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Style 4 gennaio, 2019 @ 12:31

Come l’industria della moda trae vantaggi dal Meghan Effect

di Anna Rita Russo

Fashion editor.Leggi di più dell'autore
Beneventana di nascita trapiantata a Milano. Da sempre attratta dallo sfavillio del mondo della moda e del lusso, ha fatto della propria passione un lavoro. Ha collaborato con Modem Edition e diretto il coordinamento editoriale e di moda delle riviste Posh e Kult. Parla quattro lingue, adora follemente il francese. chiudi
Primo piano di Meghan Markle
La Duchessa di Sussex, Meghan Markle (Chris Jackson/Chris Jackson/Getty Images)

Il 2018 può essere consacrato come l’anno perfetto per la bellissima Meghan Markle. È diventata una vera icona di stile in soli pochi mesi, il 19 maggio sposando il giovane Harry è entrata a far parte della Famiglia Reale e ha ricevuto il titolo nobiliare di Duchessa di Sussex, è riuscita perfino a conquistare la regina Elisabetta e a far mettere la testa a posto al principino che ha rinunciato (secondo le ultime indiscrezioni) per amor suo (pare che Meghan sia molto salutista) all’uso dell’alcol, del caffè e del tè privilegiando una dieta detox. Insomma, al fianco di Harry la vita dell’ex avvenente attrice tv è cambiata per sempre e con la sua ascesa sociale anche l’industria della moda ha avuto la meglio. Qualcuno ha parlato del Meghan Effect: ogni accessorio o abito da lei esibito diviene oggetto di desiderio e finisce per essere subito sold out, gli e-commerce vanno in crash e le aziende cui sceglie di dare il suo endorsement hanno un aumento di visibilità e vendite all’istante mentre gli stilisti fanno a gara pur di vederle indosso una loro creazione. Nel suo guardaroba rientra una varietà immensa di marchi (Stella McCartney, Barbour, Erdem, Tom Ford) ed è a favore della moda etica (agli Invictus Games in Australia aveva un paio di sneakers del marchio francese Veja, all’epoca sconosciuto, ora popolare).

Così dall’ingresso a Kensington Palace, Meghan (in trasferimento con Harry a Windsor, al Frogmore Cottage per prepararsi alla nascita del loro primo figlio prevista per la primavera) è riuscita grazie al suo fascino a sedurre tutti, appropriandosi del ruolo di regina di stile ed eleganza appartenuto all’amatissima (a corte) Kate Middleton. E se nell’universo degli influencer basta il proprio appeal a dettare tendenza, una foto sui social a diffondere un messaggio più incisivo o indossare un brand per alzare addirittura le sue quotazioni, allora sì, Meghan ad oggi possiede tutti i requisiti per essere considerata una delle figure più influenti al mondo (nonostante non sia pagata per promuovere un marchio e non abbia un account sui socia media per esigenze di protocollo reale), nonché perfetta ambassador dei brand inglesi oltreoceano. Secondo il report sulle relazioni tra gli americani e gli inglesi di Brand Finance, società di consulenza con sede nella City di Londra (la stessa che in precedenza aveva stimato che Meghan Markle avrebbe potuto garantire al Regno Unito, suo nuovo Paese di adozione, oltre 150 milioni di sterline nel corso del 2019), e Walpole (l’associazione che raccoglie le aziende di lusso britanniche), la cognata Kate mantiene il primato in qualità di most powerful royal influencer. Ma la neo moglie del fratello di William ha tutte le doti necessarie per sorpassare a breve in classifica la duchessa di Cambridge e guadagnarsi il posto di best influencer globale. I primi segnali del cosiddetto Meghan Effect (fenomeno legato al potere di modificare la percezione di un marchio con influenza sulle abitudini di acquisto dei consumatori, ndr) risalgono ai tempi pre-matrimonio reale, quando l’ex attrice americana ora 37enne si presentò agli Invictus Game di Toronto in compagnia di Harry con una borsa Everlane ordinata poi da ben 20mila persone e un paio di jeans del brand californiano Mother, i quali andarono esauriti in tre giorni con una lista di attesa di 400 persone per il riordino. Oppure quando il giorno della sua apparizione ufficiale, dopo il fidanzamento, portava una borsa di Strathberry, marchio di lusso scozzese creato da Guy e Leeanne Hundleby a Edimburgo nel 2013, che andò sold out in 11 minuti con un aumento delle vendite fino al 300 per cento (sarà stato grazie al contributo di Meghan che il brand ha da poco aperto la sua prima boutique in Burlington Arcade a Londra?), o quando ancora la piccola azienda gallese Hiut Denim ha dovuto cambiare sede e traslocare in una fabbrica tre volte più grande a causa dell’aumento della domanda di acquisto, dopo un mese che Meghan aveva indossato un paio dei suoi jeans neri durante una visita a Cardiff.

meghan markle a un evento di beneficienza
Durante il Tour in Australia nel Sud Pacifico, in occasione degli Australian Geographic Society Awards a Sydney, Meghan ha indossato un abito di Oscar de la Renta di 11.300 euro e décolleté nere di Aquazzura (Ian Vogler – Pool/Getty Images)

È così che la consorte del principe d’Inghilterra è diventata una vera e propria potenza del marketing, per qualsiasi abito o accessorio indossi, immediatamente googlato e acquistato dai suoi fan fashionisti. I marchi di moda si illuminano dinanzi al suo “potere” e cercano di sfruttare nel giusto modo il momento in cui la duchessa sfoggia sorridente i loro capi, creando anche dei veri e propri storytelling per attirare la curiosità dei consumer (per esempio il brand canadese Mackage ha raccontato la storia di come Meghan abbia comprato il suo cappotto Elodie, indossato durante la visita alla Terrence Higgins Trust, a Nottingham, per un evento di beneficenza).

In occasione del tour nel Sud Pacifico tra Australia, Nuova Zelanda, Fiji e Tonga, Meghan ha sfoggiato 30 outfit diversi (qualcuno riciclato, per un totale di circa 150mila euro), da Burberry a Manolo Blahnik, in 16 giorni, scatenando l’eccitazione delle Maison coinvolte che hanno inondato i propri social media con immagini contenenti “shoppable tag” (tag con prodotti acquistabili), post sponsorizzati e alcune anche con collegamenti “swipe up”.

Di recente Givenchy ha condiviso tre foto di Meghan sul palco dei British Fashion Awards che premiava la stilista della Maison francese Clare Waight Keller, l’ideatrice del suo costosissimo abito da sposa (circa 230mila euro).

Un mix di mosse azzeccate, se si tiene conto dell’ultimo rapporto della piattaforma di ricerca Lyst, secondo cui ogni volta che Markle indossa un determinato marchio, questo vede aumentare il traffico web del 200 per cento nella settimana successiva.

Ma anche il mondo dei gioielli è riuscito a beneficiare del Meghan Effect, secondo il World Gold Council (Wgc), organizzazione mondiale di riferimento per l’industria mineraria aurifera, la duchessa ha contribuito ad aumentare la domanda di gioielli nel primo trimestre dello scorso anno.

E per evitare di correre il rischio di perdere anche solo un piccolo dettaglio di stile della bella Meghan, ci pensa What Meghan Wore, il sito web fondato da Susan E. Kelley (insieme a What Kate Wore e What Kates Kids Wore), che contiene tutte le minuziose informazioni su ciò che indossa la duchessa, o ancora l’account Instagram di Kensington Palace che condivide le foto dei reali. Sicuramente già una buona vetrina per i marchi!

Pare proprio che del Meghan Effect ne sentiremo parlare ancora a lungo!

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