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Cultura 19 Febbraio, 2018 @ 12:57

La street art mette al muro la politica italiana

di Marco Rubino

La mia grande passione è la street art.Leggi di più dell'autore
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“Una storia italiana” di TV Boy

Le imminenti elezioni politiche italiane stanno avendo un prologo interessante nel mondo della street art. Nelle ultime settimane, infatti, su alcuni muri di Milano e Roma sono apparse opere a sfondo politico che sollecitano l’attenzione del grande pubblico in vista dell’appuntamento del ‪4 marzo.

Il binomio elezioni/street art non è nuovo a livello mondiale, ma fino ad ora l’Italia era rimasta quasi del tutto isolata da questa tendenza. Il caso più noto è certamente quello verificatosi negli Usa nel 2008 in occasione delle elezioni che portarono alla prima vittoria di Obama. Oltreatlantico lo street artist Shepard Fairey, fino ad allora conosciuto solo agli esperti della cultura urbana, decise di realizzare un poster con il volto del candidato democratico in versione stencil. Ad accompagnare il disegno le parole “progress”, “hope”, “change” o “vote”. Le prime 290 copie di tale opera furono vendute dallo stesso autore per le vie di alcune città degli Stati Uniti. Da questa prima “apparizione” l’opera si diffuse cosi rapidamente sui media e sui muri delle città americane da diventare in poche ore il simbolo della campagna di Obama. Alle prime 290 realizzazioni ne seguirono così altre copie e il tutto contribuì ad alimentare l’icona del candidato alla presidenza. Il comitato elettorale di Obama non ufficializzò mai la collaborazione con Fairey, probabilmente perché alcuni manifesti venivano affissi illegalmente per le vie, come nella tradizione della street art, ma, una volta eletto Presidente degli Usa, Obama scrisse una lettera all’artista.

Caro Shepard, vorrei ringraziarti per aver messo il tuo talento a disposizione della mia campagna elettorale. Il messaggio politico dei tuoi lavori ha spinto gli americani a credere nella possibilità di un cambiamento. Le tue immagini hanno un forte impatto sulle persone, che siano ammirate in una galleria d’arte o semplicemente per strada. Mi sento privilegiato, per essere diventato oggetto del tuo lavoro, e orgoglioso del supporto che mi hai dato. Ti auguro di continuare ad affrontare con successo la strada della creatività.

Cordialmente,
Barack Obama

Matteo Salvini con il camice di Medici Senza Frontiere

Il ritratto realizzato dallo street artist, noto anche con il nome Obey Giant, secondo noti commentatori, contribuì in modo significativo alla affermazione politica e sociale di Obama e oggi è considerato una vera e propria opera d’arte tant’è che alcune istituzioni – tra cui la Smithsonian Institution per la sua National Portrait Gallery di Washington – hanno acquisito l’opera. Il celebre critico d’arte Peter Schjeldahl ha definito il poster “la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam”, mentre altri la ritengono rilevante quanto il poster Che Guevara di Jim Fitzpatrick’s. Come facilmente intuibile la rapida diffusione di questo poster aumentò vertiginosamente la notorietà dello street artist, che vide così crescere le proprie quotazioni, la notorietà e le mostre a lui dedicate in tutto il mondo. Insomma da street artist, grazie a quell’opera, Shepard Fairey entrò dalla porta principale nel mondo dell’arte contemporanea, senza però mai rinnegare i muri che ancora oggi sono uno dei suoi campi di azione. Quanto fatto da Fairey segna, quindi, uno spartiacque importante, sia nel mondo della comunicazione politica elettorale, sia in quello della street art. L’artista, infatti, era riuscito perfettamente a coniugare il massimo obiettivo di ogni politico con la funzione sociale della urban art: parlare al popolo con un messaggio diretto, immediato e comprensibile a chiunque.

Virginia Raggi nei panni di Wonder Woman

Come facilmente immaginabile in Europa siamo molto lontani da tutto questo, ma ci sono segnali del fatto che la politica – intesa non come mera contestazione – ha iniziato a fare capolino nella street art. Colui che ha portato in Italia il genere è TV Boy, alias Salvatore Benintende, trentasettenne nato a Palermo, ma residente a Barcellona ed esponente del movimento NeoPop.

