7 cose che le persone di successo fanno in maniera differente dagli altri

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Derek Jeter, secondo Cavalea l’ultimo ad arrivare agli allenamenti, e il primo ad andarsene.

Gli esperti dicono che, se siamo intenzionati a trovarci nella posizione migliore per arrivare al successo, dobbiamo approcciarla da ogni angolo: mentale, fisico ed emozionale. Una non può fare a meno dell’altra, e tutte e tre insieme aumentano le probabilità di farcela.

Molti pensano che per essere un imprenditore di successo, bisogna esaurirsi lavorando tutto il giorno per battere la concorrenza. Il problema di questo approccio è che logora fisicamente e mentalmente. Jules Schroeder scrive su Forbes di aver costruito una “7-figure company” (un’azienda dai fatturati milionari) a 22 anni, ma giocandosi la salute e le relazioni.

Ora il suo approccio è radicalmente cambiato, ma riesce comunque a portarla ad affermarsi: per spiegarlo ha intervistato Dana Cavalea, ex preparatore atletico dei New York Yankees e asso nella manica che gli ha permesso la vittoria di diverse World Series. Cavalea ha condiviso le 7 abitudini che ha osservato tra gli atleti che performavano più degli altri, gettando luce sulle chiavi del successo (e sfatando più di qualche mito).

  1. Lavorano meglio, non di più. Pensiamo, di norma, che l’attività febbrile sia la strada principale per il successo, credendo che senza ore di sudore e fatica ogni giorno non otterremo ciò che vogliamo. Ma Cavalea spiega: “Derek Jeter e Mariano Rivera sono gli ultimi ad arrivare al campo d’allenamento, e i primi ad andarsene. E sono i migliori dei migliori”;
  2. Si mettono in moto quando sono nelle loro migliori condizioni. “Quali sono le tue ore di lavoro più importanti?”, ha chiesto Cavalea. “Io do il meglio tra le 5 di mattina e le 2 di pomeriggio, per cui mi adopero in queste ore. Ma dopo che sono passate, non mi metto a fare nulla di provante, neanche a livello di pensiero”. Occorre riconoscere quando ci si sente più concentrati, energici e creativi, e organizzare il proprio schedule di conseguenza;
  3. Sono costanti. “Jeter era un ragazzo introverso del Midwest che viveva una vita molto semplice. I giocatori migliori sono persone molto coerenti, non cercano la nuova cosa del momento. Conoscono il loro talento e lo coltivano negli allenamenti e nelle abitudini. Ed è tutto”, spiega Cavalea. Se vuoi avere successo, focalizzati su una cosa e diventa competente in quella;
  4. Hanno reti di supporto. Le persone al vertice sanno che il successo è difficile da agguantare quando ci provi da solo. Più grande è l’obiettivo che stai cercando di raggiungere, maggiori sono gli ostacoli che incontrerai. Puoi equipaggiarti meglio per affrontare il tuo cammino mettendo insieme una squadra che ti aiuti. “A livello pro, hai un coach per la forza, un coach per l’allenamento, un manager, un allenatore sul campo e uno fuori dal campo…”, dice Cavalea. Ma il tuo inner circle va scelto con acume, e dev’essere necessariamente composto da professionisti;
  5. Credono di potercela fare. La scienza ci dice che la convinzione di essere in grado di ottenere risultati aumentano le chances di realizzarle. Cavalea indica nel libro The Power of Positive Thinking, del dottor Norman Vincent Peale, una risorsa per regolare il mindset in direzione dei propri obiettivi;
  6. Si allenano anche fisicamente. La mente è solo una parte del puzzle: per ottimizzare le performance, bisogna anche occuparsi del corpo. Un’abitudine alla vittoria comporta anche l’esercizio fisico quotidiano. “Il sudore cambierà il tuo modo di essere. Cambierà come ti senti, e facendo esercizio creerai nuove motivazioni, ti manterrai sulla strada che hai tracciato per te”, spiega il coach.
  7. Si ritagliano spazi dedicati al divertimento. L’ottimizzazione del lavoro riguarda l’equilibro: creare spazio nel proprio organigramma per momenti ricreativi aiuterà a migliorare le proprie skill creative e di problem-solving, oltre a supportare il benessere emotivo. Dopo aver lavorato, ci si può concedere qualche ora dedicata alle attività che ci piacciono di più.

 

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