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Leader 13 febbraio, 2018 @ 3:43

L’uomo che ha inventato la Silicon Valley

di Davide Piacenza

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Giornalista, scrittore, content editor.Leggi di più dell'autore
Redattore di Wired, ha studiato Lingue, vissuto in Cina e scritto su Il Post, Il Foglio, Donna Moderna e in inglese su Al Jazeera. Dal 2013 al 2017 è stato redattore di Rivista Studio, e fino a ottobre del 2018 si è occupato del sito di Forbes. Scrive di attualità, cultura, tech, internet, libri e serie tv. Gli piace il peronismo, ma non ci vivrebbe. chiudi

Ray Kurzweil al Genius Gala 6.0 di Jersey City, 5 maggio 2017.

Sulla pagina Wikipedia dedicata alla figura del profeta, si legge: “Pur parlando di Dio, il profeta si differenzia dal mistico perché intende operare attivamente nella storia, e in questa intende esercitare, come ben vide Max Weber, una funzione politica a partire da trampolini etici”. Se questa definizione vale, allora è anche l’identikit perfetto di Raymond “Ray” Kurzweil, che ha compiuto settant’anni il 12 febbraio. Nessuno come Kurzweil è riuscito a plasmare l’immaginario, le visioni e le scelte di un ecosistema che ha cambiato il mondo in cui viviamo, un movimento conosciuto e discusso con le due parole che identificano il luogo geografico in cui si è sviluppato: Silicon Valley. Capo degli ingegneri di Google e saggista di rilievo internazionale, a Kurzweil si deve uno dei concetti più cari ai tecno-futuristi di questi anni: quello della singolarità tecnologica.

L’inventore e ingegnere ha postulato per primo la comparsa di macchine in grado di rendere obsoleto l’intelletto umano (il nome della teoria è ripreso da una conversazione avvenuta negli anni ‘50 tra i matematici Stanislaw Ulam e John von Neumann; quest’ultimo disse: “Il sempre più accelerato progresso della tecnologia […] dà l’apparenza dell’avvicinarsi di una qualche singolarità essenziale nella storia della razza, al di là della quale le faccende umane, così come le conosciamo, non potrebbero continuare”). Quando la singolarità farà la sua comparsa, gli uomini non riusciranno a tenere il passo dei robot che loro stessi hanno generato, e saranno portati a impiegarli in modo sempre più massiccio. La teoria della singolarità tecnologica di Kurzweil è esposta in un saggio bestseller del 2005, La singolarità è vicina, diventato nel tempo uno dei testi fondativi del mantra futurista della Silicon Valley.

A Ray Kurzweil, classe 1948, nato nel Queens da genitori ebrei non osservanti fuggiti dall’Austria prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, è stato tributato ogni onore: Forbes l’ha chiamato “the ultimate thinking machine”, il Wall Street Journal “a restless genius” (da non confondere con l’autodichiaratosi “very stable genius” a capo della Casa Bianca). L’emittente Pbs l’ha addirittura inserito tra i 16 rivoluzionari che hanno reso l’America ciò che è oggi, e per il magazine Inc. è “il vero erede di Thomas Edison”. Nel 1999 il presidente Clinton gli ha conferito la National Medal of Technology and Innovation, e nel 2002 è entrato dritto nella National Inventors Hall of Fame americana.

Kurzweil al Tribeca Film Festival del 2009.

Già da piccolo, Ray aveva un interesse particolare per i computer, coltivato anche grazie alla passione per i romanzi di fantascienza che colonizzavano il suo comodino. A quindici anni – era il ’63, l’anno in cui JFK si accasciò sulla Lincoln Continental che lo stava portando in parata a Dallas – aveva già creato un programma in grado di sintetizzare opere liriche simulando lo stile di compositori classici. E pochi anni dopo era già un inventore abbastanza affermato da ricevere i complimenti di Lyndon Johnson alla Casa Bianca.

Tra i convincimenti con cui Kurzweil si è costruito la sua nomea da Transcendent Man (è anche il titolo di un documentario del 2009 che segue i suoi interventi da vate futurologo in giro per il mondo), il più recente è quello secondo cui entro il 2045 gli (ex) esseri umani saranno de facto ibridi, il risultato dell’impiego di nanotecnologie per curare malattie e potenziare le capacità intellettive, passando dall’intelligenza biologica a quella artificiale. Lo scienziato di Google nel 2008 ha co-fondato la Singularity University, un ente dedicato allo studio delle tecnologie che cambieranno il mondo nei prossimi anni.

L’ascendente di Kurzweil sulla Silicon Valley è rintracciabile ovunque: quando Bill Maris, ad di Google Ventures, il potente fondo di venture capital di Cupertino, nel 2013 ha deciso di portare da Sergey Brin e Larry Page l’idea di investire nientemeno che nella lotta contro la mortalità, a mettere nero su bianco le basi dell’iniziativa (poi diventata il segretissimo progetto Calico) è stato proprio Ray Kurzweil. E non è difficile vedere i suoi insegnamenti dietro molti capitani di ventura della Valley: Peter Thiel che si fa innestare sangue di persone giovani tramite la parabiosi per inseguire l’eterna giovinezza; Elon Musk che dichiara di volerci portare su Marte e nel frattempo investe in Neuralink, un’azienda specializzata nella sperimentazione di intelligenza artificiale da connettere al cervello umano.

A differenza di alcuni suoi epigoni, quando guarda al futuro Ray Kurzweil è sostanzialmente ottimista: la singolarità non solo non ci lascerà senza lavoro, e non ci renderà schiavi di macchine crudeli, ma migliorerà sensibilmente le nostre condizioni di vita. A 70 anni appena compiuti, dichiara che l’86% delle sue 147 profezie si è già avverato, segno che talvolta si può essere profeti anche in patria.