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L’uomo che ha spiegato la vittoria di Trump

Donald Trump a dicembre del 2016 in Michigan.

L’amico, il parente, il conoscente che la sera dell’8 novembre 2016 ha scosso la testa dicendo che la vittoria di Donald Trump sarebbe stata impossibile ce l’abbiamo tutti. Tutti i sondaggi e la quasi totalità degli analisti erano d’altronde concordi nel definire quella del miliardario newyorkese una sconfitta annunciata. Eppure, sappiamo com’è andata. La domanda è: quali forze hanno portato il trumpismo a imporsi? Una delle risposte più brillanti l’ha offerta il giornalista e analista strategico Andrew Spannaus, americano ma basato a Milano, nel suo libro Perché vince Trump (Mimesis, 2016). Dalla pubblicazione della sua opera, Spannaus non ha smesso di occuparsi dei temi che ne hanno garantito il successo: Donald Trump è diventato il 45esimo presidente degli Stati Uniti perché una larga fetta della popolazione americana si è sentita tagliata fuori, dimenticata e anche priva di un’identità che quel bizzarro tycoon prometteva di restituirgli.

La copertina de “La rivolta degli elettori” di Andrew Spannaus.

Nel suo nuovo saggio, La rivolta degli elettori, Spannaus approfondisce il tema, spiegando il denominatore comune ai successi di Trump e a quelli di altri politici della destra populista: la sovranità. “Nel promuovere un sistema di diritti condivisi a livello mondiale, il rispetto della sovranità è passato in secondo piano”, spiega l’analista americano, “e il fallimento dell’élite occidentale è strettamente collegato all’abbandono del concetto di sovranità”.

Anziché connotare il termine “sovranità” in senso strettamente negativo – o direttamente retrogrado – Spannaus consiglia di rivalutarlo, o almeno guardarlo senza lenti ideologiche, come possibile strada da seguire per risolvere i problemi delle grandi democrazie. Come l’autore del libro scrive ne La rivolta degli elettori:

Una ripresa del concetto di sovrani­tà nazionale sembra particolarmente importante proprio per contra­stare la perpetuazione degli errori più gravi del mondo occidentale negli ultimi decenni: una politica estera basata su interventi militari a volte difficili da giustificare e una politica economica che ha pro­vocato una serie di crisi che ora si stanno ritorcendo contro la classe che ne ha tratto beneficio, ignorando le conseguenze su buona parte della popolazione.

Spannaus sarà a Milano il 17 aprile per declinare queste sue intuizioni sullo scenario attuale del nostro continente, in un talk dal titolo “La nuova geografia europea del post-voto”, organizzato dall’Executive club presso il Westin Palace di Piazza della Repubblica, 20, a partire dalle 17.30. L’evento sarà un’occasione per riflettere sugli apparenti paradossi politici del nostro tempo, e su come un cauto ritorno alla pace di Westfalia – l’accordo seicentesco che proibiva l’ingerenza negli affari di altri Stati-nazione – potrebbe rivelarsi una soluzione efficace.

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