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Leader 27 Aprile, 2020 @ 4:39

Forbes incontra Marco Montemagno, l’imprenditore digitale diventato star dei social

di Massimiliano Carrà

Staff

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Marco Montemagno
Marco Montemagno (Imagoeconomica)

Articolo tratto dal numero di aprile 2020 di Forbes Italia

Youtuber, imprenditore, esperto di digital, comunicatore, giornalista, conduttore e scrittore. Marco Montemagno è stato, ed è, un mix di tutte queste professioni. Ma non diteglielo, perché lui non ama chiudersi dentro il cerchio di una professione, anzi, come dichiara a Forbes Italia, si identifica completamente nel suo motto: imprenditore di te stesso. Che non significa, come lui sottolinea, essere il fondatore di una startup o di un’azienda, ma essere intraprendenti e capaci di reinventarsi giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza. È, infatti, attorno a queste due parole che ruota il pensiero “montemagnaro”, che unisce la maieutica di Socrate e il panta rei di Eraclito, che mai più di adesso rispecchia al meglio la continua trasformazione sociale e lavorativa odierna.

 

Cosa significa realmente il tuo motto “diventare imprenditore di te stesso”?

Diventare imprenditore di sé stessi è un concetto obbligato. Nel senso che non è più un’opzione, ma una scelta necessaria dettata dall’attuale contesto lavorativo che è in continuo cambiamento. Diventare imprenditore di sé stessi non significa dar vita a una startup o mettersi in proprio, ma essere intraprendenti e sapersi reinventare. Negli ultimi anni, infatti, è sempre più crescente la possibilità di perdere il lavoro per diversi motivi. Tra questi i più comuni sono: o che l’azienda per cui si lavora ha chiuso o ha deciso di cambiare o innovare quel tipo di attività lavorativa. Di conseguenza, solo se si è intraprendenti e quindi imprenditori di sé stessi, ci si può reinventare e rivendere nel mondo del lavoro.

 

Il coronavirus ha acceso i riflettori sullo smart working e sulle aziende che se ne sono servite. Ma quali sono i pro e i contro?

Io lavoro in smart working puro, da casa o da qualsiasi altra parte del mondo, da ormai sette anni. Sicuramente, tra i pro vi è la possibilità di lavorare dovunque si voglia e di gestire la giornata a proprio piacimento. Tra gli aspetti negativi però c’è un fattore che molti sottovalutano: lo smart working è un’attività solitaria. Proprio per questo, se da una parte ho notato che molti miei collaboratori, che hanno un carattere molto indipendente, lo adorano, dall’altra parte molti non lo tollerano e non riescono né ad organizzarsi la giornata, né a rimanere concentrati. In questi casi, infatti, è importante avere dei punti di contatto, come whatsapp, per sentirsi parte di quel progetto.

 

In questo contesto di continua trasformazione e incertezza quale è il ruolo che deve avere la scuola?

Partendo dal presupposto che la mia è una visione analogica, ritengo – come ha più volte affermato Umberto Galimberti – che la scuola non debba essere pensata in vista di una professione futura, ma con l’obiettivo di fornire allo studente istruzione ed educazione. Di conseguenza, in un contesto lavorativo che cambia rapidamente, la scuola deve avere il compito ben preciso di formare persone che abbiano senso critico, grande capacità di intraprendenza e di resilienza. Solo in questo modo, infatti, sapranno sia adattarsi ai cambiamenti sia reinventarsi. Poi, oltre a preservare l’insegnamento delle materie attuali, ritengo che la scuola debba puntare su competenze nuove, come quelle digitali.

 

Negli ultimi mesi abbiamo visto esplodere un nuovo social: TikTok. Quali sono le sue potenzialità?

Enormi. E lo dimostra il fatto che ormai ha un ruolo dominante all’interno del panorama dei social. Anche se ancora i contenuti sono molto ludici e poco professionali, sta diventando indispensabile per chi vuole fare business. Molti social viaggiano in parallelo perché hanno in parte funzioni diverse, ma è ormai evidente che la gente sta fuggendo da Facebook e da Instagram. E questo si sta verificando anche per un motivo ben preciso: se su Instagram so già quali contenuti troverò, su TikTok no, perché il suo algoritmo funziona come una vera e proprio roulette russa. È sorprendente.

 

Si parla di un possibile interessamento di Mark Zuckerberg. È vero?

Ovviamente ci sta provando, come lui stesso ha dichiarato. C’è però un aspetto che complica notevolmente le cose: TikTok è un’azienda cinese. Questo è un fattore fondamentale, perché dubito che il governo cinese si lasci sfuggire un social con un’importanza tale per venderlo a Zuckerberg, o al patron di Amazon, Jeff Bezos. C’è un’altra questione: in molti stanno provando a clonare alcune sue funzionalità, ma essendo completamente diverso dagli altri social, Zuckerberg dovrebbe ripensare totalmente Instagram: dalla sua interfaccia fino al suo algoritmo. Questa operazione, ovviamente, se da una parte potrebbe attirare i fan di TikTok, dall’altra, quasi sicuramente, farebbe perdere a Instagram il suo attuale pubblico. Per questo, Zuckerberg sta provando da una parte a lanciare sul mercato nuove app uguali a TikTok, come Lasso o Reels, e dall’altra ad acquisire alcune app simili al social cinese, come Byte.

 

Se dovessi fare una scelta, chi salveresti tra Elon Musk, Bill Gates, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg?

Sicuramente Elon Musk perché, avendo i razzi, ci salverebbe qualora un meteorite dovesse abbattersi sulla Terra; Bill Gates per tutte le ricerche mediche e scientifiche che sta portando avanti con la sua Bill e Melinda Gates Foundation; e Jeff Bezos perché ha veramente un’intelligenza fuori dal comune. Mi dispiace per Zuckerberg, ma salverei loro tre. A parte gli scherzi, sono quattro persone con un’intelligenza incredibile, ed è meglio un mondo con gente come loro, che senza di loro. Bill Gates, per esempio, anche se per anni è stato demonizzato, oggi può essere considerato il filantropo per eccellenza. Lo stesso vale per Jeff Bezos. Elon Musk, poi, è veramente un genio fuori dal comune e lo dimostra il fatto che, contemporaneamente, sta rivoluzionando il mondo delle auto elettriche, dell’ingegneria spaziale e delle neuroscienze.

 

Identikit

Monty, il comunicatore

Marco Montemagno, 47 anni, è un imprenditore e un media digitale. “Monty”, abbreviativo che gli piace utilizzare, oltre ad aver lavorato in tv per diversi anni, curando per SkyTg24 le trasmissioni di tecnologia Ioreporter e Reporter Diffuso, ha creato diverse startup: Blogosfere (poi venduta al Sole 24 Ore), Startup School, e le più recenti Slashers, che racchiude la sua community, e 4books, un servizio in abbonamento che ogni mese offre la sintesi di quattro libri dedicati a innovazione, economia e tecnologia. Ma non è tutto. Montemagno sui social è anche un influencer (su Facebook è seguito da oltre un milione di persone e su Instagram da oltre 500mila), e un media, tant’è che pubblica sulle sue pagine social un video al giorno che tratta temi di attualità. Monty è attivo anche offline. Sono tanti gli eventi e i corsi che organizza e modera, senza dimenticare che ha importato in Italia la Social Media Week. È anche autore di tre libri: Alla conquista del web, Il codice Montemagno e Lavorability.

 

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