Silvio Berlusconi e Donald Trump diventano Batman e Robin

Con le sue opere per le strade di Milano e di Roma, TV Boy cerca di sollevare pubblicamente delle domande, non solo politiche, in modo diretto e anche provocatorio. “Ho scelto la politica come tema di alcune mie opere” – dichiara TV Boy – “perché credo che l’arte debba parlare della contemporaneità e la politica è un modo per rappresentarla. Attraverso l’arte ritengo, come avvenuto in passato ad esempio con gli impressionisti, che possiamo conoscere i dettagli delle varie epoche. Tengo però a sottolineare che non faccio e non voglio fare politica, utilizzo semplicemente delle icone per spingere l’opinione pubblica a riflettere”. Il massimo esempio di questa sua visione è rappresentato da Una storia italiana, opera su carta che l’artista ha incollato su un muro a pochi passi dalla stazione Cadorna nel capoluogo lombardo. TV Boy ha così portato sulla strada il tema chiave delle prossime elezioni: le possibili larghe intese, il possibile governo RenzuSconi e quindi le similitudini tra i due schieramenti contrapposti. I due leader vengono così rappresentati intenti a baciarsi in modo appassionato. ”Per me è importante che sulla strada si provochi” – continua TV Boy – “ma sono contrario a una provocazione fine a se stessa. La giusta dose serve soltanto ad attrarre lo sguardo dei passanti e a far nascere in loro una riflessione”. Altro tema scelto dall’artista è quello dell’integrazione e per affrontarlo lungo i Navigli ha raffigurato Matteo Salvini con addosso il camice di Medici Senza Frontiere, intento ad accudire un bimbo extracomunitario.

Un altro bacio: questa volta tra Papa Francesco e Donald Trump

Da qui ‪al 4 marzo, giorno delle elezioni, non sono escluse altre azioni, ma l’artista non vuole sbilanciarsi: “Non posso anticipare nulla, perché se lo facessi il mio operato perderebbe di impatto, però sicuramente l’appuntamento elettorale è un’opportunità interessante”. A Roma, invece, l’artista si è dedicato principalmente a Trump, ritratto mentre bacia Papa Francesco oppure insieme a Vladimir Putin, senza comunque tralasciare la politica italiana, ritraendo vicino a Piazza del Pasquino Virginia Raggi in versione Wonder Woman.

Prima di sbarcare sui muri italiani TV Boy aveva scelto la Spagna come luogo di azione, sia in occasione delle elezioni comunali di Madrid, sia – da ultimo – in occasione della campagna referendaria sulla indipendenza della Catalogna. Sulle strade ispaniche l’artista ha rappresentato i leader politici locali tra cui i sindaci di Madrid e Barcellona Manuela Carmena (in versione Superman)  e Ada Colau, ma anche i due principali sfidanti sul referendum cioè il premier Rajoy e il leader catalano Puigdemont. Le iniziative nella penisola iberica, complice la ribalta ottenuta sui media tradizionali, hanno portato fama a TV Boy, tanto che in questi giorni l’Ambasciata Italiana a Madrid lo ha invitato a tenere una mostra presso la propria sede.

Un particolare dell’opera che TV Boy ha dedicato a Matteo Salvini

Il rapporto tra street art e politica chiaramente non si esaurisce con le campagne elettorali ma arriva anche al post elezioni. Il personaggio che in questo momento sta attirando di più l’attenzione di molti street artist è certamente Donald Trump. Così il presidente Usa è diventato, suo malgrado, il protagonista di molte opere sui muri del mondo. Tra le più note c’è certamente quella apparsa su un muro di Mumbai realizzata dall’artista indiano Tyler che raffigura il presidente Trump – che qui ricorda il Grande Dittatore di Charlie Chaplin – mentre tiene su una mano un mappamondo. Simile a questa opera è anche quella realizzata su tela dallo street artist comasco Mr Save the Wall. Tra gli altri esempi di Trump-Art c’è quella realizzata a Vilnius dal lituano Mindaugas Bonanu, dal titolo Make Everything Great Again, che rappresenta un bacio tra Trump e Putin e il graffito sul tema del global warming apparso su una strada di Parigi che ritrae lo stesso presidente americano insieme al pari grado francese Emmanuel Macron. Lo stesso presidente francese, tra l’altro, è appassionato di street art, tant’è che nel suo studio all’Eliseo ospita la Marienne realizzata dallo street artist Shepard Fairey.

Insomma la street art – vuoi per la capacità di attirare lo sguardo dell’elettorato più giovane, vuoi perché oramai è considerata arte contemporanea a tutti gli effetti come dimostra il caso Banksy – è entrata a far parte della politica in modo sempre più significativo. Quindi, oltre i media tradizionali e i social network, anche i muri delle città sono diventati terreno di riflessione politica.

 

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