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Life 16 gennaio, 2019 @ 2:24

Cocktail, le tendenze per il 2019 secondo il miglior barman del mondo

di Carolina Saporiti

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Laureata in Lettere Moderne, tornassi indietro rifarei lo stesso errore. Giornalista freelance. Scrivo di cose belle e buone. chiudi
Uno dei cocktail presentati alle finali del Diageo Reserve World Class di Berlino 2018 (courtesy Diageo)

Cosa berremo quest’anno? Secondo bar manager, mixologist e addetti ai lavori siamo nel pieno della Golden Age dei cocktail: il livello dell’offerta e della domanda si sono alzati raggiungendo livelli elevati. Da entrambi i lati del bancone c’è maggiore attenzione: i barman fanno ricerca, si informano sulla provenienza dei prodotti che usano e i clienti sono più preparati, hanno maturato i propri gusti e vogliono bere bene.

Abbiamo chiesto al vincitore dell’ultima edizione della Diageo Reserve World Class, Orlando Marzo, quali sono le tendenze cocktail 2019. Consacrato lo scorso ottobre come miglior barman del mondo, Orlando, classe 1987, è nato in Puglia e cresciuto prima a Milano e poi di nuovo in terra leccese. Nel 2009 si è trasferito a Londra e dopo 4 anni è volato in Australia. Dopo la vittoria ha lasciato il ristorante Lumé di Melbourne per intraprendere una nuova carriera da Worksmith, uno spazio di coworking dedicato al mondo del food&beverage.

orlando marzo
Orlando Marzo alla premiazione del World Class Global Bartender of the Year 2018 ((PRNewsfoto/WORLD CLASS)

Ecco come e cosa berremo in questo 2019

  1. Più dark spirit e spirit invecchiati
    «Questi liquori e in particolare lo Scotch Whisky stanno assumendo una nuova identità, più fresca. Non solo, ora vengono serviti anche miscelati. Lo stereotipo del whisky come bevanda per l’uomo di mezza età e da bere liscio sta scomparendo» dice Orlando Marzo. Largo a tutti, anche ai principianti.
  2. Maggiore attenzione all’origine e alla sostenibilità del prodotto
    «Tra noi barman è cresciuta l’attenzione e il rispetto per il prodotto. In cucina si fa da molto, ora anche dietro al bancone si analizzano gli ingredienti, si indaga la loro provenienza e si fanno scelte più responsabili». Ciò garantisce un prodotto finale migliore.
  3. Siamo clienti “migliori” e beviamo anche in casa
    «I clienti sono più formati e più attenti. Non è un caso che i gusti siano cambiati. Il Negroni fino a pochi anni fa fuori dall’Italia era poco conosciuto, oggi è uno dei cocktail più ordinati al mondo. Oggi, poi, si beve miscelato anche in casa» dice il miglior barman del mondo. Dopo i fornelli, è il momento di mettersi alla prova con shaker, strainer e jigger.
  4. Tutti pazzi per l’amaro
    «Bitter per l’aperitivo, digestivi per il dopo cena. Dopo il trend del gin, ecco quello del gusto amaro. Il palato del consumatore è cambiato ed è diventato più simile a quello dei bartender» dice Orlando. Un trend italiano esportato all’estero.
  5. Più formule, meno ricette: maggiore sperimentazione
    «Oggi siamo tutti più attenti alla formula di un cocktail che non alla sua ricetta. Cosa vuol dire? Che ci si avventura di più e si sperimenta – dice Orlando. Il Negroni ha tantissime riletture in giro per il mondo, una volta capita la formula perché non provare a farlo con il rum al posto del gin o con un amaro al posto del bitter?». E il miglior barman del mondo invita a sperimentare anche a casa «Non c’è niente di meglio che avventurarsi e provare».
  6. Cucina e cocktail, una coppia di fatto
    «Il mondo del bere e quello della cucina non sono mai stati così vicini come oggi. Chef e barman si parlano, si confrontano e collaborano. Le persone oggi bevono come mangiano, con la stessa attenzione» spiega Orlando. Insomma sentiremo parlare sempre di più di food pairing e mangeremo sempre più spesso piatti accompagnati da cocktail e non più solo da vino.
  7. Tutto il mondo è paese
    «Oggi i barman di tutto il mondo sono uniti e connessi, anche grazie ai social network. Internazionalmente ci si sente una grande famiglia. Il mondo del bere miscelato va avanti di pari passo in tutto il mondo e le tendenze sono sempre più simili in ogni Paese» conclude Orlando. Si beve meglio dappertutto.