I gemelli Winklevoss sfidano ancora Zuckerberg: hanno raccolto 400 milioni per il loro metaverso

Cameron Tyler Winklevoss
Tyler Winklevoss (a sinistra) e Cameron Winklevoss(foto Joe Raedle/Getty Images)
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Dopo avere finanziato di tasca propria per sette anni Gemini, il loro impero di criptovalute, Tyler e Cameron Winklevoss sono in procinto di firmare gli ultimi documenti per il loro primo round di finanziamento: un investimento da 400 milioni di dollari che valuta la società madre newyorkese, Gemini Space Station Llc, 7,1 miliardi di dollari. Se l’epica competizione tra i gemelli e l’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, era uno scenario del tipo tartaruga contro lepre, sembra che ora le cose stiano cambiando.

Ci si aspetta che, dopo il finanziamento, i fratelli mantengano il 75% della società. Il loro patrimonio complessivo arriverà così quasi a raddoppiare, passando dai 6 miliardi di dollari di aprile ai 10,5 miliardi di oggi. Guidato dal gigante della gestione di capitali Morgan Creek Digital, con la partecipazione della società di venture finance decentralizzata ParaFi Capital e da altri, l’investimento pone le basi per una possibile resa dei conti finale non soltanto tra i gemelli e il loro acerrimo rivale Zuckerberg, ma anche tra l’idea stessa dei cosiddetti Walled Gardens, in cui aziende come Facebook possiedono e traggono profitto dai dati degli utenti, e un futuro libero e open source.

Preparando il terreno per lo scontro, il mese scorso dozzine di startup blockchain hanno raccolto un totale di oltre 4 miliardi di dollari per demolire le difese esterne dei suddetti Walled Gardens, costruendo una versione virtuale, olografica e in realtà aumentata di internet chiamata metaverso, su cui chiunque può costruire (e monetizzare). Il tutto mentre Facebook, Epic Games e altri colossi della tecnologia preparano un contrattacco per garantire che i miliardi di persone che già creano valore per gli azionisti delle loro aziende possano continuare a farlo.

“In questo momento, in termini di tecnologia ci sono due percorsi paralleli”, afferma Cameron Winklevoss, 40 anni, dalla sua casa in California. “C’è un percorso centralizzato, come quello Facebook o Fortnight, che è a un passo dall’essere un metaverso, e va benissimo. Ma c’è un altro percorso, che è il metaverso decentralizzato, ed è questo in cui riteniamo ci siano una maggiore scelta, indipendenza e opportunità. E c’è una tecnologia che protegge i diritti e la dignità degli individui”.

Nell’ambito dell’aumento di capitale, equivalente approssimativamente a una serie D, la newyorkese Morgan Creek ha contribuito con 75 milioni di dollari e il socio accomandatario Sachin Jaitly è diventato il terzo membro del consiglio di amministrazione di Gemini. Gli altri sono Tyler e Cameron. Altri investitori che dovrebbero partecipare a quello che si configurerebbe come il quarto maggiore aumento di capitale nella storia delle criptovalute includono la Marcy Venture Partners del rapper Jay-Z, la WnderCo dell’ex presidente Disney Jeffrey Katzenberg, la Commonwealth Bank of Australia, la società di private equity 10T, la società di consulenza per family office Newflow Partners, United Talent Agency, Jane Street, K5 Global, Pantera, VanEck e BoostVC.

Non è la prima volta che i due fratelli si scontrano con Zuckerberg. Cresciuti a Greenwich, nel Connecticut, i due, che hanno partecipato come vogatori alle Olimpiadi del 2008, sono diventati famosi nel 2010 con l’uscita nei cinema di The Social Network. Il film, diretto da David Fincher, racconta come i Winklevoss avessero incaricato il loro compagno di classe Mark Zuckerberg di creare un social network destinato agli studenti universitari. Dopo una lunga battaglia legale, incentrata in gran parte sulla questione di chi avesse fondato Facebook, i due fratelli si erano accordati nel 2011 per quello che all’epoca sembrava una misera cifra: 65 milioni di dollari tra azioni Facebook e contanti. Nel 2013 i fratelli hanno speso circa 11 milioni per acquistare quello che all’epoca era stimato essere l’1% di tutti i bitcoin esistenti. Per quanto riguarda la loro nuova passione per gli scambi autorizzati nel selvaggio West delle criptovalute, si sono distinti attirando investitori accreditati e istituzionali che cercano di seguire le legge alla lettera.

Oggi il fatturato annuo di Gemini, che ha sede a New York, è aumentato del 600% rispetto allo scorso anno e l’azienda è sulla buona strada per diventare redditizia entro la fine del 2021. Sebbene non divulghi i numeri effettivi delle entrate, la società dice che il segmento più grande è lo scambio di criptovalute Gemini, che addebita ai trader attivi lo 0,6% per transazioni inferiori a 500mila dollari e meno per importi maggiori; lo 0,4% su 30 miliardi di dollari di asset in custodia; e una commissione media di circa l’1% per prendere in prestito 40 diverse criptovalute. Cameron afferma che l’azienda, che ha 600 dipendenti e uffici a Londra e Singapore, arriverà entro il prossimo anno a 1000 dipendenti. 

