Seguici su
Leader 17 gennaio, 2019 @ 8:01

Scompare John Bogle, il visionario fondatore del colosso Vanguard

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

Direttore Forbes.itLeggi di più dell'autore
Giornalista professionista, prima di dirigere Forbes.it, ha diretto periodici specializzati nella finanza personale, nel risparmio gestito e nel Fintech. Dal 2008 al 2013 si è occupato del coordinamento editoriale dei siti Finanza.com, collaborando allo sviluppo dell’area editoriale delle testate online borse.it e finanzaonline.com. È laureato in Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari presso l'Università Bocconi di Milano. chiudi
Primo piano di Jack Bogle
John “Jack” Bogle (Forbes @100 Greatest Business Mind)

John Bogle (ma a Wall Street era da tutti conosciuto come Jack), pioniere dell’investimento nei fondi indicizzati e degli Exchange Traded Fund (ETF) è morto all’età di 89 anni. Bogle è stato il fondatore di Vanguard, considerata una delle più grandi società di investimento al mondo (a gennaio del 2018 aveva asset in gestione per 5.100 miliardi di dollari).
Nel 2017, in occasione del centenario della fondazione di Forbes l’edizione internazionale della rivista aveva inserito Bogle nell’elenco dei 100 imprenditori visionari che hanno segnato l’ultimo secolo, il Forbes @100 Greatest Business Minds.

In quell’occasione Forbes aveva raccolto da Bogle la testimonianza sulla sua esperienza quale imprenditore nel mondo degli investimenti. La pubblichiamo di seguito.

Nel 1965 il mio mentore Walter L. Morgan, il fondatore di Wellington Management, mi chiamò nel suo ufficio. Era l’epoca del genere musicale go-go, e noi avevamo soltanto un tradizionale fondo comune bilanciato. “Voglio che tu faccia cosa c’è da fare per rilanciare la compagnia. Sei il responsabile adesso”. Avevo 35 anni. Così decisi di unirmi a un fondo di investimento molto aggressivo di Boston, gestito da manager più giovani di me. Sembrava un colpo di genio, finché è stato chiaro che non lo era. L’era del go-go andò a pezzi e loro si rivelarono pessimi nel gestire il denaro. A gennaio del 1974 il board di Wellington Management, costituito da quel gruppo di Boston, decise di licenziarmi. Senonché i fondi comuni avevano un board separato controllato da dirigenti indipendenti e convinsi quest’altro board a non mandarmi via. Ci fu una grossa disputa che finì con un terribile accordo: avrei continuato a fare il presidente e amministratore delegato dei fondi, che avrebbe significato essere il responsabile degli obblighi legali, di conformità, d’amministrazione e di contabilità. (E dovevo trovare un nuovo nome: quello fu l’inizio di Vanguard Group). Le persone che mi avevano licenziato avrebbero continuato a supervisionare la distribuzione, il marketing e la gestione degli investimenti. L’organigramma era insensato. Dovevo fare in modo che Vanguard assumesse il controllo della gestione degli investimenti e della distribuzione dei nostri fondi. Mi ero occupato di fondi indicizzati per la mia tesi di laurea a Princeton nel 1951. Avevo sperimentato direttamente l’insuccesso della gestione attiva.

Proprio oggi è prevista a Milano la presentazione del lancio delle attività di Vanguard in Italia sotto la guida di Simone Rosti.

Vuoi ricevere le notizie di Forbes direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!