Tav, gli investimenti in grandi opere sono davvero in stallo?

salvini e di maio
Matteo Salvini ospite di Porta a Porta e sullo sfondo Luigi Di Maio (Imagoeconomica). I due leader politici si stanno esprimendo in termini opposti circa la necessità della Tav.
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Matteo Salvini ospite di Porta a Porta e sullo sfondo Luigi Di Maio (Imagoeconomica). In questi giorni i due leader della maggioranza di Governo si stanno esprimendo in termini contrastanti sulla necessità della Tav Torino-Lione.

Mentre si discute sulla Tav Torino-Lione, fin quasi a mettere a rischio l’unità della maggioranza di Governo, il Paese sembra aver comunque già usato l’alta velocità per imboccare la strada della riduzione della spesa infrastrutturale. Almeno stando a un’analisi realizzata dal Centro studi di Unimpresa, associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese attive in diversi settori produttivi. L’analisi è stata realizzata sui primi 10 mesi dello scorso anno, comprendendo quindi sia l’operato del governo Gentiloni sia quello del governo Conte.

Nel 2018 – secondo l’analisi – sarebbe già peggiorata la qualità della spesa pubblica, con un crollo delle uscite in “conto capitale” a carico del bilancio dello Stato, diminuite di quasi 8 miliardi di euro rispetto al 2017 con una contrazione superiore al 23%. E, nello stesso periodo di tempo, sono aumentate le uscite “correnti”, salite di 27 miliardi con una variazione positiva pari al 7%.

In termini sintetici, le spese correnti sono quelle sostenute per garantire il funzionamento della pubblica amministrazione. Vi rientrano ad esempio il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici e tutte le spese ricorrenti dello Stato. Al contrario le spese in conto capitale sono sostenute dallo Stato per effettuare investimenti, che si dividono in investimenti diretti (dove rientrano anche le infrastrutture, sostenute per produrre beni durevoli e utili per la collettività) e in investimenti indiretti, sostenuti per concedere sovvenzioni alle imprese (come i finanziamenti a fondo perduto).

Secondo l’analisi, il totale della spesa per investimenti è passato da 33 miliardi a 25 miliardi, mentre le uscite “correnti” sono passate da 386 miliardi a 414 miliardi.  Stando allo studio dell’associazione, basato su dati della Banca d’Italia, il totale della spese a carico del bilancio pubblico è salito, nei primi 10 mesi del 2018, di 20,2 miliardi (+4,83%) rispetto al periodo gennaio-ottobre 2017, passando da 419,9 miliardi a 440,1 miliardi. Sulla variazione positiva pesa l’aumento delle spese correnti, salite di 27,8 miliardi (+7,20%), passando da 386,9 miliardi a 414,7 miliardi. Nello stesso arco temporale, risultano in netta discesa le spese in conto capitale (investimenti), crollate di 7,5 miliardi (-23,02%) da 32,9 miliardi a 25,3 miliardi. 

Quella messa in risalto dallo studio di Unimpresa non è comunque una novità dell’ultimo anno. Lo scorso anno Linkiesta aveva segnalato, servendosi di dati Eurostat, come l’Italia si posizionasse terz’ultima in Europa in termini di spesa in conto capitale davanti solo a Irlanda e Portogallo, con una spesa di circa il 2% del Pil. Un livello ben al di sotto del 3,4% che si spendeva nel 2009. La crisi ha fatto la sua parte riducendo fisiologicamente la spesa in cont capitale, che però non è più risalita negli anni della ripresa, facendo sì che la forbice con gli altri Paesi si allargasse.

Da 10 anni quindi, Governi di qualsiasi colore politico hanno privilegiato le politiche dei bonus dagli effetti immediati (anche elettorali) piuttosto che quelle degli investimenti di lungo termine.

tabella unimpresa
L’andamento dei conti pubblici nel 2018 (Fonte: Unimpresa)

 

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