Amplifon fa shopping in Australia. E il titolo recupera dopo la polemica di Joe Biden sul prezzo degli apparecchi acustici

Enrico Vita, ceo di Amplifon
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Amplifon reagisce subito agli attacchi di Joe Biden all’industria degli apparecchi acustici e posiziona un altro tassello della sua politica di acquisizioni internazionali. L’ultimo affare in ordine di tempo arriva dall’Australia, dove l’azienda guidata da Enrico Vita ha sottoscritto un accordo definitivo per l’acquisizione di Bay Audio Pty Limited da Peter e Anya Hutson, già fondatori di Bay Audiology in Nuova Zelanda, e da altri azionisti di minoranza. Si tratta di un’azienda che ha chiuso il 2020 con 63 milioni di euro di fatturato e ha un network di 100 punti vendita in centri commerciali premium sulla costa orientale del Paese. L’operazione ha un valore complessivo di 340 milioni di euro e, ha detto lo stesso ceo di Amplifon, “rappresenta un’ulteriore pietra miliare nella nostra storia ed è perfettamente allineata al nostro modello di crescita e alla nostra strategia di M&A”.

Solo pochi giorni prima, invece, era stato annunciata una joint venture con il principale retailer nell’area di Zhejiang e nel sudest della Cina. Amplifon detiene il 51% del sodalizio, mentre il partner locale, operatore specializzato con sede ad Hangzhou, detiene il restante 49%. Il titolo dell’azienda con sede a Milano, quotata a Piazza Affari e inclusa nel Ftse Mib, ha reagito bene alla notizia e nella mattinata del 12 luglio ha sfiorato un progresso del 3%. Una netta ripresa, dopo che venerdì era stata una giornata difficile (-6%) in seguito alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il quale si era scagliato contro le aziende di apparecchi acustici, poiché secondo lui applicherebbero prezzi troppo alti. Il capo della Casa Bianca ha detto quindi di voler intervenire per togliere l’obbligo di rivolgersi a un medico o a uno specialista per ottenere gli apparecchi, cosa che a suo dire va a svantaggio di alcune aziende e porta a un aumento dei prezzi sul mercato.

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Al di là di questa parentesi, Amplifon ha iniziato il 2021 nel migliore dei modi con un primo trimestre archiviato con 440,9 milioni di ricavi e un giro d’affari in crescita del 21,3% rispetto a quanto osservato nello stesso periodo dell’anno precedente. Anche l’utile netto ha superato i 25 milioni sui poco più di 5 di un anno fa. Numeri che sono stati commentati positivamente da Vita, ospite negli studi di Forbes Leader: “Dietro questa performance, da una parte ci sono risultati positivi che abbiamo ottenuto di anno in anno. Dall’altra, credo che ci sia stata anche una relazione positiva e trasparente che abbiamo voluto instaurare con la comunità finanziaria”. Per la fine di quest’anno, inoltre, la guidance complessiva promette numeri di tutto rispetto: “Prevediamo di agganciare un risultato prossimo ai 2 miliardi di euro di fatturato, con un incremento significativo della profittabilità, cosa che rende questi numeri già molto superiori a quelli che avevamo prima della pandemia”.

Per gli anni a venire, invece, Amplifon punta molto sullo shopping. “Il nostro modello di sviluppo”, ha detto Vita, “abbina crescita organica, parametro importante per verificare quanto stiamo facendo bene sul mercato, e una crescita per acquisizioni. In effetti, tutta la storia di Amplifon è caratterizzata da acquisizioni anche molto importanti”. Il ceo aveva detto di volersi focalizzare in questo senso su Europa, tra Francia e Germania, gli Stati Uniti e, tra le nuove geografie, anche la Cina, mercato ritenuto interessante per il trend d’invecchiamento in atto della popolazione e, soprattutto, perché attualmente ancora non conosce leader. La joint venture appena ufficializzata in Cina e la fresca acquisizione in Australia, quindi, potrebbero essere solo i primi passi di una campagna acquisti ancor più ambiziosa.