La rinascita del fondatore di una startup fintech

Forbes.it
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Hiroki Takeuchi, cofondatore di GoCardless.

Gli ultimi 18 mesi di Hiroki Takeuchi, cofondatore di GoCardless e inserito nella lista Forbes 30 Under 30, hanno dell’incredibile. Dopo aver chiuso un round di finanziamento da 22,5 milioni di dollari per la sua startup attiva nel mercato degli addebiti diretti, ha aumentato la sua base di utenti europei a circa 30.000 piccole e media imprese e grandi società, che ora fanno transazioni per circa 7,1 miliardi di dollari all’anno, e ha ampliato il suo team a oltre 190 dipendenti.

Tutto questo mentre si riprendeva da un brutto incidente con la bici nel 2016, che lo ha lasciato paralizzato dal petto in giù poche settimane dopo il suo matrimonio. Come ha raccontato Oliver Smith dalle pagine di forbes.com lo scorso 18 aprile,  ora Takeuchi è costretto in sedie a rotelle ma è tornato in ufficio a tempo pieno, riprendendo il timone della società fintech che ha co-fondato con Matt Robinson, l’amministratore delegato di Nested, che ha guidato il gruppo dopo il tragico incidente. “Per me, il lavoro”, racconta Takeuchi, “è stata una distrazione molto utile da quella che è la mia vita personale. Ma aver avuto un po’ di tempo lontano dall’attività mi ha permesso di guardare con diversa prospettiva e ripensare al mio ruolo. Se molti dei fondatori avessero la possibilità di fermarsi, abbandonare tutto quello che stanno facendo, ripensare tutto, la maggior parte coglierebbe di certo questa occasione”.

E la sua società va a gonfie vele. Anche perché aziende come The Guardian, Thomas Cook, Virgin e persino il governo britannico pagano attraverso GoCardless per riscuotere addebiti diretti dai loro clienti. L’azienda di Takeuchi riscuote commissioni fino all’1% delle transazioni e in cambio offre API e una vasta gamma di dati per aiutare le aziende a mantenere i propri clienti più a lungo. Nel Vecchio continente il mercato degli addebiti diretti vale complessivamente 23,5 miliardi di euro.

M ora l’azienda guarda anche altrove.“Siamo cresciuti davvero tanto nel Regno Unito e ora stiamo iniziando a crescere anche nel resto d’Europa. Entro due anni voglio essere in una posizione in cui poter dire di non essere più focalizzati sull’Europa. Voglio che la società abbia capacità molto più ampie e un lungo elenco di Paesi in cui operiamo”. Gli obiettivi per il 2018 sono Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, Norvegia, Canada e, naturalmente, gli Stati Uniti. “Dare la possibilità di incassare pagamenti in cinque diversi Paesi è qualcosa che non è mai stato fatto prima. Ma per i nostri clienti la possibilità di avere addebiti diretti praticamente da tutto il mondo sarebbe uno strumento estremamente prezioso”.

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