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Strategia 17 febbraio, 2018 @ 2:00

Quali sono le soft skills da allenare per trovare lavoro

di Cristina Maccarrone

Giornalista, blogger, formatrice.Leggi di più dell'autore
Siciliana trapiantata a Milano, scrive di lavoro, economia, innovazione e arte. Ha iniziato a Il Tirreno e scritto per il Giornale di Sicilia, Vanity Fair, Yahoo! Finanza, la Nuvola del Lavoro - Corriere.it e altri. Ha diretto e cofondato un freepress cartaceo e online, Walk on Job, su università e lavoro. Dopo un'esperienza in azienda, è tornata a fare la freelance scrivendo per varie testate e blog aziendali. Ama girare Milano in bicicletta, vedere le mostre in anteprima, chiacchierare dal vivo e sui social. chiudi

Rispondere ad annunci di lavoro senza mai essere richiamati, partecipare ad assessment senza avere risposta o, anche quando si ha la fortuna di trovare un lavoro, rendersi conto di non essere professionalmente soddisfatti. È una situazione in cui si trovano in molti – giovani e non – in un Paese, l’Italia, dove, sebbene le opportunità appaiano limitate vi è al tempo stesso una endemica carenza di numerose figure professionali.

Ma se a contare non fossero solo le competenze tecniche maturate durante gli anni o acquisite tra i banchi di scuola? Se avessero sempre più importanza le competenze trasversali, in inglese “soft” skill? Se chi deve selezionare una persona, guardasse anche e soprattutto alla capacità di negoziazione o al grado di apertura mentale di un candidato?

A questi interrogativi risponde un’indagine realizzata di recente dal settore Placement dell’Università Ca’ Foscari di Venezia che ha coinvolto i selezionatori di 90 aziende, sia Pmi del territorio sia gruppi internazionali. Dell’indagine colpiscono sostanzialmente tre aspetti: in primo luogo il fatto che per il 62% degli intervistati le soft skill contano “molto”. Tra un brillante laureato e uno che ha dei voti più bassi ma è in grado di lavorare in team e arricchire la cultura aziendale, pare che gli HR preferiscano il secondo. Peccato che questo emerga poco nei curriculum: il 69% degli intervistati dichiara che le soft skill sono espresse in modo non adeguato o “confuso”. E se il cv non è perfetto, ci si può sempre rifare nei colloqui: il 61% delle aziende consiglia di farle emergere raccontando esperienze passate o come si è gestita una situazione ben precisa. Meglio non limitarsi a dire “sono dotato di problem solving” – magari perché era richiesto nell’annuncio – ma dimostrare come questa competenza sia tornata utile.

Sulle soft skill si concentra anche un libro pubblicato di recente da Franco Angeli, Soft Skills che generano valore, curato da Marina Pezzoli e se ne è occupato anche il World Economic Forum in un report del 2016 dal titolo Il futuro del lavoro in cui si analizza cosa il mercato chiederà nel 2020. Ma quali sono le competenze trasversali più richieste oggi e nel prossimo futuro? Ecco un elenco in cui si tiene conto del report del World Economic Forum, della ricerca portata avanti dalla Ca’ Foscari e del libro curato da Marina Pezzoli.

  • La capacità di risolvere problemi complessi

Essere davvero in grado di risolvere situazioni difficili in cui il cliente fa richieste che si sa già saranno disastrose o sapere gestire un team che a pochi giorni dalla consegna di un progetto si scopre essere poco affiatato, è una risorsa apprezzata sia dalle aziende che cercano personale che da quelle che vogliono puntare tutto sulle persone che hanno già.

  • Creatività e apertura mentale

Ve lo diranno spesso al lavoro: “Cercate di pensare fuori dagli schemi, anticipare i bisogni, inventarvi nuove esigenze”. E se lo fate già, sappiate che creatività e apertura mentale sono preziosissime. Perché? Perché a differenza di chi è puntuale e metodico, chi sa rileggere i dati in suo possesso e ha un modo originale e innovativo di vedere le cose darà sempre alla sua azienda qualcosa per cui distinguersi dagli altri e per stupire i propri clienti. Inoltre, i creativi hanno spesso un atteggiamento positivo e tendono a introdurre nuove risorse nei contesti in cui si trovano. Il che non è poco.

