Contenuto tratto dal numero di settembre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
A Roma, in via della Scrofa, esiste un piatto che vive da 112 anni. Lo dimostrano un contratto siglato il 1 dicembre 1914 e un libro firme che, dal 1927, raccoglie le dediche di chi ha attraversato quella sala per assaggiare il piatto di fettuccine al burro e Parmigiano Reggiano più famoso del mondo: da Ettore Petrolini a Walt Disney, da Mary Pickford a Jimi Hendrix.
Nel mezzo, due guerre mondiali, il boom del turismo internazionale, l’arrivo di Hollywood a Cinecittà e, più di recente, un decreto ministeriale che ha trasformato un archivio privato in patrimonio nazionale. A tenere insieme tutto questo, oggi, è Mario Mozzetti, presidente e ceo di Alfredo alla Scrofa.
Il piatto lo ha creato Alfredo Di Lelio, nel 1914, per aiutare la moglie a riprendersi dopo il parto. Un gesto semplice diventato un simbolo. La svolta arrivò negli anni Venti, quando due star del cinema muto, Douglas Fairbanks e Mary Pickford, in viaggio di nozze a Roma, scoprirono le fettuccine Alfredo e ne restarono folgorati. Tornati negli Stati Uniti, donarono al ristorante un set di posate d’oro, ancora oggi simbolo della mantecatura, e diffusero il mito nella loro cerchia hollywoodiana. Fu così che un piatto romano divenne, decenni prima dei social media, un fenomeno virale ante litteram.
Da trattoria di famiglia a impresa strutturata
Se la nascita appartiene ad Alfredo, l’eredità, dice Mozzetti, la costruisce ogni giorno chi resta. E lui, in quel ristorante, è entrato come cameriere a 22 anni, in un’epoca che descrive senza indulgenza: dura, faticosa, segnata da un percorso familiare complicato e, cinque anni fa, da un grande dolore che lo ha portato a farsi carico da solo dell’intera proprietà.
Il passaggio che Mozzetti rivendica con più orgoglio è quello da trattoria di famiglia a impresa strutturata. Ha registrato ‘Il Mantecatore’ come marchio, codificando un gesto che considera parte integrante dell’identità del piatto, tanto quanto la ricetta stessa. Attorno gravita una piccola grammatica di ruoli: il pettinatore, che tira fuori le fettuccine dall’acqua di cottura come un pettine, e il grattugiatore, che trasforma il Parmigiano Reggiano in polvere per la mantecatura.
Mario Mozzetti, presidente e ceo di Alfredo alla Scrofa.
A questo si affianca un’accademia per formare le nuove generazioni di mantecatori. E, da qualche tempo, di mantecatrici: fino a due anni fa, nessuna donna aveva mai ricoperto questo ruolo. Il tutto si completerà con un’esperienza in realtà virtuale pensata per far vivere la mantecatura anche fuori dal ristorante, in fiera o in catering, e con il Fettuccine Alfredo – The Game, applicazione già disponibile per raccontare il piatto in forma di gioco. Il ceo racconta di farsi guidare dall’ambizione e dalla passione. La sua visione si traduce anche in un ampliamento del locale, con il recupero di cantine storiche e la creazione di una formaggeria dedicata alla stagionatura e alla valorizzazione delle forme di Parmigiano Reggiano.
Proprio il Consorzio del Parmigiano Reggiano è oggi il main partner di Alfredo alla Scrofa: Mozzetti ne è ambasciatore del gusto, e il consorzio sosterrà, insieme alla National Italian American Foundation, il prossimo Tour del Mantecatore negli Stati Uniti: un progetto che partirà da Los Angeles in coincidenza con il 7 febbraio, National Fettuccine Alfredo Day nel calendario americano, per ricostruire il legame diretto tra Roma e il mito che gli Usa hanno costruito attorno al piatto.
Tra tradizione e filantropia
A marzo è arrivato un riconoscimento che va oltre il marketing: la Commissione regionale per il patrimonio culturale del Lazio ha dichiarato l’archivio storico del ristorante — fotografie, libri firme, documenti d’epoca — di interesse storico, ai sensi del codice dei beni culturali. Da quel momento il materiale è tutelato dallo stato, con obblighi di conservazione e vincoli sulla gestione. Per Mozzetti è la conferma di ciò che ripete da anni: quella sala non custodisce solo una ricetta, ma uno spaccato della storia del costume e della cinematografia del Novecento, con un’essenza che definisce “mistica”.
L’ambizione di Mozzetti, però, guarda anche oltre la tradizione: insieme all’European Institute of Innovation for Sustainability sta sviluppando un progetto pluriennale di life cycle assessment per certificare l’impatto ambientale dell’intera filiera del piatto, dalla cottura della pasta alla tavola.
Accanto al racconto commerciale, Mozzetti ha sviluppato anche un filone solidale: da un docufilm realizzato con il Campus Bio-Medico di Roma è nato un visore di realtà virtuale pensato per le pazienti oncologiche in chemioterapia, oggi utilizzato nel reparto con benefici concreti.
Mozzetti descrive se stesso con tre parole: propositivo, sognatore, coerente. E insiste sul fatto che dietro un piatto apparentemente semplice — burro, parmigiano, fettuccine — si nasconde una forza che va oltre la ricetta: “Qui dentro girano tantissime energie. Portare avanti questa storia è un compito che mi riempie d’orgoglio ed è una grandissima responsabilità: è una forza motrice che ti offre ogni giorno lo spunto per salire e che ti spinge sempre ad andare avanti”. Difficile dargli torto: un piatto che sopravvive intatto da 112 anni ha evidentemente qualcosa che nessuna ricetta potrebbe spiegare fino in fondo.
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