Giro d’Italia: tanta fatica per nulla (o quasi)

Forbes.it
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Marcel Kittel in una tappa del Giro d’Italia 2016.

Oltre 3.500 km di sudore e fatica in tre settimane valgono appena 75 euro per ciascun chilometro. Il Giro d’Italia 2018 è pronto a partire, con la prima tappa in Israele: un business al cui centro ci sono sempre i ciclisti, con le loro imprese. La 101° edizione della corsa rosa parte oggi, per concludersi, dopo 21 tappe, il 27 maggio a Roma. La prima sfida sarà una cronometro individuale di 9 km a Gerusalemme: si tratta di una prima volta, visto che mai il Giro aveva varcato i confini dell’Europa. I 176 ciclisti delle 22 squadre in corsa dovranno percorrere 3.546 km per arrivare all’ultimo atto a Roma: in mezzo, non mancheranno ovviamente le salite, tra cui il mitico Zoncolan, per un dislivello complessivo di 44mila metri.

Il favorito d’obbligo non può che essere Chris Froome. Il britannico del team Sky, al centro delle polemiche antidoping dello scorso dicembre, va infatti a caccia del primo successo in rosa dopo aver dominato il Tour de France negli ultimi anni, con quattro vittorie (a cui si è aggiunta anche una Vuelta). A dargli battaglia ci sarà il campione in carica Tom Dumoulin, olandese del team Sunweb, ma anche l’italiano Fabio Aru, che, con la maglia della UAE Emirates, dopo i due podi del 2014 e 2015 cercherà il primo successo.

Vincere una tappa al Giro, però, non è granché remunerativo. Il montepremi complessivo messo in palio è di 1,5 milioni di euro, distribuito non solo in base alle vittorie ma anche alle varie classifiche (e quindi classifica generale, classifica a punti, classifica dei gran premi della montagna, classifica dei giovani). Un montepremi che, peraltro, non viene incassato dal singolo ciclista, ma di prassi viene poi distribuito tra i corridori della stessa squadra.

Chi vince la singola tappa, insomma, incassa 11.010 euro come premio: complessivamente, per i singoli successi di giornata, il montepremi è quindi di 231.210 euro. Distribuiti sui 3.546 km di percorso, la media è di circa 65 euro a chilometro, con picchi che vanno dai 1.135 euro per km della prima cronometro individuale a Gerusalemme (9 km complessivi) ai 46 euro per km della 10ª tappa, la più lunga del Giro (da Penne a Taldo Guadino, 239 km).

Christopher Froome con il Team Sky durante il Tour de France 2017.

Le tappe più dure, però, restano quelle di montagna. Tra i principali protagonisti quest’anno ci sarà il famigerato Monte Zoncolan, considerato la salita più dura d’Europa: 10 km al 12% di media con punte del 22%. Chi si presenterà da solo al traguardo in Friuli per la 14ª tappa (San Vito al Tagliamento-Zoncolan, 181 km) potrà dire di aver sudato per conquistare una vittoria che vale circa 61 euro al km. Cifra simile a quella per le altre due tappe di montagna principali, la Venaria Reale-Bardonecchia (19ª tappa, 181 km, 60,8 euro per km) e la Susa-Cervinia (20ª tappa, 214 km, 51,4 euro per km).

E chi vincerà il Giro? Il montepremi per il vincitore del Giro è di 115.668 euro, a cui si aggiungono 150.000 di “premio speciale”: complessivamente, quindi, chi si presenterà a Roma in maglia rosa conquisterà 265.668 euro. Ovverosia, circa 75 euro per ciascuno dei 3.546 km percorsi nel corso delle tre settimane.
Premi che possono, in fondo, aiutare anche i gregari. Una squadra di alto livello come il Team Sky nel 2016 (ultimi dati disponibili) ha avuto ricavi per circa 35 milioni di euro (31,084 milioni di sterline), di cui 26,6 milioni di euro (23,456 milioni di sterline) dal title sponsor (la stessa Sky). Tuttavia, ha chiuso l’esercizio in sostanziale pareggio a causa di costi per 35,2 milioni di euro (31,029 milioni di sterline), di cui 27,6 milioni di euro (24,338 milioni di sterline) di costi salariali per ciclisti e staff. Parliamo però di una squadra composta da 30 ciclisti: in sostanza, per un Chris Froome che guadagna circa 5 milioni di euro, ci sono gregari i cui stipendi, secondo una ricerca di Les Echos, partono da 60mila euro per arrivare fino ad un massimo di circa 300mila euro.

Cifre che raccontano, almeno in Italia, di un business che continua la sua crescita, sia come interesse che a livello economico. Anche quest’anno, il Giro sarà trasmesso in tv dalla Rai, che ha visto salire i numeri degli ascolti: per l’edizione 2017, la trasmissione Giro Arrivo (cioè quella con i momenti più importanti della tappa) ha avuto 2,050 milioni di ascolto medio a tappa, con share del 29,6% medio tra gli uomini. La tappa più vista, la Pordenone-Asiago, ha fatto registrare 3,3 milioni di spettatori con il 41% di share tra gli uomini. Una tendenza positiva che, secondo le stime della Rai, sarà confermata anche quest’anno.

L’italiano Fabio Aru dell’Astana Pro Team durante una tappa del Tour de France 2017.

L’edizione 2017 ha visto numeri in crescita anche dal punto di vista economico. Secondo i dati contenuti nel bilancio consolidato 2017 di RCS (che organizza la corsa tramite RCS Sport), i ricavi da eventi sportivi sono saliti di 11,1 milioni nel corso dell’anno, toccando quota 74,9 milioni di euro. Ovviamente non si tratta solo del Giro d’Italia, visto che RCS Sport organizza anche altre gare (non solo ciclistiche), ma l’impatto maggiore arriva proprio dalla corsa rosa. Il business del Giro vale infatti circa 30 milioni di euro, in crescita anche grazie ad un nuovo accordo per i diritti tv per il biennio 2017/2018.

Poi c’è il fattore sponsor, che vale circa 10 milioni di euro. Nel 2018 saranno 55 i partner commerciali ufficiali che a vario titolo accompagneranno il Giro d’Italia in tutte le 21 tappe: si va da Enel (che sarà sponsor della Maglia Rosa) a Banca Mediolanum (sponsor Maglia Azzurra), passando per Segafredo Zanetti, Eurospin, Alfa Romeo e altre. La grande carovana del Giro, insomma, è pronta a partire.

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