ritratto Carlo Freccero
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Carlo Freccero: “Il futuro della tv è un videogame”

ritratto Carlo Freccero
Carlo Freccero, direttore di Rai Due

Articolo tratto dal numero di febbraio 2019 di Forbes Italia

Di Marco Castoro

Prendiamo un giorno qualsiasi di metà settimana. Guardiamo gli ascolti della tv. In prima serata le reti generaliste fanno complessivamente il 66% di share (comprese Tv8 e Nove, che si sono affiancate ai tre canali Rai, alle reti targate Mediaset e a La7). Un 7% circa è per le pay tv. Il restante 27% degli spettatori che guardano il video è il bottino delle reti cosiddette tematiche del digitale terrestre. Poi c’è tutto quel vasto mondo, ancora sommerso – se si pensa ai dati di ascolto -, che segue sul pc o sul tablet Amazon Prime Video e soprattutto Netflix, i colossi che vengono chiamati Over the top (Ott). Così oggi. Ma come sarà la tv del futuro?

Forbes lo ha chiesto a Carlo Freccero, direttore di Raidue, uno dei maggiori esperti del piccolo schermo, autore di numerosi saggi sul tema, con le idee chiare sullo scenario che ci aspetta. “Oggi la televisione tradizionale si basa sulla passività dello spettatore, che deve accettare i contenuti che gli vengono imposti e altresì il palinsesto, cioè le modalità e i tempi in cui questi contenuti possono essere consumati e condivisi. La digitalizzazione invece ha rovesciato l’unilateralità del rapporto, favorendo il consumo su richiesta. La tv odierna rispecchia la frattura sociale, con un pubblico però più competente, dotato di un’alta conoscenza mediatica. Merito della rete che ha fatto sì che la tv diventasse come internet: la nuvola dove ci puoi trovare qualunque cosa. La molteplicità delle reti ha creato una massa di consumatori attivi e anche gli ascolti minoritari hanno formato una maggioranza. Il pc è diventato una potenza di fuoco che gli Over the top sfruttano, grazie agli algoritmi che fanno la radiografia degli spettatori utenti. Negli Usa attraverso i film che vedi e i gusti sui social sono riusciti addirittura a prevedere per chi voti. La digitalizzazione dell’informazione ha prodotto una convergenza tra i media che non ha precedenti: televisione, telefonia, computer si sono fusi in una sintesi”.

Qual è il destino delle reti generaliste?

In questo contesto la tv sarà un pendolo tra le reti generaliste e gli Ott. Le generaliste sono l’identità nazionale di ogni paese, hanno un pubblico over che non vive con la protesi incorporata del computer, quindi è una tv che consuma il genere reboot, quello della nostalgia. I programmi sono un ibrido tra fiction, intrattenimento e storytelling. Tipo il film Perfetti Sconosciuti: un telefono acceso e parte tutto. O la serie tv Il Miracolo: una statua piange e comincia una storia. Questo crea empatia con il pubblico che partecipa e si immedesima.

E gli Over the top? Dove arriveranno?

Gli Ott vantano prodotti ben definiti, precisi. Ci sono i canali digitali che hanno il compito di creare manuali, la tv manualistica tipicamente americana. Come mi vesto, come vivo, come mangio: il filone diffuso dallo stile Discovery. In pratica una declinazione della tv generalista che cerca di orecchiare per poi metterla nel pc, in pratica una utility tv. Poi si scelgono le piazze di pubblico nei vari settori. Amazon ad esempio lavora molto sui gender, Netflix sui millennial. E gli algoritmi scelgono i format adatti. Gli Ott si divideranno la torta del mercato specializzandosi in generi diversi. Il pubblico si prolifererà in tante tipologie, ogni piattaforma avrà la sua specializzazione. In pratica è la stessa filosofia dei gruppi editoriali prima della nascita degli Ott. La spartizione dell’immaginario collettivo.

Netflix ha cambiato la tv e continua a crescere…

Netflix si presenta come un magazzino sconfinato da cui attingere. E questo presuppone un consumatore maturo, autonomo, fortemente motivato. Parafrasando una famosa frase di Kant per cui l’Illuminismo rappresenta per l’uomo l’uscita da uno stato di minorità, possiamo affermare che Netflix rappresenta per lo spettatore il raggiungimento dell’indipendenza nei confronti del medium televisione.

E le pay tv ce la faranno a sopravvivere?

Non hanno futuro perché i costi per gli abbonati sono troppi elevati rispetto a quelli degli Ott. Assisteremo a una partita a dama dove il pc si mangerà tutte le pedine: prima la pay tv, poi le tv tematiche, infine le generaliste.

Quindi addio ai palinsesti imposti dalle tv e via libera a quelli personalizzati.

L’abolizione del palinsesto è in qualche modo l’abolizione di una tutela: ci sono contenuti leciti e contenuti fruibili solo in fascia protetta. E di un orologio sociale: ci sono ore per il calcio, ore per la cucina e ore dedicate ad un pubblico adulto. Tutto ciò finisce e con questo si sgretola definitivamente anche l’intento pedagogico che aveva motivato la televisione delle origini come servizio pubblico. Senza una fruizione comune viene a mancare l’immagine della tv come buona o cattiva maestra. E questa distruzione del palinsesto si riverbera anche sul prodotto. Ma, paradossalmente, la fine della televisione pedagogica non ha per conseguenza uno scadimento.

Come cambieranno i palinsesti?

Nel futuro avremo sempre più contenuti mondiali per quanto riguarda lo sport, eventi premium. I film li vedremo in diretta alla prima uscita. Super spettacoli e canali manualistici, non si scappa.

Ma il cinema così morirà?

Il cinema vivrà nei festival per le rassegne d’autore, come le mostre e le gallerie d’arte. Mentre lo sport dovrà essere spettacolo, show, con gli stadi costruiti a tale scopo, basta vedere lo Stadium della Juve. Con eventi super, non campionati già vinti in partenza, ma appassionanti fino all’ultimo minuto dell’ultima partita. Quindi grandi tornei d’eccellenza tra le squadre più blasonate. Tipo l’Nba nel basket.

Quale sarà l’ultimo atto dell’evoluzione televisiva?

Il videogioco. È la matrice della tv del futuro. Fondamentale per le sceneggiature. Si possono cambiare anche i finali delle favole. La qualità dell’immagine ti catapulterà dentro la partita o il film, come in una play station. E lo spettatore avrà il finale che vuole vedere: sarà lui a decidere l’epilogo del reality.

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