uh May Ik Lab è collegato alla fondazione Enchanting Transformation, anch’essa fondata da Eduardo Neira, che ha lo scopo di supportare le tradizioni della popolazione Maya. Ma non finisce qui, perché il progetto verrà poi ampliato con una scuola di moda e design, uno spazio dedicato alle residenze per artisti, laboratori di artigianato locale e uno studio di registrazione. Il turismo di lusso cambia faccia, offrendo un’immersione a 360° nella creatività del luogo e invitando a ribaltare la propria prospettiva sul mondo. Se non è questo il vero lusso…

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