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Business 21 Marzo, 2019 @ 8:23

Storia di una piccola erboristeria diventata un’azienda da 77 milioni di euro

di Marcello Astorri

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La sede di Erbolario, 200mila metri quadrati immersi nel parco dell’Adda.

Articolo tratto dal numero di marzo 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Lodi, 1978. Franco Bergamaschi e sua moglie, Daniela Villa, decidono di rincorrere il sogno di una vita: aprire un’erboristeria. “In un colpo solo siamo riusciti a fare inviperire genitori e suoceri”, racconta Bergamaschi, fondatore e amministratore delegato de L’Erbolario. “Io avevo una laurea in scienze politiche, si aspettavano che diventassi un funzionario di banca, e Daniela, laureata in biologia, insegnava già in un istituto superiore. Eravamo in odore di posto fisso. Invece decidemmo di aprire una piccola erboristeria: una bottega di soli 20 metri quadrati, con alle spalle un ex concessionario della Lambretta che noi abbiamo attrezzato a laboratorio. Siccome eravamo dei matti, abbiamo deciso di inquadrarci come erboristeria artigiana: con l’obbligo di produrre il 70% dei prodotti. L’Erbolario nasce da una storia d’amore e da un pizzico di follia”.

Oggi il gruppo vanta una rete di oltre cinquemila punti vendita: 3.200 erboristerie, 1.800 farmacie e parafarmacie, più 180 negozi a insegna. Nel 2018 ha fatturato circa 77 milioni di euro. A cui vanno aggiunti i quasi 50 milioni che comprendono i proventi della rete di franchising e di Erbamea, sorella minore dell’Erbolario, che produce erbe officinali e integratori alimentari. “Per fortuna, sia i miei genitori che quelli di Daniela erano ancora vivi quando la nostra attività ha iniziato a riscuotere i primi successi. Così hanno potuto vedere che non ci eravamo messi a fare gli stregoni”.

Franco Bergamaschi, fondatore e amministratore delegato di L’Erbolario.

Bergamaschi porta avanti l’attività da 40 anni insieme alla moglie. Ma parla ancora della sua creatura con una passione contagiosa. “Sono orgoglioso di aver creato tanti posti di lavoro: Daniela e io ci siamo riusciti partendo da un negozio grande come una cabina telefonica. Oggi nella sede di Lodi siamo in 170, più 180 persone tra i colleghi del franchising e quelli dei negozi a insegna. Altre 180 lavorano nelle nostre Nes, ovvero le nuove erboristerie di successo”. Di cosa si tratta? “È un progetto partito nel 2012”, spiega Bergamaschi, “in Italia abbiamo molti disoccupati, in particolare nell’universo femminile. Allora abbiamo pensato di dare un’opportunità alle giovani donne che vorrebbero aprire un’erboristeria o una farmacia, ma non hanno le risorse economiche per farlo. In pratica, a nostro carico, offriamo la progettazione del punto vendita, l’arredo in comodato gratuito e almeno due o tre settimane di formazione. Nei nostri negozi, inoltre, ospitiamo le neo clienti a titolo gratuito e diamo loro la possibilità di vivere il punto vendita”. In cambio, l’Erbolario chiede di vendere solo i suoi prodotti e quelli di Erbamea. Per questo progetto, in tutto sono stati investiti cinque milioni di euro, di cui 1,8 a fondo perduto. Al momento, sono operative 105 Nes in tutta Italia.

Il quartier generale dell’Erbolario è a Lodi: 200mila metri quadrati immersi nel parco dell’Adda. Tutto avviene qui: ideazione dei prodotti, formulazione, confezionamento e invio ai punti vendita. La filiera corta permette di risparmiare sui costi, non dovendosi appoggiare a rivenditori, distributori o concessionari. I cosmetici sono naturali e le erbe che servono per la composizione sono coltivate nell’orto botanico della città lombarda. Oppure sono fornite da Erbamea, che è stata fondata nel 2004 e ha sede a Selci Lama di San Giustino, in provincia di Perugia. Il polo logistico misura 28mila metri quadrati. “Non ha allacciamento al gas”, spiega con una punta d’orgoglio il fondatore, “d’inverno ci scaldiamo con impianti geotermici e pompe di calore. Abbiamo montato dei pannelli fotovoltaici e per buona parte dell’anno siamo autosufficienti per l’energia elettrica”. Gli imballaggi sono fatti con vetro riciclabile, la maggior parte delle plastiche sono ottenute dalle materie seconde della carta da zucchero. Carta e cartone sono certificate Fsc, Forest stewardship council, una ong internazionale che vaglia la corretta gestione forestale e la tracciabilità dei prodotti derivati.

Come si spiegano queste scelte? Essere parte dell’Erbolario significa condividerne i valori. Tant’è vero che nel 2013 l’azienda ha deciso di lasciare il mercato cinese per motivi etici: “I nostri prodotti riscuotevano un buon consenso”, spiega Bergamaschi, “poi si sono irrigidite le pratiche di certificazione e quando c’è stata la certezza di dover ricorrere alla sperimentazione animale, abbiamo deciso di ritirarci. Ci è costato parecchio, anche perché i nostri prodotti vanno bene, specialmente a Taiwan e Macao. I nostri valori, però, vengono prima. Spero solo che i cinesi rinuncino presto ai test sugli animali”. Se in Italia l’azienda è molto radicata, all’estero l’Erbolario fattura il 10% dei suoi profitti. “È stata colpa mia”, ammette il fondatore, “in passato non ho dedicato sufficienti energie ai mercati esteri. Ma mio figlio Luigi è da poco entrato in azienda e spero che grazie al suo contributo, insieme a quello dei colleghi dell’estero, ci aiuti a rimediare”. Da circa un anno è stato aperto l’e-commerce dell’Erbolario: “Sappiamo che i cosmetici in Italia vengono venduti solo per il 3% online, ma internet ci permette di avere un contatto non filtrato con il cliente”. E pensare che tutto è partito dall’amore del papà di Franco per le erbe officinali, una passione trasmessa di padre in figlio. “Che consiglio posso dare ai giovani? Coltivate i sogni, non smettete di studiare e dotatevi di un pizzico di coraggiosa pazienza”. Ascoltando la storia dell’Erbolario, viene voglia di provarci.

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