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Come questo imprenditore ha lanciato un brand che dialoga con le emozioni dei giovani

Dopo diverse esperienze imprenditoriali, nel 2017 Paolo Zucchi ha lanciato il marchio AIEM, oggi popolarissimo tra i giovani. In questa intervista ci ha raccontato la sua storie e le sue prossime sfide professionali.

Come hai iniziato la tua carriera imprenditoriale?

Ho iniziato nel 2012 dopo la Laurea triennale in Comunicazione preso l’università di Ferrara. Avevo creato con tre amici Cheapmash: un marchio di T-shirt che vendevamo principalmente online grazie a tecniche di ottimizzazione di Instagram, che nei primi mesi del 2012 era una novità assoluta in Italia.

Personalmente, mi occupavo dello sviluppo della rete commerciale e customer care. Mi è sempre piaciuto interfacciarmi con le persone, anche con dinamiche professionali non affini alle mie, e cerco di imparare sempre qualcosa da ogni individuo con cui mi relaziono: una parola che non conosco, una visione o un metodo.

    AIEM
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Quando lanci AIEM? Come arriva l’idea?

Ho lanciato il marchio AIEM nel 2017 insieme al mio amico Marco Bernardi, titolare dello showroom 3.0 a Milano. L’idea era quella di riportare sulle T-shirt gli stati d’animo, e sapevo che il pubblico più ricettivo e spendente sarebbe stato quello femminile.

Io mi occupavo della produzione attraverso rapporti consolidati con un’importante azienda di Rimini, mentre Marco vendeva i nostri prodotti in showroom. “Viziata”, “romantica”, “ingestibile”, “paranoica” sono state le prime T-shirt che abbiamo realizzato, e da subito abbiamo riscontrato un grande successo. In pochi mesi, integrando naturalmente molte più grafiche e scritte, avevamo sviluppato una rete commerciale capillare in tutta Italia, vendendo sempre ed esclusivamente un mono-pro.

All’inizio l’offerta riguardava solo le T-shirt, poi decidi di introdurre anche i maglioni. Come mai questa scelta?

A settembre 2019, come naturale estensione di quanto fatto, capisco che le frasi che tanto hanno riscosso successo sulle T-shirt possono essere replicate anche sulla maglieria invernale.

Così, grazie alle indicazioni di un amico, suono il campanello di un maglificio di Poggio Rusco, comune della bassa mantovana. Alla mia richiesta di avviare una produzione di maglioni in lana con le scritte ricamate, il titolare Roberto Monesi accetta. In 3 mesi io e Marco riusciamo a vendere 3410 maglioni di lana ed ad aumentare ancora di più la brand awareness di AIEM.

Roberto Monesi, colpito dal progetto, decide di acquistare le quote di marco e l’anno successivo fondiamo una srl ex novo: nasce la Zumo SRL.

So che hai avviato delle collaborazioni. Ad esempio con “Che fatica la vita da bomber”. Come vi siete conosciuti?

Il mio lavoro mi consente di conoscere tante persone, con le quali oltre al rapporto professionale, si può instaurare talvolta anche un rapporto di amicizia. É il caso di Emanuele Stivala e Fabio Tocco, founder e titolari del marchio Che Fatica La Vita Da bomber. Ci siamo conosciuti per caso ed è nata una bellissima amicizia, che ci consente di collaborare con continuità e reciproca soddisfazione.

Collabori anche con altre realtà?

Ho iniziato a giugno un’ulteriore collaborazione con Webboh: il portale più importante delle nuove generazioni in cui vengono divulgate news su inluencer e nuove tendenze. Realtà come queste possono collaborare con me in 2 modi: io sono loro fornitore e attraverso i miei canali commerciali posso garantire loro i prezzi migliori del mercato, oppure divento loro partner a tuoi gli effetti.

Quest’ultima fattispecie presuppone sia condivisa la strategia e la linea stilistica. Io poi mi occupo della vendita, gestione commerciale, spedizioni e logistica. Entrambe le tipologie di collaborazione consentono alle parti di ottenere risultati soddisfacenti anche nel medio periodo.

So che svolgi anche attività di consulenza, in cosa consiste?

Riguardo le attività di consulenza diciamo che mi piace dare il mio contributo, anche non richiesto talvolta, a tutte le realtà con cui collaboro. Come suggerire strategie commerciali e di comunicazione tese a migliorare i risultati aziendali dei miei clienti. Questa è senza dubbio una parte del mio lavoro che mi permette di esprimere la mia vena creativa.

Per la tua realtà è stato molto importante il digitale. Cosa diresti a quelle aziende italiane che ancora non vogliono abbracciare il cambiamento?

Per la mia realtà è senza dubbio molto importante: mi ha consentito di conoscere e fare conoscere i miei prodotti a una platea infinita di persone. Sono convinto sia uno strumento dal quale, nel 2022, non si possa prescindere per il successo aziendale. Vedo, ahimè, ancora un atteggiamento reticente da parte di tante realtà locali, che non comprendono ancora le potenzialità del digitale. Ma sono convinto sia solo questione di tempo.

Quanto tempo trascorri sui social per lavoro?

Io stesso trascorro molto tempo sui social quotidianamente. Ritengo sia fondamentale per rimanere aggiornati circa tendenze e novità in genere; inoltre, mi è capitato spesso di scoprire sui social realtà o brand interessanti, che poi contatto per imparare qualcosa dalla loro visione.

Quali sono ora i tuoi progetti futuri?

I miei progetti futuri includono lo sviluppo del marchio AIEM e parallelamente un sempre maggiore network con realtà e aziende. Sono molto fiducioso per il futuro, soprattutto perché ho la possibilità di lavorare con ragazzi molto giovani e devo dire che c’è una grandissima percentuale di ragazzi di 18/20 anni davvero in gamba.

Apprezzo il fatto ci siano ragazzi che non ragionano in modo verticale, ma che riescano ad agire con spirito critico e capacità di analisi con larghe vedute. Conosco personalmente ragazzi molto giovani, che riescono a conseguire i primi guadagni con i social, chi grazie a una vena artistica, chi grazie a uno spirito commerciale… Quanto a me, penso potrei fare bene anche in politica. Alla fine, una buona dose di questa si basa sulle relazioni.

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