Il coworking italiano che vuole rivoluzionare il lavoro

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Copernico Milano Centrale
Gli interni del coworking Copernico Milano Centrale.

L’ultimo in ordine di tempo è quello che sta per aprire a Roma, in via Veneto. Un’ambientazione da Dolce Vita per uno spazio di coworking affacciato su uno dei templi dello shopping della capitale, dove troveranno spazio anche 11 suite. Ma non è il primo esempio di questo tipo, perché già da due anni a Milano in Foro Bonaparte esiste ClubHouse, un luogo di coworking che assomiglia più a un salotto posto nel centro della città.

È questa la via italiana al coworking disegnata da Copernico, l’operatore più importante per dimensioni del Paese nell’offerta di spazi di lavoro. Un’offerta premium che fa leva sui tratti tipici dell’ospitality italiana: il design, i servizi cosiddetti upscale, ossia di lusso (dai camerieri in cravatta al servizio di lounge), fino al food. Qualcosa di molto diverso dalle tipologie di coworking già presenti all’estero, tanto da permettere a Copernico di pensare a una diffusione del suo modello anche al di fuori dei confini nazionali. Oggi Copernico, un fatturato di 14 milioni di euro nel 2017 (ne sono previsti 20 nel 2018) e 25mila metri quadri di immobili (saliranno a 100mila entro la fine del prossimo anno) è questo, ma anche molto altro. È il risultato di un percorso che va indietro nel tempo sino all’inizio degli anni 2000, quando l’espressione coworking era tutt’altro che di uso comune.

“Sono convinto che le cose nascano dal passato, che il presente sia basato sulla stratificazione del passato”, spiega Pietro Martani, una laurea in Relazioni internazionali e nel curriculum l’attestato di fondatore di Copernico insieme con Leonardo Ferragamo, figlio di quel Salvatore capostipite della famosa dinastia di calzaturieri. L’impressione – parlando con Martani – è di ascoltare chi guarda alla sua creatura con gli occhi di chi sia intenzionato a comprendere e riconoscere le cause degli eventi e le loro conseguenze. Esattamente come farebbe uno storico.

“Ci sono tre esperienze” – dice l’oggi quarantenne Martani – “che spiegano la nascita di Copernico. La prima è quella legata al mio esordio come imprenditore, a 27 anni, con la creazione di Consulteque, di cui sono stato co-fondatore. La società si occupava di far incontrare online i professionisti con le aziende”. Quasi un preludio all’attenzione che Martani avrebbe di lì in poi dedicato alle trasformazioni nel mondo del lavoro. “Oggi” – prosegue – “c’è un forte cambiamento nella morfologia del lavoro: i freelance sono diventati imprenditori. E si stima che nel 2025 un lavoratore su due sarà freelance. D’altro canto le aziende stanno trasferendo interi comparti organizzativi a strutture liquide/temporanee. Questo è il motivo per cui Copernico sta diventando un format. Stiamo facendo decine di progetti con le aziende, che riescono così anche a ridurre i costi in real estate. Con Copernico si paga solo quello che si consuma: da 150 euro al mese per la singola postazione salendo fino a uffici a perimetro variabile destinati ad accogliere più persone”.

Pietro Martani
Pietro Martani, fondatore e ceo di Copernico.

La seconda esperienza è collegata alla nascita, nel 2002, di Rentxpress. “La società si occupava della gestione in outsourcing della foresteria per grandi aziende di consulenza. I manager di queste aziende viaggiavano molto e dormivano in alberghi o residence. Noi ci occupavamo di gestire il soggiorno in appartamenti personalizzati e accoglienti per conto delle aziende aggiungendo servizi e flessibilità. Nel 2006 l’incontro con Leonardo Ferragamo trasforma Rentxpress in Halldis (che oggi fa parte del circuito Windows on Europe, ndr). Ferragamo aveva fondato nel 1986 Windows on Tuscany, che gestiva immobili di lusso affittati a turisti stranieri. Mettendo insieme le due competenze abbiamo unito la dimensione del business e quella del turismo e dell’hospitality.

Il duo Martani-Ferragamo inizia a realizzare spazi di coworking nel 2009 con la Blend Tower di Milano. “Avevamo l’idea di creare un serviced office che non fosse temporaneo, ma flessibile e di rappresentanza, che avesse un ristorante, oltre a una lounge nella quale fare eventi e incontrare persone. Questa esperienza ci ha fatto capire che l’ufficio è uno spazio sociale, con diverse funzioni d’uso durante la giornata. Così oggi favoriamo attività e creiamo spazi coerenti con un ambiente nel quale sia facile apprendere costantemente e dove le persone sono in crescita perenne (l’anno scorso Copernico ha dato vita a 400 eventi). Poi c’è il piano del business, del contatto tra le persone e le aziende presenti nel coworking. Vogliamo che Copernico possa aiutare le aziende a fare rete. Tutto ciò non era possibile per le piccole aziende. Per dare risposta a questa domanda, nel 2014 ho cercato il più grande palazzo vuoto di Milano e realizzato il primo Copernico, gettando il seme della prima piattaforma di “office as a service” in Italia”. Ma già si guarda al prossimo futuro. “Ora stiamo acquistando immobili in tutta Italia e stiamo trattando l’espansione di Copernico a livello internazionale”, dice Martani. Nell’ambito di questo piano i metri quadri saliranno a 100mila entro la fine del prossimo anno e ve ne sono già altri 100mila individuati per prossime realizzazioni. Così a fine 2018 Copernico potrebbe avere una metratura pari a un decimo di quella del gigante americano del settore, WeWork.

Quando gli si fa notare che i due fondatori di WeWork detengono quote valutate oggi oltre 4 miliardi di dollari, Martani taglia corto e rilancia: “Le mega valutazioni non mi interessano. Oggi ho solo delle azioni, ma se mai dovessi un giorno monetizzare le mie quote userei i soldi per creare altro, qualcosa di nuovo”. Forse è attivismo imprenditoriale o forse è solo la consapevolezza che il fluire della storia, alla fine, non si può fermare.

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