Vivere di rendita: 4 passi per farcela

Forbes.it
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Il mare blu davanti, la terraferma dietro, il vento tra i capelli e il sole sulla pelle. Sensazioni vacanziere di un viaggio in barca a vela. O ideale di vita. Dipende da quel che si chiede all’esistenza, perché qui sta tutta la differenza tra accettare di vivere in libertà solo per due settimane l’anno, quando il lavoro lo permette, o sei mesi l’anno, o tutto l’anno, quando lo si desidera. La differenza, in altre parole, tra essere lavoratori o essere, come dicono gli anglosassoni, “retired”.

Che suona molto meglio di “pensionati”. Il retirement non è infatti la pensione come la intendiamo a casa nostra, ma un vero stile di vita, composto da due essenziali fattori: 1. la possibilità di vivere liberi dagli impegni lavorativi, 2. La disponibilità di una rendita sufficiente a garantire il punto 1.

Tale stile di vita può essere raggiunto in tre differenti gradazioni: 1. Il downshifting, ovvero: ridimensionare le proprie esigenze e il proprio tenore di vita, mantenendo, tra gli impegni lavorativi, solo quelli che consentono il minimo introito indispensabile, per dedicare il resto del tempo alle attività che davvero appassionano (e che, magari ma non necessariamente, sono anche redditizie); 2. Il semi-retirement, ovvero una sorta di part time: lavorare sei mesi l’anno, gestendo ad esempio il proverbiale chiringuito sulla spiaggia, organizzando eventi o simili, per poi dedicare i restanti sei mesi a viaggiare, scrivere, o a fare qualunque altra cosa; 3. Il full retirement, ovvero il ritiro definitivo dalle scene lavorative per dedicarsi in pieno alle proprie passioni, detto anche early retirement se si riesce a realizzarlo prima della fatidica età dei 65/67 anni.

Si tratta di soluzioni per tutte le età, ma bisogna avere ben presente che ascoltare il campanello che squilla nella testa: “Adesso basta” (per citare il titolo del famoso libro scritto dal celebre downshifter italiano Simone Perotti) e abbandonare una situazione lavorativa sgradita per riscoprire il vero motivo per cui si è al mondo è tra i desideri il più costoso e va attentamente pianificato. Come fare?

  1. Conoscere se stessi Chiedersi: cosa voglio dalla vita? E cosa serve per ottenerlo? Ci sono figli da mantenere, e in che modo? Ci sono proprietà o un tenore di vita di cui disfarsi, o di cui non si può affatto fare a meno? Dove vivere, metropoli o paese di campagna, mare o montagna, Italia o estero? Da quali rischi – finanziari, di salute – serve tutelarsi? La risposta a queste domande darà la misura di quanto grande dovrà essere il mondo dopo il retirement, delle rendite che sono necessarie ad attuare il progetto ed eventualmente di che tipo di consulenti bisognerà coinvolgere per realizzarlo.
  2. Procurarsi le rendite Una volta compreso che serviranno tot euro l’anno per poter seguire il proprio sogno di vita, occorre immaginare un piano che consenta di accumulare il necessario. Accantonare una quota compresa tra il 10 e il 30% delle proprie entrate potrebbe essere l’ideale perché il sacrificio non diventi troppo pesante al presente. È evidente che in questo punto il tempismo è fondamentale: prima si incomincia ad accantonare (o ad investire), più consistente sarà la somma a disposizione al momento dell’addio alle armi. Ogni piano di retirement deve quindi essere commisurato a tre cose: l’entità dello stipendio attuale, il tempo a disposizione e la rendita fissata come obiettivo per potersi ritirare. A titolo di esempio: un quarantacinquenne con entrate annuali di vario genere da 200.000 euro desidera ritirarsi tra dieci anni con una rendita annua di almeno 45.000 in cash – oltre alla pensione e alle rendite, variabili per tipologia e per orizzonte temporale, di altri eventuali investimenti – e che duri per almeno quindici anni. Gli servirà, oltre che investire in ciò che il suo consulente gli avrà indicato in termini di strumenti finanziari, accantonare complessivamente circa 700 mila euro, ovvero 70 mila euro all’anno, o circa 5.800 euro al mese, che rappresentano circa il 35% delle sue entrate mensili. Ovviamente, se il quarantacinquenne sarà stato lungimirante e avrà iniziato ad accantonare qualcosa ogni anno fin dai suoi primi passi nel mondo del lavoro, l’impegno potrebbe essere meno gravoso, e l’obiettivo potrebbe essere perfino più vicino. In ogni caso la strategia può comporsi di semplice risparmio (anche se, almeno negli ultimi anni, i tassi di interesse non hanno assistito gli accantonatori di liquidità), inteso anche come taglio di spese superflue e attenzione a tutte le situazioni che possano portare a sgravi fiscali, o di una combinazione di investimenti in piani di accantonamento, polizze, investimenti azionari. Conoscere la finanza o affidarsi a qualcuno che la conosca diventa in questo senso fondamentale nel piano di ritiro. Oppure, in alternativa, ci si può impegnare in un progetto piacevole, che rientri nel quadro della realizzazione di noi stessi dandoci una piccola ulteriore fonte di reddito.
  3. Essere parsimoniosi Per quanto consistente possa essere la rendita raggiunta, almeno fino al momento in cui ad essa si aggiungerà la pensione è meglio non darsi alla pazza gioia con le spese, e contemporaneamente continuare a tenere un occhio sulle rendite degli investimenti fatti, aggiornandoli se necessario. Occorre infatti tenere sempre conto del fatto che gli anni a venire potrebbero, sperabilmente, essere lunghi e magari portare problemi di salute. Sarebbe triste non poterli affrontare adeguatamente per aver troppo fatto la cicala nei primi tempi del retirement.
  4. Prendere esempio dai millennial Sembra un’assurdità, dato che i nati alla fine del secolo scorso brillano per essere particolarmente squattrinati, ma uno studio americano mostra che proprio questa precaria situazione finanziaria stia educando la generazione dell’incertezza a barcamenarsi meglio di altre nella gestione delle finanze, riuscendo ad accantonare a fini pensionistici una quota maggiore delle proprie entrate rispetto ai più agiati baby boomer, e contemporaneamente a individuare gli investimenti migliori per la propria situazione. Una saggezza che può essere traslata facilmente su qualunque tipo di patrimonio.

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