A questo punto la storia inizia a ripetersi. In quella che sembrerebbe una sfida all’azienda dal nome astrologico dei due fratelli, il loro ex dipendente ad Harvard, Zuckerberg, ha lanciato Libra, un suo tentativo di capitalizzare la tecnologia blockchain sottostante ai bitcoin, nel 2019. Un consorzio di potenziali utenti di criptovalute, tra cui Mastercard, PayPal, Stripe e Visa, si è brevemente impegnato a sviluppare una tecnologia che legasse la criptovaluta libra a un paniere di valute nazionali, tra cui il dollaro statunitense e la sterlina britannica. Poco dopo l’annuncio, tuttavia, il gruppo si è in gran parte sciolto a seguito dell’apprensione dei legislatori statunitensi per un’iniziativa guidata da una società che ha venduto in modo così controverso la sua influenza sul comportamento dei suoi utenti.

Mesi dopo il lancio di Libra da parte di Zuckerberg, Tyler e Cameron hanno di nuovo tracciato un sentiero destinato a essere seguito dal re dei Walled Gardens. Nel terzo atto di questa storia, svoltosi nel novembre 2019, i fratelli hanno acquistato l’exchange di non-fungible token (nft) Nifty Gateway, un mercato per beni allora quasi sconosciuti che ora sono gli elementi costitutivi del metaverso, aiutando ad accumulare valore per oggetti digitali altrimenti facilmente copiabili. L’acquisizione è avvenuta quando il settore gestiva un volume inferiore a 2 milioni di dollari ogni trenta giorni. Secondo il sito di dati NonFungible.com, in seguito è esploso fino a un massimo di 3,7 miliardi di dollari in 30 giorni a settembre e 1,8 miliardi di dollari oggi.

Ironicamente per i fondatori, che affermano di costruire un mondo che superi i Walled Gardens, Nifty segue un percorso simile a Gemini, che ha cercato di creare servizi di investimento di criptovalute per investitori conformi, esaminando a fondo i creatori di nft autorizzati sul posto. “La decentralizzazione è uno spettro”, dice Cameron. “Vogliamo continuare a muoverci verso l’empowerment. Ma bisogna pur iniziare da qualche parte”. Si scopre che questa filosofia non è esente da rischi.

Per quanto la promessa di migliaia di miliardi di dollari in adozione istituzionale continui a essere la loro stella polare, exchange meno esperti, spesso con meno licenze, stanno per ora vincendo la scommessa. Gemini è solo l’11° exchange al mondo secondo il sito di dati CoinGecko. Tra questi, il nuovo arrivato Ftx ha appena raccolto 900 milioni di dollari e ottenuto una straordinaria valutazione di 18 miliardi. Analogamente, Nifty non appare nemmeno in una lista dei maggiori exchange nft. È più vicino alla discrezione di Sotheby’s che all’apertura di eBay.

Oltre agli investimenti personali nel metaverso attraverso Winklevoss Capital, più della metà del portafoglio di Gemini Frontier Fund, lanciato di recente, è costituito da aziende legate a questo spazio in espansione. Altri 35 milioni di dollari sono stati accantonati dall’aumento di capitale per investimenti futuri. I Winklevoss hanno già acquistato partecipazioni nelle società nft Alethea AI, con sede a Singapore, in Recur, azienda con sede in Florida, Somnium Space, startup del metaverso con sede a Praga, e in una prima versione del metaverso, chiamata The Sandbox (Sand), sviluppata da Animoca Brands e con sede a Hong Kong, per 2,2 miliardi di dollari. Tra il 27 ottobre e il 18 novembre, il prezzo di Sand è aumentato del 413% e si è attestato a 3,94 dollari.

Nell’ambito dell’affare Sandbox, i fratelli hanno anche comprato un appezzamento di terreno virtuale su cui sperano di costruire la prima di molte sedi virtuali, simili a un sito web, ma in tre dimensioni. “Invece di costruire filiali bancarie in mattoni e malta nel meatspace“, afferma Tyler, riferendosi in modo gergale al mondo reale in cui viviamo realmente, “costruiremo un’esperienza Gemini in diversi metaversi, dove è possibile entrare in Gemini e commerciare, ma in uno spazio immersivo piuttosto che sul telefono”.

Invece del modello fondato sulle pubblicità, che si è dimostrato così redditizio per le aziende di social media (e terreno fertile per disinformazione e influenza politica), la maggior parte dei metaversi richiederà piccole quantità di criptovaluta, simile al “gas” utilizzato per eseguire altre applicazioni decentralizzate. Anche se i modelli per realizzare ricavi prolifereranno sicuramente, a una maggiore domanda di questi token corrisponderà un prezzo maggiore, aumentando il valore della stessa valuta posseduta ora dagli utenti. Tutto questo permetterà alla ricchezza di accumularsi nelle mani degli utenti piuttosto che in quelle degli azionisti.

