Anche Snap in crisi: il titolo crolla del 30%. A quale Big tech toccherà ora?

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(foto Drew Angerer/Getty Images)
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Questo articolo è apparso su Forbes.com

articolo di Abram Brown apparso su Forbes.com

Ieri sera, il titolo Snap è crollato a Wall Street e molto probabilmente non sarà l’unica azienda tecnologica a vedere le sue azioni al ribasso nei prossimi mesi. 

Meno di tre settimane fa, dopo aver pubblicato le linee guida per il secondo trimestre, Snap adesso sta rivedendo il tiro, affermando che si aspetta che sia le vendite che i profitti rimangano al di sotto delle stime iniziali, a causa di “un contesto macroeconomico che è andato incontro a una contrazione più dura e più veloce del previsto”, ha dichiarato la in un nuovo deposito della SEC .

Già scossi dal continuo calo del titolo delle ultime settimane, gli investitori hanno quindi deciso, nel trading after-hour, di vendere immediatamente le proprie azioni in possesso. Facendo crollare Snap di oltre il 30%, con le azioni che sono scese fino al prezzo di 15,80 dollari per azioni. Un prezzo che costringe l’azienda a rinunciare a quasi tutti i guadagni  ottenuti durante la pandemia, momento in cui gli utenti hanno deciso di utilizzare app come Snapchat per passare il tempo, aumentando così le fortune di aziende come Snap e sue concorrenti.  

Si apre quindi una storia con due versioni molto importanti da evidenziare. Partendo da quella macro, che è probabilmente la più importante, è possibile evidenziare che Snap non è l’unica azienda che fa affidamento sui ricavi ottenuti dalla pubblicità digitale per far crescere il proprio portafoglio. Anzi, tutt’altro. E lo vediamo con Alphabet e Meta, tanto per fare alcuni esempi. Quindi, l’avvertimento di Snap sulle entrate e sui profitti probabilmente deve essere inserito in contesto più ampio. In cui risulta come un campanello d’allarme per tutte quelle aziende che stanno navigando nelle difficoltà del secondo trimestre e che potrebbero mostrare delle sofferenze quando riporteranno i dati ufficiali tra luglio e agosto. Facendo scattare la luce rossa proprio su questo fronte, come già fatto notare, nella giornata di ieri, dal sentiment di coloro che investono in aziende tecnologiche. 

Per esempio, nell’after hours, le azioni Meta sono scese del 7%, quelle di Alphabet del 3,6%, quelle di Pinterest dell’11,9%, e quelle di Twitter del 3,9%. Aspetto, quest’ultimo, che potrebbero avere delle ripercussioni importanti, perché il lupo Elon Musk è pronto a contrattare sul prezzo per l’acquisizione dell’azienda. Dato che il 14 aprile ha offerto 54,20 dollari per azione e ora Twitter scambia a 36,45 dollari per azione. Senza dimenticare che se Twitter si rifiuta di negoziare e Musk contestualmente decide di tirarsi indietro (ipotesi ancora plausibile) Twitter si ritroverà in un mercato da moderatamente a gravemente depresso per il mondo degli annunci e il prezzo delle sue azioni sarebbe notevolmente inferiore a quello che Musk era disposto a pagare. Peggiorando di fatto la sua situazione. 

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E se tra i marketer gli annunci pubblicitari non sono più la priorità, tuttavia saranno diverse le Big Tech che riusciranno a far bene, nonostante il calo delle loro azioni previsto per i mesi. Ed è anche facilmente intuibile chi rientra in questa categorie: quelle aziende che spendono tanti soldi, ma contestualmente portano a casa enormi profitti. Due elementi che permettono a queste società di ammortizzare le spese durante i periodi ribassisti, riuscire a passare indenni dalla crisi, e addirittura acquistare altre aziende a un ottimo prezzo di mercato.

Le difficoltà di Snap

Quando si parla di profitti considerevoli però non è il caso di Snap. Ecco perché arriviamo alla seconda versione di questa storia: quella specifica proprio per Snap. È molto probabile, infatti, che la società stia vivendo un momento difficile a causa della diffusa agitazione dei mercati. Aspetto che si è visto anche con Meta, dato che ha un modello di business strettamente correlato ai ricavi pubblicitari, anche se l’anno scorso è riuscita a registrare 39,4 miliardi di dollari di profitti (nello stesso arco temporale, Snap ha perso 488 milioni di dollari). In più, oltre alle difficoltà legate ai trend macroeconomici, Snap sta incontrando diversi problemi con le modiche imposte da Apple al software degli Iphone. Aspetto che ha costretto Snap e altre aziende del settore a dover ripensare alla propria attività di pubblicità digitale, comportando anche una riduzione dei budget previsti per il marketing (Apple, infatti, consente agli utenti di impedire alle app di tracciarli, comportando notevoli problemi per Snap e i suoi inserzionisti che puntavano su questi dati per gli annunci pubblicitari mirati). Già questa situazione era pesata notevolmente sul prezzo delle azioni. Per dare un’indicazione, lo scorso autunno le azioni di Snap avevano raggiunto il livello record di oltre 80 dollari per azione.  

Essendo stata una delle prime società ad annunciare che i dati del secondo trimestre saranno peggiori del previsto, Snap spera di rialzare la testa e salvarsi da un nuovo e importante calo delle sue azioni nei prossimi mesi. Peraltro, Wall Street e gli investitori istituzionali non amano le sorprese al momento della pubblicazione degli utili, e quindi anticipare le cifre potrebbe evitare un crollo ancor più alto. 

Lunedì, in una conferenza di JPMorgan Chase, l’ad Evan Spiegal ha detto che “oggi il contesto macroeconomico è pieno di difficoltà da affrontare”. Ciò dimostra che il modo con cui Snap e altre aziende riusciranno a rispondere a questi venti contrati e la contestuale chiarezza nei confronti di Wall Street e degli altri investitori sui problemi che stanno affrontando sarà chiave. E stabilirà sia chi andrà oltre i propri limiti, sia in quanto tempo Snap riuscirà a risalire. 

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