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Style 21 Febbraio, 2018 @ 2:00

FashionTech: 5 trend che cambieranno la moda nel 2018

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Francia e Stati Uniti: secondo i dati elaborati da Camera di Commercio di Milano e da Promos nella mappa Italian Fashion in the World, sono loro i maggiori importatori di moda Made in Italy. Ma quali sono i fenomeni tecnologici che guideranno nei prossimi anni la crescita di questo mercato, in particolare nel segmento del su-misura, e come l’innovazione potrà contribuire ulteriormente alla digital transformation di un’eccellenza storica che non teme concorrenza nel mondo? Lanieri, il primo ecommerce di abiti maschili su misura made in Italy, ha indagato il fenomeno, analizzando i principali trend FashionTech in questi Paesi e in Italia per capire in quale direzione andrà la moda nei prossimi anni.

  • Millennials: un cluster da tenere d’occhio

Così come in Italia, anche in Francia e USA, i Millennials, con il progressivo aumento della loro capacità di spesa, rappresentano un cluster da tenere d’occhio e una grande opportunità anche per chi opera in nicchie incentrate su artigianalità, creatività e produzioni su misura. Digitalizzando i vari aspetti del servizio – dalla scelta dell’articolo, all’assistenza al cliente e molto altro – è possibile rendere sempre più accessibili ai più giovani, non solo a livello di prezzo, i prodotti dello stile italiano. Secondo il Lanieri Fashion Tech Insights – uno studio commissionato da Lanieri e realizzato da Istituto Piepoli e YouGov – dei 4 italiani su 10 che hanno comprato online nell’ultimo anno articoli di moda creati su misura, ci sono più della metà dei nati tra il 1980 e il 2000 (54%). Quasi la metà dei Millennials nel nostro Paese, inoltre, è disposto a pagare fino al 40% in più per l’acquisto online di abbigliamento o accessori personalizzati. Anche negli USA – dove 1 intervistato su 5 dichiara di aver acquistato articoli personalizzati nel corso dell’ultimo anno – i Millennials sono più numerosi rispetto agli altri gruppi di età (34%) e sarebbero disposti a spendere di più per acquistare articoli personalizzati (42%) – un dato che non si distanzia molto da quello riferito ai loro coetanei in Francia (38%), dove a scegliere il su-misura è 1 intervistato su 3, tra cui il 33% dei Millennials.

  • Privacy, chatbot e assistenti vocali

Un fattore chiave per l’evoluzione del made in Italy è sicuramente la qualità del servizio al cliente, elemento decisivo nel guidare le decisioni di acquisto, in misura pressoché identica nei tre mercati analizzati (67%Italia – 68% USA – 62% Francia). Si tratta di un ambito che sta vivendo un percorso di forte innovazione e miglioramento, ma che si scontra inevitabilmente con il discorso privacy. Tuttavia, se il 55% degli italiani si dice preoccupato della quantità di informazioni sugli utenti usate dalle aziende a scopi di marketing, un interessante 34% è favorevole all’utilizzo di un chatbot e un assistente virtuale (AI) che guidi l’utente nel processo di acquisto a qualsiasi ora del giorno o della notte, sulla base di dati personali. La questione privacy è più sentita in Francia e USA, generando preoccupazione in circa il 70% degli intervistati. Nonostante ciò, durante il processo di acquisto online all’incirca 1 intervistato su 4 si dice favorevole all’uso di chatbot, che sfruttano informazioni personali. Questa tendenza sta già avendo conseguenze tangibili sulla crescita del fenomeno degli assistenti vocali e Comscore prevede che entro il 2020 oltre il 50% delle ricerche avverranno proprio attraverso questi device, che entrano nelle nostre case, raccogliendo dati molto accurati sulle nostre preferenze, per poi guidarci all’acquisto.

