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Perché ora Italo può crescere all’estero

Uno dei treni Italo di Ntv

Piazza Affari perde, ancor prima del debutto, la matricola potenzialmente più interessante del 2018, già benedetta dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e da quella dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Ma i soci di Nuovo Trasporto Viaggiatori (NTV), la società dei treni ad alta velocità Italo, hanno motivo di festeggiare. Dopo anni molto difficili, in cui è stata messa in discussione la sopravvivenza stessa dell’azienda costretta a licenziare o mettere in cassa integrazione un quarto dei dipendenti, l’avventura si è chiusa con un buon utile: il fondo di investimenti americano Global Infrastructures Partners (GIP) si è impegnato a pagare circa 2 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti circa 400 milioni di debiti, per rilevare il gestore privato delle ferrovie.

Il nuovo capotreno arriva dalla Nigeria

In questo modo il panorama europeo dei trasporti si arricchisce di un nuovo protagonista: Adebayo Ogunlesi, nigeriano, alla guida del fondo da lui fondato nel 2006 e che oggi conta un patrimonio di circa 40 miliardi di dollari investito per lo più in energia e miniere in Sud America, nella gestione delle acque e dei rifiuti. Vanta un giro d’affari di circa 5 miliardi di dollari, 21mila dipendenti in giro per il mondo. In Europa è già presente nei trasporti grazie agli investimenti negli aeroporti di Londra Gatwick ed Edimburgo. E’ un finanziere molto stimato, cooptato nel board di Goldman Sachs oltre ad essere l’unico membro di colore dello Strategic Policy Forum creato da Donald Trump per indirizzare le strategie di business di Washington. E’ probabilmente il simbolo della crescita dell’Africa, assai mal compreso dall’opinione pubblica e dalla politica italiana: figlio del primo professore di medicina di nascita africana dell’università di Ibadan, il nuovo proprietario di Italo vanta studi a Oxford e all’università di Harvard, il trampolino di lancio ideale per una carriera nel business.

La svolta di Cattaneo

Perché puntare su Italo? L’ex start up varata nel 2006 per iniziativa di alcuni soci privati (Diego Della Valle e Luca di Montezemolo i più noti)  ed il sostegno di  Banca Intesa e Generali (decisivi per sopportare le perdite degli anni bui) pare aver ormai individuato un modello di business profittevole e replicabile su altri mercati del Vecchio continente. Merito della gestione di Flavio Cattaneo (che resterà nella compagine come amministratore ma anche nella veste di azionista al 5%, assieme probabilmente al presidente Montezemolo), grande protagonista del turnaround prima e dopo l’intervallo ben retribuito ai vertici di Telecom Italia. Cattaneo, che ha fondato la sua strategia sul contenimento dei costi e dei prezzi di vendita, superando il modello iniziale fondato su servizi di qualità (ma assai più expensive), ha senz’altro grande merito per l’impresa, resa possibile però dal sostegno pubblico.

L’aiuto della mano pubblica

Nel momento peggiore, nel corso del 2014, NTV ha ricevuto un aiuto inaspettato. L’Autorità per i trasporti decise di dimezzare il pedaggio per l’utilizzo delle linee ferroviarie che gli operatori di treni devono pagare a RFI. Il pedaggio scese da 13 euro al chilometro per ogni treno a 8,7 euro, una decisione valida sia per NTV che per Trenitalia, fino a quel momento impegnata, sotto la gestione di Mauro Moretti, a contrastare in ogni modo l’espansione del concorrente privato. Fu una decisione in parte economica e in parte politica: se NTV fosse fallito, RFI avrebbe perso un’importante fonte di entrate; in più ci sarebbe stato un forte contraccolpo a danno del possibile sbarco in Borsa della società pubblica perché in molti ne avrebbero imputato il fallimento alle scorrette pratiche di concorrenza di Trenitalia. L’immagine dell’Italia come un paese dove è difficile se non impossibile investire con successo sarebbe diventata ancora più fondata. Grazie a questa gradita novità, al contrario, dopo aver raggiunto il pareggio, Italo si accingeva a sbarcare in Borsa con un primo confortante utile (50 milioni circa).

Fino a ieri, quando con una decisione sofferta la maggioranza del cda di Italo ha deciso di accettare l’offerta di Gic, forse condizionato dagli improvvisi rovesci delle Borse che hanno introdotto una nota di dubbio sulle possibili perfomance sul listino.  Non è difficile, al contrario, prevedere ora un percorso internazionale di crescita per Italo, unico gestore del Vecchio continente (Regno Unito escluso) ad aver accumulato sul campo esperienza nel campo del trasporto passeggeri su rotaia.

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