Le regole del buon leader e quelle per riconoscerne uno pessimo

Forbes.it
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Esiste una formula per una leadership di successo? In tanti hanno provato a tracciarla con libri e prontuari. Eppure non basta leggere un libro sulla leadership sono diventati dei leader efficaci. Molto probabilmente perché definire il concetto stesso di “leadership perfetta” è praticamente impossibile, poiché i leader, essendo persone, possono avere tante forme diversi e caratteri distintivi. Ciò che invece è più facile capire è come esercitare la leadership in modo efficace: lo si impara dall’esperienza pratica, dai propri capi, colleghi e dai propri modelli di riferimento, ma soprattutto cercando di non ripetere i fallimenti a cui assistiamo nel corso della nostra esperienza.

Tuttavia ci sono due strade senza via d’uscita che precludono l’accesso alla leadership. Le spiega Jo Owen, top manager e autore di bestseller, l’unico al mondo ad aver vinto tre volte con i suoi libri il Gold Medal Award del Cmi (Chartered Management Institute), e arrivato in questi giorni nelle librerie italiane con Le qualità dei leader (Roi Edizioni). La prima strada senza sbocco è tentare di trasformarci in qualcun altro, la seconda è restare fermi sulle proprie posizioni, aspettando solamente che il mondo si accorga delle nostre qualità. Qual è la soluzione, quindi? Diventare il meglio di ciò che siamo, celebrando i nostri punti di forza, senza sacrificare la nostra personalità. “Tutti i vincitori di medaglie d’oro eccellono in una sola disciplina: si concentrano costantemente sull’obiettivo di diventare i migliori in una cosa sola. Nessuno chiede ai sollevatori di pesi di migliorare nel nuoto sincronizzato”, afferma Owen. “Anche i leader, come gli atleti, non possono eccellere in tutto. Devono concentrarsi sui loro punti di forza, esercitarsi in continuazione e identificare il contesto o la disciplina in cui possono dare il meglio di sé”.

Per arrivare a questo risultato, il libro di Owen individua le 65 caratteristiche che non possono mancare nel modus operandi del “capo” che tutti vorrebbero, con consigli ed esercizi per metterle in pratica. Ancora più importanti sono le lezioni “negative”, ossia le trappole che tutti i leader devono saper evitare. Ecco quelle individuate da Owen nel suo libro:

Non prendersi cura dei collaboratori. Tutti noi vogliamo sentirci apprezzati. I leader più intelligenti si rendono conto che il miglior modo per trarre il massimo dai collaboratori è dargli attenzione.

Non delegare. Il problema degli aspiranti supereroi è che pensano di essere gli unici al mondo in grado di fare il proprio lavoro, per cui fanno tutto da soli. Curiosamente, l’unica cosa che questi capi sanno delegare è la colpa dei problemi.

Esercitare un controllo maniacale. Alcuni capi arrivano al punto di controllare la macchina delle fotocopie, obbligando i dipendenti a farsi autorizzare ogni fotocopia. Pensano che il controllo coincida con la leadership, ma si sbagliano di grosso.

Attribuire un’importanza eccessiva allo status. Certi capi pensano che il ruolo formale li renda superiori in tutto ai collaboratori. Amano i simboli esteriori del potere. Segnali di pericolo sono presentarsi regolarmente in ritardo alle riunioni, vantare amicizie altolocate, pretendere uffici prestigiosi.

Mostrare indecisione. Un manager indeciso è nocivo quanto un dittatore. I membri del team vogliono chiarezza, certezza e indirizzo: l’indecisione crea perdite di tempo, crisi e lavori doppi.

Mettere in atto comportamenti disfunzionali. I capi sociopatici sono quasi sempre privi di empatia, hanno emozioni superficiali, sono ingannatori, manipolatori, egocentrici e inaffidabili. Non trattarli come capi normali: devi rispondere al fuoco con il fuoco. Se non ti difendi ti calpesteranno.

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