Shein verso l’Ipo: il TikTok dell’e-commerce potrebbe presto quotarsi a Wall Street

Shein
(shutterstock)
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Dopo mesi di speculazioni si torna a parlare della possibile, e ora sempre più vicina, quotazione in Borsa di Shein. A rivelare i piani di listing a New York è un articolo di Reuters. L’agenzia di stampa britannica parla anche di un possibile cambio di cittadinanza del suo fondatore, l’imprenditore Chris Xu, per aggirare le regole più severe delle Ipo fuori dalla Cina. L’offerta pubblica iniziale, se perfezionata, porterebbe al primo accordo azionario di una società cinese negli Stati Uniti.

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La tecnica real-time retail di Shein

Fondata nel 2008, l’azienda con sede a Nanchino è un sito di abbigliamento low cost che deve il suo successo a poche ma vincenti (almeno in termini di fatturato) regole: nessuna spesa esterna, politica di controllo aggressiva dei comportamenti dei consumatori attraverso lo sfruttamento dei big data (usa algoritmi e analisi dei dati per intercettare i trend in rete) e una produzione di massa che prevede il rilascio di 500 nuovi capi al giorno coprendo oggi più di 220 Paesi. Una “tecnica” che l’esperto di tecnologia cinese, Matthew Brennan, ha definito real-time retail.

Ad apprezzarne il modello è soprattutto la generazione Z alla quale, forse, Shein deve il merito di essere diventata a maggio dello scorso anno l’app di shopping più scaricata su Android e iOS negli Stati Uniti, spodestando persino Amazon.

Shein
Dalla pagina web shein.it

Un pubblico quindi giovanissimo, che il sito NoBoring lo ha definito il nuovo “TikTok dell’e-commerce”, con una gestione totalmente in-house che dal 2008 a oggi ha permesso alla società di mettere a segno un aumento del fatturato del 100% e di toccare nel 2021 la cifra di 15,7 miliardi di dollari rispetto ai 10 miliardi dell’anno precedente. Dopo aver raccolto 500 milioni di dollari nel 2019 da Sequoia China e Tiger Global, la sua valutazione è lievitata a 15 miliardi di dollari mentre oggi potrebbe valere fino a 50 miliardi.

Chi è il misterioso fondatore

Dietro Shein c’è la visione del suo fondatore e attuale ceo Chris Xu. Poche le informazioni su di lui in rete, laurea alla alla Washington University che, come spiega bene Forbes, nel 2012 ha rinunciato alla sua attività di abiti da sposa per acquisire il dominio Sheinside.com. Il cambio di nome in Shein arriva solo nel 2015 e da quell’anno ha inizio il processo di internazionalizzazione con l’arrivo delle prime piattaforme online in Europa, Medio Oriente, Australia e Stati Uniti. Nel 2017 rinnova il sito con una grafica più pulita, nel 2018 aggiunge i costumi da bagno. Negli ultimi due anni ha cominciato a vendere anche vestiti da uomo, da bambino e per taglie forti.

Tra i colossi del fast fashion, intanto, lo scenario di mercato si fa sempre più competitivo. A ottobre dello scorso anno anche Alibaba, colosso di Jack Ma, è corso ai ripari lanciando la sua nuova piattaforma di e-commerce AllyLikes, che già dalla homepage del sito sembra richiamare in maniera neanche troppo velata il modello di business del rivale.

Quella di Shein non è stata però un cammino privo di ostacoli. Come hanno riportato numerose fonti di stampa, qui quella di Insider, a luglio la società è stata condannata per aver messo online un ciondolo a forma di svastica, scusandosi poi con un tweet, e per aver usato dei simboli sacri nella religione musulmana per decorare dei tappeti, come scrive la BBC. Mentre in India è stata una delle app cinesi bloccate per motivi di sicurezza.

Sarà in grado Shein di ripulire la sua immagine?

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