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Leader 31 marzo, 2018 @ 12:13

“Così ho creato Soundreef, la startup che ha rotto il muro del suono”

di Giovanni Iozzia

Staff

Direttore di EconomyUp ed esperto di economia digitale.Leggi di più dell'autore
Ha studiato Sociologia ma fa da sempre il giornalista e segue la tecnologia. È stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di Panorama Economy. chiudi

Davide D’Atri, founder e ad di Soundreef

Tratto dal numero di marzo 2018 di Forbes Magazine

Ha cominciato a studiare musica a 6 anni, a 15 montava palchi per i concerti e faceva il dj. E ora che si avvicina al giro di boa dei 40 può cantare vittoria: ha infranto un consolidato monopolio italiano nell’industria della musica. C’è una nota costante nella vita pubblica e privata di Davide D’Atri, ben conosciuto nell’ecosistema delle nuove imprese digitali da diversi anni, ma diventato un personaggio dopo le foto sui giornali accanto a rapper di successo come Fedez, Rovazzi e J-AX o star consolidate come Enrico Ruggeri. Perché non poteva che creare la sua impresa in campo musicale Davide D’Atri: si chiama Soundreef ed è la startup che ha osato entrare nel terreno riservato della Siae, l’ente a cui una legge del 1941 attribuiva l’esclusiva della raccolta e gestione dei diritti d’autore. Attribuiva…      

La questione del copyright è tecnicamente complicata perché le manifestazioni della creatività sono infinite e non sempre lineari, ma il vecchio assetto con una società di raccolta per Paese è ormai superato. Nel 2014 l’Europa spinge verso la liberalizzazione con la direttiva Barnier. L’Italia la recepisce solo nel marzo 2017, ma a modo suo: tutelando la posizione della Siae. Ma figuriamoci se la trasformazione digitale si ferma di fronte alle meline normative! Soundreef nasce nel 2011, in Inghilterra, proponendo servizi tecnologicamente avanzati (maggiore trasparenza, più velocità) per gli artisti che decidono di affidarle la gestione dei propri diritti. Appena mette piede in Italia viene subito dichiarata fuorilegge. Comincia il contrattacco legale della Siae, che finisce per fare una gran pubblicità alla nuova e piccola impresa. All’inizio del 2018 la svolta: la raccolta viene affidata ad una nuova associazione no profit (Lea), costituita da autori, editori e professionisti del settore musicale, come previsto dalla legge italiana che permette di operare solo alle società senza scopo di lucro. La Siae continua a minacciare azioni legali, ma ormai il “muro del suono” è stato rotto. “Adesso possiamo cominciare ad occuparci anche di altri Paesi”, dice Davide.

Soundreef nel 2017 ha superato i cinque milioni di fatturato (erano due nel 2016), ha in catalogo 11mila autori italiani e 25mila nel mondo. E ha raccolto sette milioni di investimenti, prevalentemente dall’Italia. L’ultimo è arrivato da immobiliare.it, la società del più importante portale nazionale per trovar casa. Il Paese dell’innovazione si è quindi dimostrato più attento di quello delle istituzioni. “Da nessun’altra parte abbiamo trovato una resistenza come in Italia”, racconta Davide. “In Gran Bretagna e altrove ti rispondono commercialmente e sono molto bravi, in Italia è partita la difesa in tribunale invece di accettare il confronto sul mercato, migliorando i propri servizi e mettendoci in difficoltà. Alla fine la contrapposizione ci ha persino aiutato”, ammette il fondatore.

Mai un momento di scoraggiamento, mai la tentazione di mollare? “Ce ne sono stati tanti, con un grandissimo stress che ti mangia dentro, ma ce ne sono altri in cui ti senti contento. Una cosa ho imparato in oltre 18 anni di imprenditoria: la cosa migliore è capire che far partire aziende significa andare dalle stelle alle stalle da un giorno all’altro e al contrario. Quindi è importante mantenere l’equilibrio a livello personale e nel team. Niente facili entusiasmi, ma niente depressioni. Devi tenere distinto quel che succede quotidianamente dalla tua visione di lungo periodo”.

L’idea di Soundreef arriva da lontano. Davide va a studiare economia a Londra perché, dopo la maturità, non ha le idee chiare. “Ero appassionato di storia dell’economia ma credo che nel subconscio avessi la voglia di lavorare nella musica dal punto di vista economico, non sono mai stato un vero creativo: come musicista non mi piange nessuno», dice ridendo. Nella capitale post tatcheriana fra un concerto e un disco conosce Francesco, che suona in un gruppo di musica elettronica (campionava suoni dalla natura…). Da studente prende a cuore la questione dei monopoli, delle norme antitrust e si domanda: com’è che 28 società in Europa si sono divise la gestione dei diritti d’autore? “Allora non me ne facevo molto di questa intuizione, ma me la sono sempre portata dietro”. Nel 2005 fonda la sua prima società Beatpik , ancora attiva, che si occupa dei diritti di sincronizzazione che non sono gestiti da Siae e dalle sue sorelle europee. Quando la sente cresciuta, torna alla sua intuizione di studente e così nasce Soundreef. “All’inizo l’Italia era fuori dal nostro radar”, ricorda. “Anche perché in Inghilterra sin dai primi giorni dell’università ti mettono in testa che se vuoi fare l’imprenditore devi scalare il mondo”.

Adesso Davide è tornato a vivere a Roma. “Devo tutto agli inglesi ma l’Italia mi mancava e non avrei voluto far crescere i miei figli in un altro Paese”. Mattia ha 9 mesi ed Emma, 3 anni. “Le piace Rovazzi. È uno dei nostri artisti e quindi non posso che assecondarla…”. Ma a lui che cosa piace ascoltare? “Tutto… senza preclusione”. E, alla soglia dei 40 anni, per tenersi aggiornato, si fa consigliare dalle cugine teenager. “Domenica a pranzo mi hanno fatto scoprire Carl Brave e Coez”.