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Strategia 12 Aprile, 2018 @ 1:41

Saremo tutti esperti di ubiquitous computing e agricoltori verticali?

di Cristina Maccarrone

Giornalista, blogger, formatrice.Leggi di più dell'autore
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Ingegneri del Virginia Tech a Blacksburg, Virginia.

Ingegneri sempre più richiesti per ruoli operativi e meno “dirigenziali” e di coordinamento, ampliamento del concetto di manager (alla maniera anglosassone) e l’emergere di professioni oggi semisconosciute, ma che saranno sempre più richieste. Sono solo alcuni dei dati che emergono dall’Osservatorio Digital Mismatch (ossia il divario tra le competenze che si hanno e quelle che sono e saranno sempre più richieste nel mondo del lavoro), che la startup InTribe ha realizzato in collaborazione con il gruppo finanziario Nexi.

Un divario digitale che riguarda ogni professione

Numeri che tratteggiano un futuro del lavoro che non riguarda solo chi si sta per iscrivere all’università o ha appena concluso gli studi, ma anche e soprattutto chi ha già una sua professione, e non per forza di alto livello. Il digitale sta cambiando, anzi ha cambiato tutto, ma noi forse non riusciamo a stargli così dietro. O meglio, non ci rendiamo conto perfettamente di quali siano i trend e di quanto parole come “life long learning”, Mooc (Massive online open courses) e altre debbano entrare nel nostro bagaglio di competenze.

“A dire il vero”, spiega Mirna Pacchetti, ceo e cofounder di InTribe, “il fenomeno del Digital Mismatch non è nuovo. Se è vero che le aziende ricercano sempre più profili in ambito tecnologico e digitale, che difficilmente vengono occupati per mancanza di competenze specifiche, questo divario esiste ogni volta che c’è una spinta tecnologica forte. È diventato preponderante nel 2012 quando tale accelerazione ha avuto un forte impatto sul mondo Ict, subito dopo nel marketing con i social media e dal 2015 ormai è pervasivo e riguarda qualsiasi tipo di professione, nessuna esclusa”.

Un nuovo mercato con 2 milioni di posti vacanti

Ecco perché più che parlare di crisi, secondo InTribe, è meglio parlare di “nuovo mercato”: “Riguarda il medico, che dovrà sapere usare un braccio robotico, così come chi lavora in un negozio classico. Ma anche chi ripara biciclette avrà strumenti nuovi; e l’idraulico, quali tecnologie dovrà sapere usare per continuare a fare il suo lavoro? E l’elettricista? Le tecnologie riguardano tutti. Allo stesso tempo, c’è una riscoperta di antichi saperi ma declinata in modo diverso. Basti pensare agli agricoltori che seguono i pascoli attraverso le tecnologie digitali”.

L’impatto complessivo di tutto questo potrebbe essere, per l’Italia, di circa 2 milioni di posti vacanti entro 3 anni – le stime di InTribe in questo caso sono su dati Cedefop, il Centro europeo per lo sviluppo e la formazione professionale – se non si investe nella formazione. E se vi state chiedendo perché questo divario è più profondo ai giorni nostri, è presto detto: “Negli ultimi 20 anni c’è stata un’accelerazione paragonabile ai 400 anni precedenti, che si è acuita negli ultimi 5”. E questo riguarda moltissimo le professioni “che, fino a fine anni ‘90, evolvevano ogni 2 generazioni, adesso nel giro dei pochi anni”.

Più possibilità per chi lavora nei servizi e nei settori non marketer

Un mismatch che sta cambiando fortemente il dna dell’Italia, sempre più proiettata verso l’erogazione di servizi. Le previsioni di InTribe riguardo al periodo 2015-2025 vedono infatti un -23,3% nel settore primario e delle utilities e +14,6% per servizi e amministrazione insieme a un + 6,2% nei settori non marketer. In questi, spiega Pacchetti, “rientra il non profit sì, ma anche quelli che sono a pagamento ma a servizio della comunità”.

Maggiori opportunità per chi ha competenze più alte

Un altro aspetto interessante è che ci sarà un forte divario tra competenze basse e competenze alte. “Le nuove tecnologie richiedono che siano sempre più utilizzate. Per fare un esempio immediato, serviranno sempre meno operai semplici ma sempre più meccatronici. Ma le previsioni che abbiamo formulato mostrano come ci sarà un incremento generale delle opportunità lavorative per chi ha competenze di livello alto, una diminuzione per chi le ha più basse”.

