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Innovazione 30 Novembre, 2017 @ 7:47

Assange: “Il dio dell’intelligenza artificiale porterà un’apocalisse di fake news”

di Valerio Bassan

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Julian Assange nel 2014 (CC BY-SA 2.0)

Ha un mezzo sorriso Julian Assange – giacca blu, cravatta rossa, backdrop grigio sullo sfondo – mentre si rivolge al pubblico di IAB Forum, l’evento dedicato alla pubblicità digitale che si è tenuto ieri e oggi a Milano. Sullo stesso palco, giusto un paio di minuti prima, il rappresentante di una nota multinazionale tecnologica dimostrava al pubblico le potenzialità della realtà aumentata, osservando con un visore una dettagliata riproduzione digitale del David di Michelangelo. Ora i pixel sullo schermo trasmettono un primo piano del fondatore di WikiLeaks, in collegamento video dall’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove vive dall’agosto del 2012, quando cercava di sfuggire a una richiesta di estradizione in Svezia—e il cambio di scenario è notevole.

“Mi aspetto l’arrivo di un’apocalisse di fake news, spinta dalla diffusione crescente dell’intelligenza artificiale. Stiamo per raggiungere un livello di ingannevolezza «perfetta», in cui non saremo più in grado di distinguere la realtà dalla finzione”, spiega Assange, che nel dibattito globale sulle fake news non è osservatore neutrale, viste anche le accuse di collusione tra WikiLeaks e la Russia sostanziate da un report dell’Fbi pubblicato a gennaio.

“I computer stanno diventando sempre più intelligenti, invece gli esseri umani rimangono gli stessi; per questo, la capacità delle macchine di ingannarci è sempre più grande”, dice ancora Assange, sollecitato sull’argomento dall’intervistatore Marco Montemagno, comunicatore e imprenditore che produce video-pillole su tecnologia e digitale molto popolari su Facebook.

Le fake news “sono un fenomeno vecchio, esistono dal 1800”, sembra poi giustificarsi Assange, che cita il presidente statunitense Thomas Jefferson (che però non è passato alla storia come un grande sostenitore di giornali e giornalisti). “Anche la guerra in Iraq è stata basata su bugie veicolate dalle testate e dalle televisioni mainstream”, prosegue. “Anche la guerra del Golfo. Anche il Vietnam. Ma le bugie di Stato sono sempre supportate dai paesi che le creano”.

Assange è un personaggio divisivo a livello comunicativo. Anche con l’Ecuador, che gli garantisce asilo politico, i rapporti sono diventati ultimamente molto tesi – al punto che pochi giorni fa, dopo che è emerso che Assange ha avuto contatti con i movimenti indipendentisti catalani suscitando l’irritazione della Spagna, lo Stato sudamericano ha dovuto emettere un nuovo comunicato (no, non è la prima volta) intimando al fondatore di WikiLeaks di “non intromettersi negli affari di paesi terzi”.

Intanto, mentre le elezioni di febbraio si avvicinano e la campagna elettorale inizia a scaldarsi, anche in Italia si parla – troppo, e spesso a sproposito – di fake news. Da più parti si è già chiesto l’intervento dei grandi colossi tecnologici per arginare la diffusione di contenuti manipolati e agevolare i processi di fact-checking per gli utenti dei social network.

“Oggi in Europa assistiamo a un’esplosione del populismo, così i governi stanno chiedendo a Facebook e Google di smettere di facilitare la diffusione di informazione falsa. In Francia questo si è tramutato persino in un esperimento di fact-checking che ha coinvolto i giornalisti di decine di testate nazionali”. Affidare il controllo dell’informazione ai giganti della Silicon Valley è un grosso problema, sostiene il fondatore di WikiLeaks: “Così costruiamo un senso su chi abbia il potere di determinare qual è l’informazione buona e quella cattiva. La prima porta della manipolazione di massa è stata aperta”.

Ma non c’è manipolazione senza sorveglianza, spiega Assange, per cui le due cose sono intrecciate in profondità: “Le aziende computazionali stanno raccogliendo più dati dei servizi segreti. Le persone non sembrano rendersi conto di questo problema, forse perché non lo ‘vedono’: descrivere la sorveglianza di massa è come descrivere l’invisibile”.

Eppure l’intelligenza artificiale – buzzword che è ritornata in quasi ogni intervento tenutosi sul palco di IAB Forum durante i due giorni di conferenze – creerà secondo Assange un ‘dio’ potentissimo, in grado di mistificare ogni aspetto della realtà che viviamo. “Non dobbiamo pensare che i fautori della sorveglianza non abbiano tempo di occuparsi di noi e dei nostri piccoli universi; un tempo era così, ma oggi con la potenzialità dell’IA di processare enormi quantità di dati, la sorveglianza è molto più ramificata”.

Nata come un’organizzazione dedita alla pubblicazione di documenti riservati e secretati con la missione di “portare notizie ed informazioni importanti al pubblico”, negli ultimi anni la trasparenza e l’imparzialità di WikiLeaks sono state messe in discussione. Nel settembre 2016, a poche settimane dalle elezioni americane, l’organizzazione di Assange pubblicò 19252 email e 8034 allegati del Comitato Nazionale Democratico, il nucleo operativo e decisionale del Partito Democratico americano, polarizzando il dibattito politico e – secondo alcuni – favorendo l’elezione di Donald Trump.

Nei suoi venti minuti di collegamento in diretta con Milano, il fondatore dell’organizzazione ha però voluto difendere il suo operato e quello dei suoi colleghi: “Fino a oggi tutto quello che abbiamo pubblicato è sempre risultato vero, cosa di cui vado fiero. Dentro a WikiLeaks spendiamo molte risorse nell’investigare le nostre fonti”, spiega, per poi denunciare: “Da sette anni sono prigioniero in questo paese senza che mi siano state mosse accuse formali, il tutto in violazione a due sentenze ONU. È soltanto un gioco politico”.

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