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Un italiano migliorerà il mondo per conto di Bezos, Gates e Branson

Marco Ferrara (a destra), con il team di Form Energy

Nel 2016 un gruppo di miliardari tra cui Bill Gates, Jeff Bezos, Richard Branson e Jack Mah hanno costituito il fondo Breakthrough Energy Ventures (BEV) con l’obiettivo di investire almeno 1 miliardo di dollari nello sviluppo di nuove tecnologie energetiche per ridurre le emissioni di gas serra. Un obiettivo ambizioso e che richiede un orizzonte temporale ampio e ingenti investimenti. Per questo, parte della missione del BEV è investire “capitale paziente” in progetti in grado di ridurre le emissioni globali di carbonio di almeno 500 milioni di tonnellate all’anno, anche senza avere un ritorno sull’investimento entro i primi 20 anni.

Un portavoce del BEV ha confermato a Quartz che il fondo, a 18 mesi dalla costituzione, ha effettuato i primi investimenti in due startup che stanno sviluppando nuove tecnologie per combattere il cambiamento climatico: Quidnet e Form Energy. Entrambe le startup hanno pensato nuove tecnologie per lo stoccaggio di energia, una possibile soluzione per ovviare alla discontinuità e aleatorietà delle energie rinnovabili come la eolica e la solare, che dipendono dalle condizioni climatiche.

Quidnet utilizza l’elettricità in eccesso per pompare l’acqua nelle fessure delle rocce sotterranee in pozzi di petrolio o gas inutilizzati, creando pressione che viene utilizzata per generare elettricità. La startup ha raccolto da BEV e Evok Innovations 6,4 milioni di dollari per effettuare altri test, dopo i primi in Nevada e Texas che hanno dimostrato la fattibilità del progetto.

Form Energy, invece, sta progettando un nuovo tipo di batteria economica in grado di conservare una grande quantità di energia per lunghi periodi di tempo. Il prezzo delle batterie viene calcolato in base a quanto costa immagazzinare un kilowattora (kWh) di energia. Anche se negli ultimi anni i costi delle batterie al litio stanno calando, la più economica al momento ha un costo di $ 200/kWh.

Form Energy, grazie agli 11 milioni di dollari raccolti (2 milioni da MIT’s Engine Fund e 9 milioni da BEV, Prelude Ventures e altri piccoli investitori), sta lavorando a una composizione chimica alternativa in grado di ridurre i costi di stoccaggio per arrivare ad una batteria da $ 10/kWh. Una soluzione che potrebbe davvero cambiare il modo di utilizzare l’energia e di conseguenza l’impatto sull’ambiente.

Tra i co-founder di Form Energy, con base in Massachussets, c’è l’italiano Marco Ferrara, esperto nella modellizzazione dello stoccaggio di energia.

Marco Ferrara, co-fondatore di Form Energy

Marco, quando ipotizzate di poter iniziare i primi test e quanto il supporto del BEV può aiutarvi ad accelerare lo sviluppo?

Abbiamo prototipi funzionanti della tecnologia e stiamo lavorando sodo per realizzare prodotti commerciali il prima possibile. Il supporto di un fondo di lungo termine come BEV – visionario e dedicato alla causa della difesa ambientale – è fondamentale per il successo della nostra iniziativa.

Il team di Form Energy è composto da menti brillanti con importanti esperienze alle spalle che si sono riunite per un ambizioso progetto che potrebbe avere un forte impatto economico-ambientale. Chi sono i tuoi co-founder?

Gli altri soci fondatori sono Yet Ming-Chiang, un professore leggendario del MIT e co-fondatore di altre sei società tra cui American Superconductor, A123, 24M e Desktop Metal; Ted Wiley, co-fondatore di Aquion Energy ed ex ufficiale dell’esercito americano; Mateo Jaramillo, ex VP a Tesla e mente ideatrice del loro business di batterie per la rete elettrica; e William Woodford, un brillante scienziato dei materiali e il nostro leader tecnico.

Hai studiato all’Università dell’Aquila e poi hai proseguito con un dottorato di ricerca al MIT a Cambridge dopo aver fatto un’esperienza al CNR. Come mai la scelta di andare negli Stati Uniti? 

Credo sia stato il desiderio di una nuova avventura in un Paese che incentiva e ricompensa merito, lavoro e innovazione.

In questi giorni il governo italiano ha dichiarato che il nostro Paese deve puntare sulle energie rinnovabili come motore per il futuro della sua economia e si impegnerà ad arrivare entro il 2030 al 35% di consumo di energie rinnovabili. Per quanto riguarda invece lo sviluppo di nuove tecnologie in quest’ambito, com’è lo scenario in Italia? 

L’impegno del nostro governo in tal senso ha estremo valore politico e sociale, ed è strategicamente importante per alimentare un’industria nella quale l’Italia può giocare un ruolo di primo piano. L’Italia ha istituzioni accademiche eccellenti e società prestigiose nel campo delle tecnologie di potenza e rinnovabili e della realizzazione di sistemi elettrici. Dobbiamo tuttavia migliorare significativamente nella creazione di ecosistemi efficienti e meritocratici per il lancio di compagnie giovani e innovative sul modello delle startup americane.

 

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