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Cultura 15 Dicembre, 2017 @ 4:16

Linus as usual. Intervista al “life jockey” più famoso d’Italia

di Enrico Verga

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Linus, 60 anni.

Una scrivania ordinatamente affollata: una scorta di matite (rigorosamente raccolte in portapenne cilindrici), alcune piccole strutture in lego, settimanali, documenti di lavoro. L’ufficio di Linus, anima di Radio Deejay. Qualche decennio fa, si cantava “Video Killed the Radio Stars”. Mi domando se la rete uccida le stelle della radio. Linus mi sorride sornione: “Non credo sia uno scenario plausibile. In verità radio e internet sono due mondi molto differenti tra loro”. Mi spiega: “Considera gli youtuber, sono un po’ come i cantanti dei talent show: a fronte di migliaia di youtuber e concorrenti dei talent, sono veramente pochi quelli che diventano artisti veri. Il lavoro della radio è un ibrido tra tv e giornalismo, un mestiere per cui ci vuole preparazione e creatività. La radio è il primo passo di un percorso di formazione, per chi vuole una successiva evoluzione verso il video. C’è invece da discutere l’opposto. I gruppi che si occupano di televisione dovrebbero preoccuparsi seriamente. Ormai per molti giovani la tv è il piccolo schermo di un palmare o di un pad”.

Dai tempi di “Video Killed the Radio Stars” Linus cresce e da deejay si ritrova a gestire una radio. Dopo alcuni anni anche Radio Deejay cresce, viene acquistata, e Linus diventa direttore artistico, all’interno di un grande gruppo editoriale come quello che oggi si chiama Gedi. “Il primo termine che mi viene in mente è «incosciente». Mi sono trovato a prendere il posto di uno che aveva un ruolo molto importante e carismatico. La parte più semplice è legata all’aspetto gestionale. Sono sempre stato molto razionale ed organizzato”.

Oggi le fake news imperversano tra i media. Radio Deejay è un emittente che intrattiene tutto il giorno milioni di italiani di differenti fasce d’età. Ovviamente la responsabilità di riportare notizie è molto importante. “È un pericolo molto presente, specie per noi che svolgiamo questa attività. La radio è un lavoro di trincea e la news te la giochi subito. C’è sempre il rischio che si creda alla prima versione dei fatti che ci viene raccontata e quindi, ad esempio, riportare una fake news o comunque un punto di vista soggettivo. Quando parlo di fake news mi posso riferire, ipoteticamente, alla guerra che combatte Trump contro i media americani. Invero credo che le fake news nascano anche da un certo modo superficiale di fare giornalismo, senza controllare le fonti e i fatti”.

Sulla scia del tema “gestione notizie”, insisto, gentilmente, con una “critica” che alcuni ascoltatori muovono a Linus: l’essere parte di un gruppo editoriale che ha una sua visione politica, e, non da ultimo, una linea editoriale ben definita. “La cosa che mi fa riflettere, a volte, è che ai piani alti abbiano due visioni: la prima è che noi non si possa influenzare nessuno, la seconda che trattiamo argomenti troppo leggeri. Certi argomenti impegnati li tocchiamo spesso. D’altra parte nessuno è mai venuto da me dicendomi «parla bene delle banche che sono nostre sponsor», oppure «parla male di Trump»; se qualcuno mi chiede cosa ne penso dei 5 Stelle io esprimo la mia opinione personale, ed è sempre farina del mio sacco.”

E “sull’opinione personale” colgo lo spunto per parlare di politica. Trovo che un personaggio pubblico come Linus possa influenzare, con i suoi punti di vista, gli ascoltatori. “Sì, e spero che sia cosi”, mi risponde fiero. “Non sento spirito di appartenenza per nessuna corrente politica. Sono un liberale progressista. Come liberale puoi stare a destra o a sinistra e trovi sempre qualcuno che ti ospita. Come progressista sono a sinistra, e fa parte della mia sfera culturale. Al momento non so per chi votare, mi ritengo una testa pensante, darò il mio voto a chi sentirò più vicino a me, e spero di influenzare in buona fede chi mi segue”.

