Così il calcio è finito al fondo (d’investimento)

Forbes.it
Share

Un venditore di merchandising attende l’inizio della partita di Premier League tra Sunderland e Burnley.

Cosa ci fanno private equity ed hedge fund, abituati a basare ogni decisione d’investimento sulle rigide regole della statistica, con il calcio, dove resta difficile guadagnare denaro e comunque può bastare una svista arbitrale o l’errore di un giocatore a compromettere il risultato stagionale, con danni anche pesanti in termini di business? Trovare una risposta adeguata a spiegare tutte le situazioni che hanno visto protagonisti negli ultimi tempi i big della finanza non è facile, ma si possono provare a unire i puntini per farsi un’idea di come sta cambiando lo sport più seguito al mondo.

Mirino puntato sull’Italia

A cominciare dall’Italia, dove il Milan è da poco finito nelle mani del fondo attivista Elliott, che non pare intenzionato a disfarsene a breve, la Roma è controllata dal big statunitense degli hedge fund James Pallotta, mentre il Pavia ha vissuto una breve stagione a conduzione del fondo cinese Pingy Shanghai Investment. Quanto alla Juventus, la maggioranza è saldamento nelle mani della Exor di John Elkann, ma tra i piccoli azionisti figura l’hedge fund londinese Lansdowne European Equity Fund. “Dai family office ai fondi d’investimento con un’ottica di medio-lungo periodo, qui a New York c’è grande interesse per l’investimento nel calcio italiano”, racconta Salvo Arena, che guida gli uffici nella Grande Mela di Chiomenti, uno dei più importanti studi legali d’affari italiani ed è specializzato soprattutto nella consulenza al private equity.

Diritti e merchandinsing da sviluppare

Perché proprio l’Italia? Lo spiega Luca Petroni, partner di Deloitte, società di consulenza che ogni anno effettua un’analisi sul business del calcio. “Se guardiamo al periodo 2010-2016, il fatturato dei top 3 club italiani è cresciuto del 51%, mentre in Premier League il progresso è stato del 11%, in Bundesliga del 73% e in Ligue 1 del 193%”. Insomma, la Serie A fin qui è cresciuta meno e quindi chi ha denaro è pronto a investirvi nella prospettiva di ottenere rendimenti più elevati. “Merchandising, diritti tv, soprattutto a livello internazionale e stadi di proprietà: sono questi i tre filoni con il maggiore potenziale di sviluppo nel nostro Paese”, aggiunge Petroni.

Del resto, in altri campionati i fondi sono di casa da tempo, essendo entrati quando c’era ancora ampio potenziale inespresso, acquistando anche club prestigiosi come l’Atletico Madrid, l’Herta Berlino, il Bournemputh e il Crystal Palace.

Interessi differenziati

Tornando al punto iniziale, il calcio è in linea con gli schemi di business e le attese di rendimento dei fondi alternativi? Nelle 22 società europee quotate in Borsa ci sono decine di hedge fund tra i piccoli azionisti. Hanno rilevato quote in ottica di diversificazione del rischio e nella maggior parte dei casi hanno fin qui ottenuto discrete soddisfazioni. L’indice di settore Stoxx Europe Football ha guadagnato il 25% nell’ultimo quinquennio, in linea con quello delle Blue Chip europee, ma a fronte di una limitata correlazione. Il che aiuta a evitare eccessive escursioni nelle performance dei fondi.

“I big della finanza che accettano di investire nel calcio sono chiamati a sconfessare tutte quelle regole basate sulla statistica che solitamente caratterizzano il loro lavoro per sfidare l’alea dello sport, dove può bastare un infortunio o una decisione arbitrale errata a influenzare pesantemente l’andamento economico della società”, spiega Arena. “Per cui non è un caso se in genere l’investimento non avviene tramite i fondi, ma con la creazione di nuove società che coinvolgono direttamente la persona fisica. Così ad esempio ha fatto Pallotta con la Roma e lo stesso vale per altri”.

Antonello Martinez, fondatore di Martinez & Novebaci, uno dei primissimi studi legali d’affari a creare una practice di diritto sportivo, intuendo l’evoluzione dei club in chiave sempre più di business, segnala la nuova era aperta da Paul Singer di Elliott nei giorni scorsi. “Un fondo attivista come questo, abituato a cercare una valorizzazione a breve dell’asset, ha appena comunicato di voler valorizzare il Milan attraverso un piano triennale”. Un fondo speculativo che di colpo si scopre paziente? “Cambiano i tempi, ma non muta il ritorno d’immagine del calcio”, risponde l’avvocato. “Con tutte le partite economiche che in questo momento coinvolgono Elliott in Italia (da Tim a Fca-Fiat, ndr), il possesso del club rossonero diventa uno straordinario biglietto da visita presso istituzioni e opinione pubblica. Non c’è campagna di comunicazione altrettanto efficace per farsi conoscere dai non addetti ai lavori”.

Un pensiero condiviso da Arena che usa l’espressione anglofona social currency per indicare l’accresciuta visibilità che il calcio assicura ai finanzieri “con la possibilità di facilitare altri investimenti nel business del calcio, a cominciare dalla costruzione degli stadi, o anche al di fuori, in altri settori di interesse per l’investitore”.

Share