Ricollocare i lavoratori in settori emergenti. L’importanza dell’outplacement secondo Cristiano Pechy, country manager LHH

Share

“Stiamo affrontando una guerra in cui il nemico è la disoccupazione e per combatterla dobbiamo usare tutti gli strumenti a nostra disposizione” afferma Cristiano Pechy, Country Manager di LHH, società del Gruppo Adecco che si occupa di transizioni di carriera. Una delle “armi” di cui disponiamo e che LHH offre alle aziende si chiama outplacement.

Un’estrema ratio, come la definisce Pechy, che viene applicata in seguito ad un’analisi interna dell’impresa. “Innanzitutto effettuiamo un esame della popolazione aziendale, valutando la possibilità di una ricollocazione interna” afferma il Country Manager di LHH. “Qualora ciò non risulti possibile, valutiamo una ricollocazione esterna, creando una value proposition rispetto agli obiettivi professionali del lavoratore”. Secondo una ricerca di LHH realizzata circa un mese fa, più del 70% dei cosiddetti “over-fifty” ha intenzione di aumentare la propria flessibilità: in altre parole, essendo propensi a svolgere lavori in cui la gestione del tempo è prioritaria, desidererebbero diventare autonomi o mettere in piedi una propria attività. “Una delle tante direzioni dell’outplacement è proprio l’autoimprenditorialità” afferma Pechy, che dipinge una situazione tutto sommato positiva.

Ci sono settori che hanno bisogno di una trasformazione un po’ più solida e continuativa, come ad esempio quello della ristorazione, che risentono del cambiamento radicale delle nostre abitudini provocato dalla pandemia. Altri invece vivono una riduzione del workload temporanea, come nel caso dei trasporti aerei o dell’hôtellerie. Altri ancora, che prima erano in crisi, stanno vivendo persino una crescita: vedasi il settore della grande distribuzione organizzata. Insomma, la situazione è eterogenea e presenta comunque diverse possibilità di occupazione. Il blocco dei licenziamenti, pur ponendosi un obiettivo eticamente corretto, ha in un certo senso “ingessato” le aziende, che in un momento così disruptive avrebbero avuto la necessità di cambiare e mutare con più velocità.

Da questo punto di vista, non esiste niente di più attuale dell’outplacement. Uno strumento in grado di comprendere qual è la domanda di lavoro e creare percorsi di ricollocazione, facendo un’analisi delle competenze per comprendere in quali settori il lavoratore può essere più utile. “Per facilitare l’utilizzo di questo strumento è fondamentale avere un dialogo tra pubblico e privato” aggiunge Pechy. “L’outplacement è uno strumento il cui sostentamento economico deriva esclusivamente dalle aziende. Dialogando con Parlamento e Camera dei Deputati, stiamo avanzando alcune proposte affinché il suo utilizzo venga agevolato. Siamo in guerra contro la disoccupazione e bisogna usare tutti gli strumenti a disposizione: c’è la cassa integrazione, ci sono le politiche attive, ma bisogna necessariamente considerare anche l’outplacement”.

Di questo e di altri temi si è parlato nell’intervista a Forbes Leader che si può trovare qui di seguito.