  • Pensiero critico

Non basta però avere il piglio di Archimede, particolarmente apprezzata è anche la capacità di pensiero critico. Mettere in discussione ciò che è stato fatto finora lasciando perdere la frase “Abbiamo sempre fatto così perciò va bene” è una dote che mette insieme la capacità di analisi, il sapersi concentrare su qualcosa e il sapere argomentare la conclusione cui si è giunti, evitando comunque di mettersi su un piedistallo.

  • Flessibilità e capacità di adattamento

Dimostrarsi flessibili e pronti a cambiare team, progetto e ufficio e dimostrare allo stesso tempo voglia di fare è un’altra soft skill importante. Certo, si impara anche con il tempo a sapersi adattare ai cambiamenti, ma è anche vero che i Millennials, per esempio, sono sempre più restii a restare in un’azienda per tutta la vita, ma preferiscono avere continui stimoli e “crescere”.

  • Capacità di comunicare e intelligenza emotiva

Sapere comunicare quello che si fa, sia in modo scritto che orale, è una dote che, stando ai dati della Ca’ Foscari, viene richiesta in particolare ai giovani laureati. Strettamente legate a queste ci sono l’empatia e la capacità di ascolto che hanno a che fare con l’intelligenza emotiva di cui parla anche Daniel Goleman nel suo libro Lavorare con intelligenza emotiva. Goleman mette in evidenza come sia sempre valido il fatto che chi sa rapportarsi con i colleghi e sa davvero comprendere è dotato di leadership, ossia quella capacità di ispirare e guidare le persone in nome di un ideale e/o obiettivo comune.

Come valutare le proprie soft skill

Ma come capire se si è in possesso di una determinata competenza trasversale? E su quali puntare per ottenere un determinato lavoro? A tal fine viene in aiuto Eggup, startup innovativa che ha creato una piattaforma digitale che viene sia incontro alle aziende che devono assumere personale o costituire team sia a chi vuole autoanalizzare le proprie competenze trasversali.

Nel secondo caso, con Mysoftskills, si partecipa a un test gratuito di 100 domande, per alcuni versi apparentemente simili, che permettono di avere di avere un primo report con i propri punti di forza e i ruoli suggeriti all’interno di un team (per esempio problem solver, coworker o altro).

Nella versione a pagamento, che abbiamo provato direttamente, il report è più dettagliato e si va nello specifico su dettagli della propria personalità come l’energia, il grado di amicalità, la responsabilità e la stabilità emotiva, tutti aspetti che possono influire su un determinato lavoro. Questo report, che si ottiene grazie a un algoritmo, viene completato da un video. Entrambi, per esempio, possono arricchire il proprio profilo LinkedIn.

Diventare genitori: una palestra per sviluppare soft skill

Infine, un’ottima palestra per allenare le proprie soft skill è diventare genitori. Altro che scegliere tra figli e carriera: quello che si impara quando arriva un bambino può essere utilissimo anche nel lavoro. Ci credono i responsabili MAAM, dove la sigla sta per “Maternity as a master”, un percorso digitale, che come un master, accompagna i dipendenti di un’azienda che stanno per diventare genitori, aiutandoli a riconoscere e a mettere a frutto le competenze che questo nuovo ruolo darà loro. MAAM ha anche condotto una ricerca nel 2017 coinvolgendo oltre 2000 tra neomamme e papà che tra le soft skill raggiunte o migliorate hanno indicato: la capacità di delegare seguita dalla gestione del tempo, la comunicazione, il networking, la capacità di decisione e l’intelligenza emotiva. Il programma MAAM ha finora coinvolto 25 aziende tra cui Unipol,  Accenture e persino il Comune di Milano.