Come Rina sta studiando nuove tecnologie per ridurre le emissioni legate ai trasporti marittimi

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Brandvoice tratto dal numero di gennaio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

L’impegno nel progetto di sviluppo della prima nave al mondo alimentata ad ammoniaca o metanolo, un laboratorio per testare le nuove tecnologie legate all’idrogeno e nuovi materiali per lo stoccaggio. Queste sono solo alcune delle iniziative che Rina, multinazionale di ispezione, certificazione, classificazione navale e consulenza ingegneristica, ha messo in campo per combattere il riscaldamento globale.

La partita, del resto, è appena cominciata: nel tentativo di evitare pericolosi cambiamenti climatici, i governi di quasi 200 paesi hanno firmato l’accordo di Parigi con l’obiettivo di tenere l’aumento del riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. La più recente legge europea sul clima si è quindi posta a sua volta l’obiettivo di riduzione interna netta delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 e dell’obiettivo di neutralità climatica al 2050.

Il settore dei trasporti è senza dubbio uno dei protagonisti di questa sfida: basti pensare al comparto marittimo, responsabile del trasporto del 90% delle merci a livello globale. Seppur fortemente regolato e tra i settori che sono in continuo cambiamento per la spinta alla maggiore compatibilità ambientale. Una nave ormeggiata a un molo, infatti, può produrre in un solo giorno tanta Co2 quanto 20 auto di medie dimensioni in un anno. Per questo, l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), l’agenzia per il settore marittimo dell’Onu, ha definito una strategia per ridurre l’intensità media di carbonio del 40% entro il 2030 e le emissioni complessive di Co2 del 50% entro il 2050.

Nel considerare il trasporto marittimo, tuttavia, non ci si può limitare alle navi. Si devono considerare anche porti e infrastrutture portuali. Questi ultimi sono risorse strategiche, destinate a crescere di importanza con l’aumento della popolazione globale e dei traffici commerciali. Un sistema porto in cui si includono anche le attività di movimentazione merci, celle frigorifere, reti per la fornitura continua di energia o riscaldamento degli edifici, oltre al trasporto su strada e su rotaia può essere un’importante fonte di emissioni.

La decarbonizzazione dei porti, così come la riduzione delle emissioni prodotte dalle navi, sarà graduale e dovrà partire in primo luogo da azioni di efficientamento attraverso tecnologie che già esistono. “Il riscaldamento globale una sfida da vincere per le generazioni future”, ha dichiarato Ugo Salerno, presidente e ad di Rina. “Per farlo è necessario mettere in campo tutte le tecnologie a nostra disposizione: da quelle che già conosciamo per aumentare l’efficienza e lavorare in modo complementare e veloce a quelle che non sono ancora del tutto mature”.

Per quanto riguarda le tecnologie esistenti, l’azienda ha infatti studiato con Wartsila, un layout innovativo per la propulsione delle navi porta rinfuse e tanker basato sull’utilizzo di motori dual-fuel a quattro tempi, associati a un piccolo generatore, in sostituzione dei tradizionali due tempi. Questa soluzione utilizza tecnologie già esistenti, ma ripensate per consentire una maggiore efficienza del naviglio riducendo consumi ed emissioni.

Attraverso le navi alimentate con gas naturale liquefatto (gnl), già collaudate e in circolazione da alcuni anni, sarà possibile mitigare la maggior parte delle emissioni di inquinanti prodotte dal trasporto marittimo come zolfo, ossidi di azoto e particolato. Ma non quelle di Co2: la massima riduzione teorica dei gas serra raggiungibile sarebbe solo del 20% rispetto all’olio combustibile pesante, pertanto, bisognerebbe ricorrere alla cattura della Co2 sia in navigazione che in porto. Uno scenario attraente, ma poco probabile. Per questo la ricerca su tutte le tecnologie possibili resta fondamentale sul lungo periodo.

In questo contesto, le aziende, l’industria e la ricerca dovranno avere un dialogo sempre più fitto e i confini tra settori saranno sempre più sfumati. Realtà come Rina, che operano nel comparto dell’energia, marine, dei trasporti, delle infrastrutture e dell’industria, hanno la possibilità di potenziare la competenza maturata in un ambito trasferendola a un altro. L’azienda sta, infatti, applicando il technology trasfer dal settore energetico, in cui studia la compatibilità della rete gas esistente all’idrogeno, al settore dei trasporti. In questo contesto, sono state avviate collaborazioni con player come il Shanghai Merchant Ship Design & Research Institute per lo sviluppo della prima nave al mondo che potrà essere alimentata con metanolo o ammoniaca, e con il progettista Marine Engineering Services su tre diverse navi chimichiere che saranno alimentate con il metanolo, con il gnl dual-fuel, ma ‘ammonia-ready’ (ovvero che potrà essere convertita in futuro per l’alimentazione ad ammoniaca) e con il gnl dual-fuel, ma ‘Lpg ready’ (cioè convertibile in unità alimentata a gpl).

Ma il vantaggio ottenuto da navi a zero emissioni potrebbe essere perso se non si agirà sui porti, le cui infrastrutture dovranno essere modernizzate. L’elettrificazione di questi sistemi, detta cold ironing, rappresenta una soluzione tecnologicamente matura che riduce le emissioni delle navi in porto collegandole alla rete elettrica. Attualmente, questa soluzione trova un limite nella scarsa disponibilità di energia rinnovabile e nel costo dell’energia elettrica. Ma sistemi di cold ironing esistono già nei porti di Los Angeles, Marsiglia, Amburgo e Göteborg.

Vettori energetici particolarmente puliti per tutte le applicazioni di trasporto marittimo e per l’alimentazione di sistemi logistici terrestri sono l’ammoniaca e l’idrogeno. Quest’ultimo può immagazzinare grandi quantità di energia, emettendo solo l’acqua, sia quando viene utilizzato come combustibile che nelle celle a combustibile e, in futuro, sarà possibile produrre idrogeno verde da energia rinnovabile ottenuta per elettrolisi. In questo ambito Rina è impegnata nell’abilitare nuove tecnologie dell’idrogeno sperimentando su materiali innovativi grazie a un laboratorio in grado di testare i materiali per lo stoccaggio e il trasporto a pressioni fino a mille bar.

Il Porto di Valencia sarà il primo in Europa a utilizzare l’idrogeno nelle sue operazioni e prevede l’installazione di una stazione di idrogeno mobile per alimentare mezzi per la movimentazione di container. Nell’ambizioso scenario di azzeramento delle emissioni di Co2 entro il 2050, i porti si configurano come i luoghi più adatti per avviare la transizione energetica poiché da essi origina una contaminazione positiva delle infrastrutture collegate come città, industrie, sistemi di trasporto e logistica. L’infrastruttura portuale italiana ha la possibilità di giocare un ruolo strategico e un processo d’innovazione deve essere avviato e sostenuto per superare alcune criticità. È fondamentale, quindi, identificare una roadmap per la transizione verde coordinando gli interventi sulla filiera della decarbonizzazione e aziende multi-settoriali come Rina potranno svolgere un importante ruolo di integratori di sistema. Grazie al supporto di finanziamenti nazionali ed europee, le innovazioni digitali e green realizzate renderanno le infrastrutture portuali italiane più competitive e attrattive.

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