Nel tempo molti distributori di contenuti hanno perso il contatto con il loro pubblico. Considerato il successo di Radio Deejay negli anni, mi domando se esista una ricetta segreta che Linus conserva gelosamente. “L’elemento principale è sapere che faccia hanno i nostri ascoltatori” mi spiega, “e di conseguenza usare un linguaggio e argomenti che siano coerenti con il nostro pubblico. Trent’anni fa chi ci ascoltava era un pubblico tra i 15 i 25 anni. Ora sono tra i 30 e i 50. In essenza il lavoro del deejay, o del disc jockey, è di guidare. Ecco potremmo dire che sono un life jockey: il fratello maggiore che spiega, illustra e anticipa i fenomeni che ci stanno attorno. Dietro alla programmazione c’è un software che cerca di capire gli ascoltatori. Il nostro segreto per sopravvivere? Avere una personalità che non può essere clonata.

Linus alla sua scrivania.

Linus non è solo direttore artistico e deejay. Oltre al suo pubblico sono cresciuti i suoi figli. Mi chiedo come veda il futuro dove vivranno. “Sono fiducioso, Il futuro va sempre verso una direzione che non abbiamo previsto. Io sono un ragazzo degli anni ‘60 e ‘70. Nel 2000 pensavo che avremmo avuto le macchine volanti e avremmo mangiato pillole. Oddio, in effetti stamattina dopo essermi lavato i denti ho preso tre capsule di omega 3, magnesio, vitamina C e vitamina D”. Ride brevemente e riprende: “La sensazione è che stiamo andando verso un appiattimento: prima della seconda guerra mondiale la popolazione era analfabeta. Stiamo assistendo a un analfabetismo di ritorno. Penso all’esasperazione del capitalismo. Il tutto resta in silenzio grazie alle lobby, poche aziende rastrellano il 90% del mercato i ricchi possono permettersi l’ingegneria fiscale. Noi, al massimo, un commercialista che ci fa pagare il 55%. La Apple paga forse il 5%”.

A proposito di soldi e di passioni, da ex runner chiedo: chi corre lo fa per scelta? Perché diciamocelo, con la crisi tra una palestra e la corsa, beh, quest’ultima costa meno. “A mio avviso è un recupero di qualcosa di istintivo che si dimentica con il tempo. La società ci impone ritmi di vita complessi. È un recupero di istinto naturale che ci si è dimenticati. È un recupero di identità: corri d’estate, ti prendi un temporale e torni a casa fradicio. Sei in contatto con la natura. Magari rischi di ammalarti, ma cosa c’è di più liberatorio di essere in maglietta e pantaloncini? Poi ovviamente è democratico. Non ha importanza la tua estrazione sociale. Oltre ad essere un modo molto basico per rimettersi in forma”.

Ci concediamo un’ultima riflessione. Esistono tanti artisti, calciatori o personaggi dello spettacolo che hanno avuto esperienze imprenditoriali fuori dal loro ambiente. “Io non ho mai fatto investimenti fuori dal mio habitat. In realtà mi sarebbe piaciuto avere un amico intraprendente da un punto di vista economico e costruire una mia strada personale. Ora sono troppo grande, o forse no. Un poco come lo scenario Steve Jobs: senza il suo socio non sarebbe andato lontano. Oppure il caso italiano di un bravissimo Armani o Valentino, con i loro soci. Io sono un dipendente di questa radio. Ho un rapporto idilliaco con la proprietà ma mi rimarrà sempre il rimpianto di non aver costruito una cosa che fosse mia”. Mi accomiato da Linus con la percezione che dietro a un volto simpatico, un sorriso timido ed educato, si nasconda un uomo che ha ancora tanto da dare. E, forse, non solo al mondo della musica.

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