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Strategia 17 ottobre, 2018 @ 4:58

Vuoi essere un capo in grado di ispirare? Segui queste 10 regole

di Daniela Uva

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Giornalista professionista. Oltre a numerose collaborazioni, ha lavorato come redattore ordinario per Il Giornale, La Gazzetta dello Sport e Studio Aperto. Si è sempre occupata di cronaca, lifestyle e inchieste. È laureata in Scienze politiche e ha frequentato l'Istituto per la formazione al giornalismo Carlo De Martino di Milano. chiudi
steve jobs di profilo
Steve Jobs alla Worldwide Developers Conference del giugno 2004 (Justin Sullivan/Getty Images)

Amano il proprio capo e, in moltissimi casi, riescono a trasformare i rapporti di lavoro in vere e proprie amicizie. I lavoratori italiani sono abbastanza felici e soddisfatti in ufficio, almeno secondo l’ultimo studio pubblicato da Adp, società leader mondiale in ambito human capital management. Dalla ricerca, condotta su 2.500 persone fra Germania, Francia, Italia, Olanda e Regno Unito, emerge che nel nostro Paese il 60% dei dipendenti ha un buon rapporto con i propri responsabili, mentre il 33% si dice insoddisfatto della qualità della leadership. Un italiano su cinque pensa che il proprio capo sia addirittura d’ispirazione e ne condivide filosofia e obiettivi. Il 45% afferma di lavorare sempre a stretto contatto col boss e di collaborare con lui in modo positivo.

Passando al rapporto con i colleghi, anche in questo ambito i dati parlano di ambienti di lavoro abbastanza positivi e rassicuranti. E infatti il sondaggio ha rilevato che il 73% dei dipendenti italiani ha un buon rapporto con i propri collaboratori, mentre il 27% li considera amici, frequentandoli anche fuori dall’ufficio. Naturalmente questo clima positivo favorisce sia la produttività sia il coinvolgimento della forza lavoro. Al contrario, quando i rapporti tra colleghi non sono buoni, l’impatto su produttività e coinvolgimento è estremamente negativo.

“Il management e la leadership hanno un’influenza diretta e tangibile sull’impegno dei dipendenti – conferma Virginia Magliulo, managing director Adp Italia -. La mancanza di conoscenza degli impiegati da parte dei datori di lavoro non è l’unico fattore che causa scontento sul posto di lavoro. È importante che i dirigenti e le risorse umane si ritaglino del tempo per capire a fondo i propri impiegati. Conoscendo i lavoratori, le loro abilità e i loro desideri li si può ispirare, far crescere e stimolare, cosa che conduce a maggior produttività e successo negli affari”. Ma quali sono le regole per essere un buon leader? Ecco il decalogo pubblicato dal World Economic Forum.

1 – Condividere le informazioni. Mettere i sottoposti a conoscenza di ciò che accade in azienda non rappresenta una perdita di potere, ma aiuta i dipendenti a svolgere meglio le loro mansioni. La buona abitudine di condividere le informazioni è strettamente legata a quella del delegare.

2 – Assunzioni ad hoc. La squadra di lavoro deve essere scelta con estrema cura. Non si tratta solo di leggere i curriculum e valutare le competenze. Il buon capo non si preoccupa solo della performance dei nuovi assunti, ma anche del loro inserimento nel gruppo.

3 – Riconoscere i meriti. Una buona abitudine è riconoscere le vittorie e congratularsi con chi le ha ottenute. Fare il proprio lavoro è una cosa naturale, ma a volte i dipendenti hanno bisogno di riconoscimenti pubblici e privati per crescere. Sentirsi valorizzati e apprezzati dal capo è importante. Allo stesso modo, è opportuno evitare rimproveri in pubblico.

4 – Rispettare il tempo. Il capo perfetto non costringe i propri dipendenti a rimanere in ufficio costantemente dopo l’orario stabilito.  Il buon leader comprende il valore del tempo proprio e altrui e fa in modo di non arrivare tardi alle riunioni e di essere sempre preparato per evitare qualunque dispersione di energia.

5 – Mostrare empatia. Il capo dovrebbe sapersi calare nei panni dei suoi sottoposti e capire il loro punto di vista. Questo non deve trasformarsi in un atteggiamento genitoriale: i problemi personali degli individui devono rimanere il più possibile lontani dal posto di lavoro e il capo non deve lanciarsi in consigli che poco hanno a che vedere con il suo ruolo.

6 – Essere responsabili. Il capo, quando qualcosa non va, deve sempre assumersi le proprie responsabilità. Senza mai far ricadere le colpe sugli altri.  Il ruolo manageriale presuppone un controllo sul lavoro del team e, di conseguenza, una completa integrazione in eventuali scelte sbagliate.

7 – Ringraziare sempre. Quando si lavora non tutto è dovuto. Ogni compito svolto ha bisogno spesso di un riconoscimento che vada al di là della retribuzione. I capi che lo capiscono riescono a instaurare un rapporto diverso con i loro sottoposti che in molti casi mettono molto di se stessi in quello che fanno.

8 – Essere consapevole dei sacrifici richiesti. Quando un capo chiede a qualcuno di rinunciare al proprio tempo libero in nome del lavoro, deve essere veramente costretto a farlo e deve essere consapevole che sta imponendo un sacrificio per il quale sarà indispensabile ringraziare.

9 – Comunicare bene. Non dovrebbero mai sorgere dubbi sulle indicazioni date dal capo. Un vero leader non sceglie la strada dell’ambiguità per evitare le responsabilità e non sfugge alle domande, anche quelle più difficili, perché capisce che una buona comunicazione è uno degli aspetti più importanti del suo lavoro.

10 – Creare leader. Il capo perfetto è in grado di ispirare, di formare e di far crescere nuovi leader. È inevitabile che questo accada se si sta dando il meglio di sé nel lavoro svolto e nel rapporto con i dipendenti, valorizzandone sempre i punti di forza.