banconota da 500 euro
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I limiti al contante sono davvero la soluzione all’evasione fiscale? La ricerca dei consulenti

banconota da 500 euro
(GettyImages)

Da oggi entra in vigore la nuova limitazione all’uso del contante stabilita dall’articolo 18 del Decreto Legge n. 124/2019 collegato alla Legge di Bilancio: adesso non è infatti più possibile eseguire pagamenti in contanti oltre un importo di 2.000 euro, e dal 1 gennaio 2022 il limite verrà abbassato sino alla soglia di 1.000 euro. Una norma che si inserisce in un quadro più ampio di azioni volte a contrastare l’evasione fiscale e contributiva (es.: pagamenti in nero, sotto-fatturazioni e retribuzioni irregolari, attività tradizionalmente associate alla presenza di alti livelli di economia sommersa poiché svolte al di fuori del circuito tracciabile) nonché le frodi fiscali.

Ma realmente i pagamenti in contanti sono alla base del sommerso in Italia, e se sì in che misura? A questa domanda ha cercato di rispondere la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con una ricerca dal titolo L’uso del contante in Italia tra necessità e abitudini. Il report si sofferma sulle relazioni realmente esistenti su un possibile rapporto diretto tra l’uso diffuso del cash e l’economia irregolare e quindi le attività illecite come il riciclaggio di denaro.

Quale rapporto tra uso del contante ed evasione fiscale

L’assunto di base dello studio è che se è vero che il cash serve al sommerso non è detto che basti a generarlo.  L’evidenza empirica mostrata dalla Fondazione non sembra far emergere una correlazione particolare tra diffusione del cash e economia irregolare, lo conferma il fatto che Paesi ad alto tasso di sommerso hanno negli anni cercato di contrastare il fenomeno introducendo limitazioni all’utilizzo del contante, a partire dall’Italia.

Se si guarda all’andamento del valore dell’economia non osservata (che ricomprende anche i proventi derivanti dalle attività illegali) negli ultimi 7 anni nel nostro Paese, periodo per il quale l’Istat fornisce una serie omogenea di dati, non si evidenziano variazioni particolari, pur a fronte di provvedimenti restrittivi. Il valore assoluto dell’economia irregolare anzi è cresciuto, passando da 202 miliardi di euro del 2011 a 210 del 2017 (+3,9%).

Per quanto riguarda i Paesi europei, utilizzando le stime dell’International Monetary Fund (Shadow economies aroud the world), i ricercatori rilevano come Francia e Italia, che hanno limiti abbastanza simili rispetto all’utilizzo del contante, presentano un livello di irregolarità molto differente, 12,8% in Francia e 19,8% in Italia (il dato non è confrontabile con Istat, in quanto frutto di elaborazioni internazionali a partire da indicatori diversi). Di contro la Germania, che non ha limiti alla diffusione del contante, ha un livello di economia irregolare tra i più bassi, del 10,8%, così come Olanda, Austria, Regno Unito: altri paesi in cui l’uso del contante non è soggetto a limitazioni, ma in cui il livello di diffusione dell’economia sommersa è molto più contenuto.

Limitare il contante per frenare il riciclaggio di denaro

Il fenomeno del limite al contante è sovente messo in correlazione non solo con i fattori di evasione e sommerso fin qui indagati, ma anche come possibile strumento di contrasto alla criminalità organizzata. Il principio che pone la riduzione del contante tra gli strumenti di contrasto al crimine organizzato è individuabile nel tentativo di rafforzare la tracciabilità delle transazioni illecite compiute in tali ambiti dove il riciclaggio di denaro è un’attività primaria. Inoltre, la maggiore possibilità di controllo fornita dalla moneta elettronica influisce anche sulla ricostruzione di legami e partnership tra clan diversi su scala nazionale e transnazionale e ha contribuito negli ultimi anni sostanzialmente alle indagini e operazioni di Polizia portate avanti mediante la cooperazione internazionale fra Stati.

Tuttavia va sottolineato che dalle analisi condotte negli anni emerge l’avanzare sempre più marcato della possibile pericolosità di altri sistemi di pagamento, come le valute virtuali o le carte prepagate che sembrano giocare un ruolo ormai fondamentale nelle attività economiche dei gruppi criminali, ma purtroppo l’incompletezza e la mancanza delle informazioni su tale aspetto rendono difficile l’individuazione del fenomeno.

In conclusione, il limite al contante in relazione al contrasto del crimine mostra una sua logica nell’ottica di una maggiore tranciabilità delle transazioni illecite, rimane però un interrogativo aperto rispetto alla scarsità di dati reperibili sul fenomeno che non facilita l’identificazione delle possibili migliorie da attuare per un sistema di contrasto efficiente.

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