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Forbes Italia 30 ottobre, 2018 @ 8:48

Come smettere di dire “non ho mai tempo per fare nulla”

di Roberto D’Incau

Headhunter e business coach.Leggi di più dell'autore
Headhunter e business coach, è considerato uno dei più importanti opinion leader in ambito hr in Italia. Managing Partner di Lang&Partners, società di consulenza hr da lui fondata dieci anni fa insieme ad altri partner. È autore di tre libri di saggistica dal tono ironico e visiting professor in vari master. chiudi
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(Gettyimages)

“Daniele è sempre in affanno: ha un lavoro come manager, una figlia che è con lui una sera la settimana e un week end su due (è divorziato), i genitori da andare a trovare, gli amici da vedere, una fidanzata part time che vorrebbe vedere di più. La sua vita è caratterizzata sempre dalla mancanza di tempo: lavora sempre fino a tardi, e dice che non riesce a fare niente di quello che vorrebbe. A Daniele sembra sempre che il tempo sia totalmente fuori dal suo controllo”.

Questo della mancanza di tempo è un tema oggi molto presente e sentito da molti. A quanti ad esempio non è accaduto, passati i buoni propositi del post vacanze estive, di sentirsi presi dalla “morsa del tempo”.

Spesso, come nel caso del padre single, siamo di fronte ai casi di persone che hanno una quantità oggettivamente importante di impegni, professionali e personali. E’ anche vero però che spesso la mancanza cronica di tempo nasconde una cattiva gestione del tempo a propria disposizione.

Ecco allora qualche consiglio che posso dare sulla base della mia esperienza professionale come headhunter e coach.

Per prima cosa, è importante distinguere tra tempo privato e tempo professionale, in modo da gestire al meglio i due ambiti, evitando che l’eccesso di estensione del secondo impedisca un uso efficace del tempo personale. Nel Nord Europa e negli Usa il tempo professionale è, in generale, meglio definito: si va in ufficio prima, spesso e volentieri la pausa pranzo è più veloce rispetto all’Italia (e talvolta consumata al desk), ma in compenso si esce prima dall’ufficio la sera, con minore impatti negativi sulla vita famigliare.

Una tendenza italiana invece è quella di prolungare la giornata lavorativa verso la sera: non è una buona abitudine, questa, perché porta a “stiracchiare il tempo”, a rimanere fino a tardi in ufficio, a tutti i costi, talvolta a scapito dell’efficienza e di un buon time management.

A parte questo, una caratteristica comune nelle persone che “non hanno mai tempo” è quello di non sapere staccare: non è detto, per fare un esempio, che lo studente universitario che sta sui libri tutte le sere fino a tarda sera abbia dei risultati migliori di chi, pur preparato, sa però staccare e mantenere lucidità. Quest’ultimo è un tema molto importante, non solo per godere pienamente delle proprie passioni o del tempo con la famiglia, ma anche a livello professionale: chi non ha mai tempo non riesce a vedere oltre, a informarsi, ad alzare la testa dai propri impegni, e questo può portare a fare degli errori anche gravi.

Torniamo al nostro Daniele, manager con poco tempo a disposizione e molte incombenze extra-lavorative. Il suggerimento che mi sento di dare a lui e a chi si trova in situazioni simili è quello di effettuare un’attenta analisi di cosa è davvero importante e di cosa invece non lo è affatto. Talvolta, infatti, si satura il proprio tempo anche quando non ce n’è alcun bisogno. Davide dovrebbe fare una riflessione approfondita sulla sua gestione del tempo, e sulla sua agenda, e capire cosa è davvero indispensabile, le cose prioritarie da fare ogni giorno, e cosa invece no.

Spesso, il fatto di non avere mai tempo significa che da qualche parte c’è un difetto nella gestione delle proprie giornate. Oppure in fondo in fondo ci piace essere sempre affannati. Chiedersi il perché non è affatto inutile.

di Roberto D’Incau, headhunter e coach, Lang&Partners