Questo eccezion fatta per i manager e con una dovuta distinzione per le professioni intellettuali-scientifiche, come gli ingegneri. “Nel caso dei manager si va sempre più verso una concezione anglosassone. Fino a qualche anno fa, manager era solo il dirigente, adesso lo è anche chi ha la responsabilità di un ruolo e che ha tutto in mano, che magari ha anche competenze intermedie ma ha una o più persone da gestire. Se sei l’unico project manager di un’azienda va da sé che sei un manager, anche se non hai competenze altissime. Ma non avendo la responsabilità di un dirigente, non ne hai neanche lo stipendio”.

Quanto alle professioni intellettuali scientifiche, come gli ingegneri, ci sarà una decrescita dei profili alti che avranno “sempre meno ruoli di coordinamento”, precisa la ceo di InTribe “e saranno più richiesti per ruoli più operativi”. È sempre più forte la tendenza di ingegneri che magari si ritrovano a fare i programmatori – magari di intelligenza artificiale – e se si va a guardare le percentuali, succede che, nel settore intellettuale scientifico, c’è e ci sarà, tra il 2015 e il 2025, una decrescita dell’8% di chi ha competenze alte e, di contro, una crescita dell’occupazione, +14%, per le professioni tecniche intermedie per chi ha competenze alte. Si assiste dunque a un ribilanciamento e parte di queste professioni con alte competenze in campo intellettuale scientifico “si spostano” nelle professioni tecniche intermerdie. Come è il caso degli ingegneri”. Ma non solo loro, questa tendenza riguarda anche gli specialisti nelle scienze, dell’educazione o scienze giuridiche e amministrative, nonché tecnologie delle informazioni (i dati Cedefop li mettono insieme).

La chiave? La formazione permanente a tutte le età

Alla luce di tutto questo, cosa deve fare un lavoratore per restare sul mercato? “La soluzione è puntare sulla formazione permanente, a prescindere dal fatto che sia l’azienda o meno a erogarla. Perché, se è vero che ci sono aziende come Cisco che hanno creato un’Academy per venire incontro al divario di competenze, spesso non è così”, precisa Pacchetti “Pertanto formarsi è la chiave, a tutte le età e in tutti ruoli. Ci sono piattaforme come Udemy, in generale i Mooc, così come percorsi gratuiti, a volte anche organizzati dalle stesse agenzie di recruiment”.

E le aziende su cosa devono puntare? “Per non subire il mercato, sull’innovazione (forte la concorrenza delle startup) e sulle persone con le giuste competenze, senza limitarsi però ad assumere solo persone dall’esterno. Se si punta solo su queste ultime, ma il contesto non è maturo, succederà che se ne andranno dopo poco tempo. La sfida è anche per gli hr: non devono solo trovare il talento, ma far convivere il nuovo con il consolidato, favorire l’ingresso di nuove tecnologie con quelle esistenti”.

Le professioni del futuro

InTribe che per svolgere le sue indagini sociali, predittive e di trend utilizza big data, social media e app , ha individuato anche quali saranno le 3 professioni con le maggiori opportunità di crescita nei prossimi 12/24 mesi. Molte opportunità di lavoro ci saranno per i responsabili di sicurezza aziendale – per intenderci chi tutela il patrimonio aziendale da intrusioni e hacker – così per i data analyst e i growth hacker. I primi analizzano moli di dati, i secondi si occupano di crescita attraverso tecniche avanzate di lean marketing e non solo.

E tra le nuove? Il già citato esperto di ubiquitous computing ossia chi, in virtù di tecnologie e accessori sempre più integrati con il corpo umano, è in grado di sviluppare oggetti connessi in rete, che interagiscano con persone e altri oggetti. O l’agricoltore verticale, sempre più richiesto a causa della scarsità di campi da coltivare e la necessità di coibentare meglio gli edifici e l’esperto di genomica che si occupa di creare mappe genetiche e fisiche del DNA degli organismi viventi per identificare geni e informazioni su di queste. E last but not least, sempre secondo InTribe, per chi entrerà nel mondo del lavoro, tra sostituzioni ed espansione ci saranno quasi 9 milioni di opportunità occupazionali. Digital mismatch permettendo.

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