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Tecnologia 10 Dicembre, 2019 @ 6:12

Le previsioni di Deloitte su tecnologia e media per il 2020

di Massimiliano Carrà

Staff

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(Shutterstock)

Il 2019 volge al termine e l’attenzione delle aziende e dei mercati è già proiettata al 2020, nonostante le novità che potrebbero arrivare in queste settimane dalla guerra commerciale e tecnologica in atto tra Stati Uniti e Cina. A prescindere dal possibile accordo economico tra le due super potenze mondiali, Deloitte ha presentato oggi la 19ª edizione di “TMT predictions”, ossia la ricerca che fornisce annualmente le previsioni di mercato per l’anno a venire, in questo caso per il 2020, per tre settori ben precisi: tecnologia, media e telecomunicazioni.

Sono tante le domande a cui il report redatto da una delle quattro più importanti aziende di consulenza e di revisione cerca di dare una risposta. Tra queste, viste le continue e irrefrenabili innovazioni, la tecnologia la fa da padrone. Proprio per questo le previsioni del mondo TMT si concentrano in particolare su: “Quanto varrà l’ecosistema degli smartphone? Sarà possibile aumentare l’intelligenza di smartphone e droni a un costo ridotto? Come saranno i robot di domani?

Se è vero che la tecnologia è il settore che nel tempo sta attraendo l’attenzione dei mercati e degli investitori, dall’altra parte Deloitte ha cercato anche di rispondere e fornire le sue previsioni sul futuro dei media, a partire dalla tv tradizionale, fino ad arrivare ai podcast e agli audiolibri.

Smartphone: quale sarà il giro d’affari nel 2020?

Apple, Huawei, Samsung, LG, Xiaomi, il ritorno di Motorola, sono tante le aziende che giorno dopo giorno si sfidano per poter offrire agli utenti i migliori smartphone in termini di funzionalità, hardware, contenuti, servizi e rapporto qualità prezzo.

Proprio per questo Deloitte ha cercato principalmente di dare una sua view, e quindi una sua previsione per il 2020, su quale sarà il giro d’affari che ruoterà intorno a coloro senza i quali ormai ci sente sperduti: gli smartphone.

Da quanto emerge nel report, l’intero ecosistema che ingloba gli smartphone nel 2020 supererà la cifra di 900 miliardi di dollari, grazie soprattutto all’incremento del fatturato dei cosiddetti moltiplicatori, ossia hardware (come smart speaker, cover e wearable) contenuti (come ad esempio advertising e app di giochi, musica e video) e servizi (per esempio riparazioni, assicurazione e cloud) .

Questi moltiplicatori nel loro complesso secondo le previsioni genereranno nel 2020 459 miliardi di dollari e segneranno una crescita dal 5% al 10% nei prossimi quattro anni. Entrando più nel dettaglio, le tre principali fonti di ricavo nel mondo degli smartphone secondo Deloitte saranno advertising, app (soprattutto di videogame) e accessori, che insieme produrranno oltre 370 miliardi di dollari, pari all’81% dei 459 miliardi di dollari totali previsti per i “moltiplicatori”.

Analizzando l’advertising, Deloitte ha rivelato un dato molto interessante: gli investimenti pubblicitari nel mobile, ossia in smartphone e in tablet, nel 2019 hanno superato quelli nella televisione e secondo le previsioni tra il 2020 e il 2021 ci si attende un aumento del 13%. E per il prossimo anno il giro d’affari dovrebbe attestarsi a 176 miliardi di dollari, il 18% in più rispetto al 2019.

L’intelligenza artificiale è già il presente

Continuando sul settore della tecnologia, la ricerca di Deloitte si è anche concentrata su una delle innovazioni cardini del 21° secolo: l’intelligenza artificiale e quanto ad essa legata.

In merito a ciò, la società di consulenza ha analizzato prima di tutto il mercato dei chip edge AI, ossia i chip che sviluppano funzioni di machine learning direttamente dal dispositivo su cui sono installati, anziché da un data center in remoto.

Secondo le previsioni, nel 2020 saranno venduti oltre 750 milioni di chip edge AI e il mercato registrerà un giro d’affari da 2,6 miliardi di dollari di ricavi, con un CAGR (tasso annuo di crescita composto) del 36% in tre anni. Ma non è tutto. Entro il 2024 infatti ci si attende una vendita di 1.5 miliardi di unità, il 20% in più dall’anno scorso.

