I tre dilemmi che attendono Powell sulla poltrona della Fed

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L’incontro tra il presidente degli Stati Uniti e il governatore designato della Federal Reserve, Jerome Powell

WASHINGTON – Jerome Powell sarà il nuovo chairman della Federal Reserve. Per la successione di Janet Yellen alla guida della banca centrale statunitense, l’amministrazione di Donald Trump ha optato dunque per la soluzione più conservativa, quella interna. Una scelta che pone però alcuni interrogativi sul percorso di normalizzazione della politica monetaria americana.

Janet Yellen lascerà una Federal Reserve in salute, che ha avuto la capacità di traghettare fuori dalle sabbie mobili l’economia statunitense. E, soprattutto, è riuscita ad arginare le intromissioni della Casa bianca dentro le decisioni di politica monetaria. La candidatura di Powell infatti, come si spiega nella comunità finanziaria di Washington, era considerata quella più in grado di preservare l’indipendenza del Federal open market committee (Fomc), che è il braccio operativo dalla Federal Reserve. Gli altri candidati in lizza per la successione sullo scranno della Yellen erano Kevin Warsh, John Taylor e Gary Cohn. Tutti e tre però hanno pagato lo scotto di essere troppo vicini al partito repubblicano, mentre Powell, oltre a essere ritenuto uno dei più influenti membri del Board della Fed, è anche noto per la sua trasversalità. È un repubblicano, ma non ha mai espresso il suo voto all’interno del Fomc facendo pesare la sua appartenenza politica. Ma più che questo, è stato determinante il suo approccio alla politica monetaria, quantitativo. Ed è per ciò che il segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, ha invocato la sua nomina a più riprese.

Dal prossimo febbraio non saranno pochi i problemi per il nuovo numero uno della Fed. Uno dei principali dilemmi che dovrà affrontare Powell è la gradualità del ritiro della liquidità erogata dopo il collasso del mercato immobiliare statunitense iniziato nel 2007 e che ha contribuito a portare all’amministrazione controllata la quarta banca americana dell’epoca, Lehman Brothers. Il bilancio della Fed, in seguito agli acquisti di US Treasuries, agency debt e Mortgage-backed securities (Mbs), è passato dai 995,093 miliardi di dollari del 15 settembre 2008 agli oltre 4.500 miliardi del gennaio 2016. A oggi, è ancora oltre quota 4.400 miliardi di dollari. Tutti gli indizi lasciano intendere che Powell continuerà il percorso della Yellen. Vale a dire che se i dati microeconomici saranno tali da giustificare un incremento del tasso d’interesse di riferimento, allora questo ci sarà. In caso contrario, o in caso ci sia un alto grado di disomogeneità all’interno dei 12 distretti della Fed, Powell opterà per il mantenimento del tasso. L’approccio quantitativo del Fomc, anche con il cambio al vertice, non sembra essere in discussione.

L’altro dilemma riguarda il lungo periodo. L’obiettivo di medio termine della Fed è quello di aumentare l’inflazione salariale, come spiegato dal Fomc nell’ultimo meeting, avvenuto questa settimana. Ma quello di lungo è invece il mantenimento della stabilità dei prezzi, così come la stabilità finanziaria. E farlo in un regime di liquidità imponente come quello odierno non è semplice. Lo stesso Powell, durante una conferenza lo scorso giugno, ha spiegato che il target è di portare il bilancio della Fed fra i 2.500 e i 3.000 miliardi di dollari. Ma per fare ciò, ha ricordato, bisognerà agire in modo graduale, su un orizzonte temporale di cinque anni. E in questo lasso di tempo sono numerose le situazioni di rischio.

Un terzo dilemma, legato al secondo, riguarda la vigilanza macroprudenziale della Federal Reserve. Il nuovo vice chairman con delega alla supervisione, Randal Quarles, dovrà lavorare insieme a Powell e a tutto il resto del Board al fine di evitare che gli attuali squilibri sui prezzi di alcune classi di asset vadano a surriscaldare l’industria bancaria, impattando poi sull’economia reale. Le zone più a rischio, secondo gli economisti della Fed, sono tre: mercato immobiliare, tech equity e student loan. La task force di Quarles ha già iniziato a lavorare, ma il processo di incremento della vigilanza potrebbe essere rallentato dall’amministrazione Trump, che non vuole limitare il campo d’azione dell’industria finanziaria. E Powell dovrà vestire i panni del mediatore, oltre a quelli del banchiere centrale.

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