  • E-commerce o punto vendita? La parola chiave è OMNICHANNEL

I servizi di personalizzazione online piacciono a un’ampia fetta di utenti italiani, ma il 35% degli intervistati dichiara di non fidarsi di un prodotto che non può vedere o toccare con mano e il 25% comprerebbe più volentieri online un capo personalizzato se potesse vederlo prima dal vivo in un negozio o showroom. La pensano allo stesso modo anche quasi la metà dei francesi (48%) e degli americani (41%), dimostrando così che i punti vendita fisici hanno ancora un ruolo importante nelle decisioni di acquisto dei clienti. La cosiddetta Retail Apocalypse che sta colpendo gli USA da alcuni mesi, con centinaia di mall e storiche catene retail costrette a chiudere, perché schiacciate dalla concorrenza dei big dell’eCommerce, non deve far pensare a un abbandono definitivo degli store fisici da parte dei consumatori. Il negozio tradizionale infatti riveste ancora un ruolo molto importante, ma è cambiato profondamente il rapporto con la clientela e il tipo di uso che questa ne fa: un punto di contatto fondamentale, l’”ultimo miglio” del customer journey per permettere al consumatore di apprezzare di persona la qualità del prodotto trovato su internet. La mossa di Amazon di aprire diversi bookstore in USA o acquisire la catena Whole Foods, unita a quella ancora più recente di aprire il primo supermercato senza casse, è la testimonianza tangibile dell’importanza dell’omnicanalità.

  • Bitcoin e blockchain per il futuro del Made in Italy

Fashiontech significa anche portare innovazione nei sistemi di pagamento accettati per una clientela internazionale, tecnologicamente matura e alto-spendente. Molti di loro hanno investito in bitcoin e ora cercano diversi canali di spesa, soprattutto nel settore del lusso. Altro risvolto importante di questa scelta è quello di padroneggiare in modo pionieristico il rapido sviluppo della blockchain. Quello che oggi è identificato come un database crittografato di transazioni associato all’uso delle cryptocurrencies, sta per avere in realtà un’evoluzione di cui ancora non possiamo cogliere la portata, un po’ come successe nel caso di internet a partire dalla metà degli anni ‘90. Questo tipo di tecnologia avrà nei prossimi mesi applicazioni concrete sempre più estese: il contributo più significativo alla crescita del Made in Italy sarà quello di verificare l’originalità di un articolo. I microchip che utilizzano la blockchain possono dire al cliente con assoluta certezza se un capo di abbigliamento è autentico o un’imitazione; se è stato rubato, dove è stato realizzato e la storia generale del prodotto. Tutte queste informazioni potranno essere accessibili dal nostro smartphone e saranno in grado di prevenire la contraffazione e i furti. La blockchain potrà favorire l’aumento di fiducia e fedeltà nei brand durante tutto il ciclo di vita del prodotto, in quanto potrà dire ai consumatori dove e in quali condizioni di lavoro è stato realizzato un articolo, quale sia la composizione di un indumento, dove è stato prodotto il tessuto e quali sostanze chimiche sono state utilizzate.

  • Realtà aumentata per emozionarsi con lo stile italiano

Possedere un capo made in Italy può essere per molti, fuori dal nostro Paese, un privilegio poco accessibile e, infatti, ben 1 Americano su 3 (29%) preferisce acquistare moda italiana su misura online, per i vantaggi che questo comporta anche in termini di costi. Come rilevato però, l’esperienza in store ha ancora un peso fondamentale nell’orientare la decisione finale di acquisto e, dove non è possibile portare il cliente in negozio, potrà venire in soccorso la realtà aumentata, con il doppio vantaggio di generare quell’effetto wow che solo la tecnologia è in grado di offrire. Lo conferma uno studio di DigitalBridge, secondo cui il 49% di un campione di consumatori intervistati lo scorso ottobre si aspetta che entro sei mesi i retailer aggiornino le loro app con funzioni di realtà aumentata. Al Ces di Las Vegas del 2017, Gap ha annunciato la realizzazione di un prototipo di camerino in AR, che permette a un utente di vedere dal proprio smartphone come sta con l’abito “indossato”. Questo tipo di tecnologia, oltre a coinvolgere emozionalmente il consumatore e quindi favorirne la decisione di acquisto, permetterà di ridurre il numero di resi, che pesano non poco sui bilanci degli e-commerce.

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