Interessante notare che anche in questo mercato c’è lo zampino degli smartphone. Nel 2020, il 90% del comparto chip edge AI deriverà dal segmento consumer, principalmente dagli smartphone, che rappresenteranno il 70% di questa categoria.

Nel 2020 le aziende punteranno sui robot?

Successivamente Deloitte nella sua ricerca si è soffermata su un altro tema: il connubio sempre più inesorabile tra tecnologia e lavoro e di conseguenza più nello specifico sul settore della robotica.

Secondo le previsioni della società di consulenza il giro d’affari di questo settore nel 2020 si aggirerà intorno a 18 miliardi di dollari per i robot industriali, ossia il 9% in più rispetto al 2019, e a 16 miliardi di dollari per quelli di servizi professionali, facendo segnare quindi una crescita del 30% rispetto all’anno attualmente in corso.

Proprio quest’ultima categoria, che prende in considerazione i robot della logistica, del retail e dell’ambito sanitario, presenterà un trend a due cifre anche perché sarà trainata dalla rete di quinta generazione (5G) e dai chip edge AI di cui abbiamo parlato in precedenza.

Non è quindi un caso se nella propria ricerca Deloitte prevede che le imprese nel 2020 acquisteranno circa un milione di robot e la metà di questi sarà robot per servizi professionali.

Audiolibri e podcast: l’ascesa non si ferma

Viste le innovazioni tecnologiche, anche il modo di fruizione dei libri nel tempo sta sta cambiando. Tant’è che ad oggi gli ascoltatori di audiolibri sono più di mezzo miliardo, concentrati principalmente in USA e Cina che insieme rappresentano il 75% del mercato. Inoltre in base alle previsioni di Deloitte, nel 2020 il giro d’affari degli audiolibri dovrebbe andare incontro a una crescita del 25% attestandosi di conseguenza a 5 miliardi di dollari.

Molto positive anche le previsioni riguardo il mercato dei podcast. Esso infatti nel 2020 aumenterà del 30% e registrerà un giro d’affari da 1,1 miliardi di dollari. Ma non è tutto. Nel 2025 dovrebbe addirittura triplicare e attestarsi a 3,3 miliardi di dollari.

Interessante anche notare che gli audiolibri e i podcast presentano un target importante di utenti. Da uno studio condotto in USA e in Canada nel 2018, emerge infatti un ascoltatore giovane, lavoratore e con un elevato grado di istruzione, il quale, per contro, appare sempre più lontano dai media tradizionali.

La tv tradizionale non molla

Infine, concentrandosi proprio sui media tradizionali, Deloitte ha analizzato anche il mercato della TV “tradizionale”, ossia tutte le tipologie di televisione a esclusione dei cosiddetti “SVOD” (Subscription Video On Demand) come Netflix e Amazon Prime Video per fare un esempio.

Nel 2020 la società di consulenza prevede infatti che la TV tradizionale supporterà la crescita dell’industria televisiva globale, anche a fronte di un calo registrato dei minuti dedicati a questo media. Proprio per questo, secondo le previsioni, il prossimo anno saranno circa 450 milioni le famiglie che la guarderanno.

Le stime sono state calcolate sulla base di 83 paesi e, tra questi, Indonesia, India e Nigeria si collocano sul podio dei maggiori spettatori di TV tradizionali. L’Italia è al decimo posto, con oltre 42 milioni di utenti.

Anche se a livello globale è previsto un incremento dell’8% tra il 2018 e il 2024 in merito alle iscrizioni a servizi di pay-tv, il settore nel suo complesso non sta restituendo i numeri sperati: nel 2023 i ricavi dell’intero mercato televisivo globale caleranno dell’11%.

In questo scenario, la TV tradizionale potrà fornire un contributo positivo grazie agli investimenti pubblicitari, per i quali si prevedono 4 miliardi di dollari in più nel 2020, raggiungendo un fatturato di 185 miliardi di dollari nel 2021.

E riguardo gli investimenti pubblicitari, la novità è assolutamente la cosiddetta “addressable TV advertising”, ossia la possibilità di mostrare annunci pubblicitari personalizzati a diverse famiglie mentre guardano lo stesso programma.

Non è un caso quindi se gli annunci pubblicitari personalizzati secondo le stime dovrebbero essere i driver degli investimenti pubblicitari, tant’è che negli USA potranno generare ricavi per circa 3,4 miliardi di dollari nel 2020, un terzo in più rispetto all’anno precedente e 4,5 volte rispetto a quanto prodotto nel 2016. 

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