L’Università americana dell’Idaho avverte i suoi dipendenti: promuovere l’aborto potrebbe essere un reato

università-idaho-aborto
IMAGES GROUP VIA GETTY IMAGES
Share

Questo articolo è apparso su Forbes.com

L’Università dell’Idaho ha inviato un avviso ai dipendenti in cui si afferma che promuovere l’aborto o la contraccezione durante il lavoro potrebbe essere un reato, e che non renderà più disponibili gli anticoncezionali. L’istituto riporta diversi organi di stampa, citando le leggi statali che vietano l’uso di fondi pubblici per l’aborto e la pubblicità di qualsiasi contraccettivo o farmaco legato all’interruzione di gravidanza.

Aspetti principali

  • L’Ufficio di consulenza generale dell’università ha inviato una guida per i dipendenti su come rispettare le leggi statali che regolano l’aborto e la contraccezione, sottolineando che la scuola è “impegnata a operare entro i confini delle leggi”.
  • La guida, pubblicata dalla Boise State Public Radio, afferma che i dipendenti non possono promuovere o praticare l’aborto, fornire consulenza, indirizzare pazienti, dispensare farmaci, fornire strutture, dispensare contraccezione d’emergenza (tranne in caso di stupro), stipulare contratti, pubblicizzare o promuovere “servizi per l’aborto o la prevenzione del concepimento”.
  • La violazione della legge può comportare accuse di reati o crimini, che possono includere fino a cinque anni di carcere, l’obbligo di restituire i fondi statali, il licenziamento e l’esclusione da futuri impieghi.
  • L’università ha citato la legge statale No Public Funds for Abortion Act, promulgata nel maggio 2021, che proibisce l’uso di fondi statali per promuovere o praticare aborti. La legge include disposizioni specifiche che stabiliscono il divieto di utilizzo delle tasse scolastiche per pagare le interruzioni di gravidanza o fornire consulenza a favore di queste pratiche.
  • Come scritto nel documento, la scuola non fornirebbe alcun tipo di “anticoncezionale standard”, vista l’incertezza sui parametri di una legge statale che proibisce a chiunque di pubblicizzare o fornire informazioni su “qualsiasi medicina o mezzo per facilitare l’aborto o per prevenire il concepimento”.
  • L’Università dell’Idaho non ha ancora risposto alla richiesta di ulteriori chiarimenti.

Dichiarazioni importanti

“In questo panorama giuridico nuovo e in evoluzione, le modalità di applicazione di queste leggi non sono ancora chiare”, si legge nella guida. “Di conseguenza, l’università e i dipendenti devono essere consapevoli dei potenziali rischi e delle sanzioni associate a comportamenti che potrebbero essere percepiti come una violazione delle leggi”.

Le critiche

“La nuova politica dell’Università dell’Idaho è solo l’ultimo esempio di leggi che minacciano di privarci di ogni controllo sull’assistenza sanitaria riproduttiva”, ha dichiarato lunedì Rebecca Gibron, ad di Planned Parenthood Great Northwest, Hawai’i, Alaska, Indiana, Kentucky.

Le leggi citate nel documento dell’università sono separate da un divieto di aborto nello Stato, entrato in vigore ad agosto, che vieta quasi tutti gli aborti, tranne in caso di emergenze mediche. L’amministrazione Biden ha fatto causa all’Idaho per il divieto e ha limitato con successo una parte della legge, che prevede che gli aborti possano essere praticati anche in caso di emergenze mediche non pericolose per la vita.

Sullo sfondo

La guida dell’Idaho arriva mentre le restrizioni all’aborto si sono inasprite in tutto il Paese sulla scia della sentenza della Corte Suprema Roe v. Wade. Oltre all’Idaho, anche il North Dakota ha emanato una legge che vieta alle università statali di utilizzare fondi per promuovere o praticare l’aborto, oltre alle scuole interessate dai divieti che mettono fuori legge la procedura e la dispensazione di farmaci abortivi.

I divieti all’aborto hanno suscitato il timore che l’accesso agli anticoncezionali e ai contraccettivi d’emergenza come il Plan B ne risenta, a seconda delle proposte di legge anti-aborto. La nuova proliferazione di restrizioni a livello statale potrebbero influenzare le decisioni degli studenti di iscriversi alle università negli Stati in cui l’aborto è vietato.

Un sondaggio NBC News/Generation Lab pubblicato ad agosto ha rilevato che il 30% degli studenti in arrivo al secondo anno di università prenderebbe in considerazione l’idea di cambiare scuola se lo Stato in cui si trovano non consentisse l’aborto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.