Dal momento che la valuta di queste reti cresce a un tasso fisso e che i beni, come un nuovo paio di scarpe digitali, una spada fiammeggiante o il proprio avatar, possono essere tracciati ed emessi come non-fungible token su blockchain pubbliche e trasparenti, gli utenti hanno una maggiore certezza che il mercato dei loro beni digitali non sarà inondato, oltre che la libertà di portare i loro nft altrove. Tra i primi concorrenti della blockchain ci sono Decentraland e The Sandbox, che girano su Ethereum, Upland, che gira sulla blockchain Eos, e Victoria Vr, che dovrebbe essere lanciato presto su Ethereum e fare perno su una blockchain di sua progettazione.

Se tutto questo suona un po’ troppo fantascientifico, è bene ricordare, oltre ai miliardi di dollari raccolti negli ultimi mesi, anche il fatto che gli attuali leader del settore del massively multiplayer online gaming (mmog) si stanno spostando verso il metaverso. In particolare, Epic Games, azienda con sede nella Carolina del Nord, ha già adottato un modello di business simile vendendo la sua valuta digitale v-bucks per comprare accessori e armi da gioco. In aprile l’amministratore delegato di Epic, Tim Sweeney, ha annunciato un round di finanziamento da un miliardo di dollari per espandersi nel metaverso. Secondo il sito di analisi del settore StrategyR, il settore mmog è destinato a raggiungere i 55,7 miliardi di dollari entro il 2027. E in un recente rapporto Sweeney ha definito il metaverso un’opportunità “multimiliardaria”.

Per non essere da meno, Zuckerberg ha seguito nuovamente le orme dei suoi vecchi datori di lavoro dei tempi del college. Nell’ottobre 2021 ha ribattezzato Facebook con il nome di Meta. Per quanto i dettagli siano ancora scarsi, Zuckerberg sembra seguire ancora una volta un percorso simile a Libra, che, pur rilasciando un codice aperto su cui chiunque può costruire, permette solo a poche aziende di monetizzare direttamente. In una lettera aperta Zuckerberg ha dichiarato che “il metaverso non sarà creato da una sola società. Sarà invece costruito da creatori e sviluppatori, che realizzeranno nuove esperienze e oggetti digitali interoperabili e sbloccheranno un’economia creativa molto più ampia”. Microsoft (2.500 miliardi di dollari di valore) e Nvidia (731 miliardi di dollari) hanno rapidamente seguito l’esempio con le loro visioni di metaverso. 

Secondo il nuovo membro del consiglio di amministrazione di Gemini, Sachin Jaitly, la differenza tra questi e altri sforzi guidati da startup realmente open source è che, mentre le big tech stanno cercando di evitare l’obsolescenza, i Winklevii stanno investendo in aziende che considerano quelle stesse big tech già ridondanti. Jaitly ha investito in precedenza nella società di cripto mutui Figure di Mike Cagney e nel fornitore di infrastrutture blockchain Blockdaemon. Afferma che molti stanno “perdendo l’occasione” di permettere agli utenti di possedere le loro identità e spostare oggetti digitali ovunque online. “C’è qualcosa di vero e puro nell’avere l’autenticità e l’originalità di qualcosa. E che quel qualcosa sia fisico o virtuale è irrilevante”, afferma Jaitly. “Si stanno solo perdendo quella che penso sarà la creazione di un’enorme quantità di valore”.

Mentre Zuckerberg continua a seguire i Winklevii in un settore dopo l’altro, all’inizio di quest’anno i due fratelli hanno chiuso il cerchio facendo il loro primo investimento direttamente in un social network. E sembra che sia solo l’inizio. A settembre, Winklevoss Capital ha partecipato a un investimento da 200 milioni di dollari nella Blockchain DeSo, abbreviazione di decentralized social (social decentralizzato). Il token è stato comprato anche dal fondatore del gigante dei social media Reddit, Alexis Ohanian, dalla società di venture capital Andreessen Horowitz e da altri 44mila potenziali utenti.

In un settore in cui la quantità di persone raggiunte è direttamente correlata al valore, Facebook, Twitter, LinkedIn, Reddit e la maggior parte degli altri social network tradizionali hanno quello che sembra essere un vantaggio insormontabile. Per ora, rappresentano l’epitome dei Walled Gardens. DeSo spera di risolvere questo problema costruendo un’infrastruttura condivisa su cui chiunque può creare un proprio social network. Ci sono già 150 progetti in costruzione sulla blockchain, tra cui 8 social network, e – indovinate un po’ – un metaverso. “È molto facile individuare i problemi con le reti e gli spazi sociali esistenti. Ma non sono state avanzate molte soluzioni”, afferma Tyler. “Crediamo che il mondo delle crypto offra questo, quindi continueremo a cercare di investire attraverso Gemini Frontier, o magari anche di costruire”. 

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