Per imparare di più basta studiare meno

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Meglio concedersi una pausa.

Gli addetti ai lavori del settore dell’educazione sono sempre alla ricerca di metodi di insegnamento più efficaci, ma la notizia – spiega Nick Morrison su Forbes – è che il segreto per imparare efficacemente potrebbe essere studiare meno, non di più. I ricercatori hanno trovato evidenze empiriche a supporto della teoria che vuole che concedersi pause regolari durante lo studio migliora l’apprendimento, una scoperta che ha implicazioni non solo per le scuole, ma anche per le aziende che organizzano corsi di aggiornamento professionale.

La teoria è stata sviluppata da Paul Kelley, un ex preside di scuola superiore persuaso dal suo interesse nei ritmi circadiani a ritardare l’inizio delle elezioni per gli studenti, sulla base del fatto che i cervelli degli adolescenti non sono nelle condizioni migliori al mattino presto. Oltre al sonno Kelley, ora un ricercatore onorario dell’università di Oxford, ha anche indagato il ruolo della ripartizione del tempo nella costruzione della memoria di lungo termine.

Le memorie sono create da neuroni attivati nel cervello: ma perché i ricordi – e le nozioni – diventino parte integrante di una persona, questi neuroni non devono rimanere inalterati per un certo periodo di tempo. Se vengono distratti mentre creano le condizioni per la creazione di memoria, quest’ultima ne risulterà compromessa. Se fin qua la scienza era già arrivata, finora non c’era stata molta ricerca accademica sull’impatto di questo approccio, detto apprendimento scaglionato, sugli attuali sistemi educativi.

Kelley e i suoi compagni, quindi, hanno bussato alla University of Surrey Business School, in Inghilterra, che ha accettato di testare il metodo per vedere se funzionava. Un gruppo di 600 studenti di Economia è stato diviso in tre gruppi: si occupavano tutti di materiale per un corso di pubblicità, ma in modi profondamente diversi: un gruppo aveva l’input accademico tradizionale di letture e seminari; il secondo gruppo studiava in autonomia; il terzo gruppo era votato all’apprendimento scaglionato.

In quest’ultimo caso, la lezione di un’ora comprendeva brevi raffiche di studio intenso, puntellate di pause di 10 minuti in cui i partecipanti si dedicavano a compiti completamente slegati dal tema principale, come provare a copiare un quadro di Picasso. A una settimana di distanza, agli studenti è stato sottoposto un test diviso in tre parti: una dedicata al vagliare la loro acquisizione di conoscenze, un’altra relativa all’applicazione e una terza alla capacità di estendere le capacità apprese a materiale al di fuori dell’oggetto del corso.

Nel primo caso, i risultati dell’acquisizione hanno mostrato che gli “studenti a scaglioni” si ricordavano il 20% più di cose degli studenti che avevano adottato un approccio tradizionale, e il 23% in più di chi studiava autonomamente. In altre parole, gli studenti che si concedevano pause regolari nel corso dell’ora avevano appreso un quinto in più di quelli che erano rimasti per un’ora a lezione.

 

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