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Tecnologia 26 febbraio, 2019 @ 8:00

A cosa sta lavorando Fluentify, la Netflix italiana dei corsi d’inglese

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

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Giornalista professionista, prima di dirigere Forbes.it, ha diretto periodici specializzati nella finanza personale, nel risparmio gestito e nel Fintech. Dal 2008 al 2013 si è occupato del coordinamento editoriale dei siti Finanza.com, collaborando allo sviluppo dell’area editoriale delle testate online borse.it e finanzaonline.com. È laureato in Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari presso l'Università Bocconi di Milano. chiudi

Contenuto tratto dal numero di febbraio 2019 di Forbes Italia.

Avevano fatto notizia nel 2014 guadagnandosi lo status di expat di ritorno: tre ragazzi italiani rientrati in Italia dopo aver fondato un anno prima a Londra una startup all’epoca promettente. Oggi quella startup è una pmi innovativa a tutti gli effetti – registrata nell’apposito elenco presso la Camera di Commercio -, che con uffici a Londra, Torino, Milano, Roma e Parigi (oltre ad una presenza commerciale in Svizzera) guarda a ulteriori sviluppi, anche grazie all’intelligenza artificiale e agli investimenti raccolti negli ultimi mesi.

È l’inaspettata traiettoria di Fluentify, società operativa nel settore del long-distance learning, fondata nel 2013 da Giacomo Moiso, Claudio Bosco e Matteo Avalle, oggi non ancora trentenni. Alla base del suo successo c’è una innovativa piattaforma di tutoring online per l’inglese professionale che prevede la possibilità di mantenere in esercizio il proprio inglese e di migliorarlo direttamente dal salotto di casa, interagendo in linguaggio naturale con tutor madrelingua. Obiettivo: insegnare l’inglese parlato davvero in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ma soprattutto dare una risposta alle esigenze delle aziende, che necessitano a tutti i livelli e in tutto il mondo di personale in grado di comunicare all’interno di un mercato globalizzato.

Fluentify permette alle aziende di offrire ai propri dipendenti pacchetti di corsi di lingua in inglese professionale, tramite lezioni one-to-one in video conferenza disponibili sulla piattaforma 24 ore al giorno per sette giorni, anche da mobile e tablet. I responsabili delle risorse umane possono inoltre monitorare in tempo reale i progressi dei collaboratori misurando così il ritorno dell’investimento per singolo alunno.
Ecco spiegato perché l’80% dei corsi (ciascuno del costo inferiore ai 900 euro per semestre) è acquistato dal mondo aziendale e perché sono già oltre 200 le realtà, attive trasversalmente in tutti i settori, dalla moda alla finanza, che hanno scelto l’approccio offerto dalla società per migliorare l’inglese dei propri dipendenti. La maggior parte di queste in Italia, dove il sistema scolastico ha a lungo sottovalutato l’importanza del fattore lingue nella formazione degli studenti.

Forse anche per questo Giacomo, Claudio e Matteo hanno scelto di tornare nel loro Paese di origine per la fase di espansione del loro progetto. “L’Italia è uno dei mercati migliori per proporre un servizio legato all’apprendimento delle lingue straniere”, spiega Giacomo Moiso, oggi ceo di Fluentify: “Ogni anno le aziende investono oltre150 milioni di euro in formazione linguistica e si stima che entro il 2020 verranno superati i 200 milioni di euro. In un paese classificato al 33° posto nel mondo per livello di competenza in inglese, il mercato si presenta sicuramente pronto ad accogliere offerte innovative come la nostra. Anche a livello di funding abbiamo avuto supporto dall’ecosistema italiano”. Nell’ottobre scorso Fluentify ha chiuso un round da 1,5 milioni di euro guidato da Stefano Marsaglia, partner di Peninsula Capital Advisor.

In breakeven da ormai due anni, Fluentify registra una crescita costante ed esponenziale del business (200% anno su anno) e dispone oggi di un team di 14 professionisti interni, oltre ai 150 tutor esterni madrelingua operanti da tutto il mondo. Nel futuro, oltre all’espansione in altri mercati geografici, Fluentify punta su una serie di progetti, dove farà il suo ingresso anche l’intelligenza artificiale.

“Il 2019 sarà un anno particolarmente attivo per Fluentify, abbiamo appena aperto un nuovo ufficio a Parigi con l’obiettivo di entrare con forza sul mercato francese e stiamo lavorando per ampliare la lineup di prodotto Fluentify con due elementi a completamento della nostra metodologia didattica: un corso video-based e l’implementazione di un sistema basato sull’intelligenza artificiale a supporto di studenti e tutor. Il corso è in sviluppo e uscirà per il mercato b2b ad inizio 2019 per poi essere proposto successivamente al mondo consumer. Sarà composto da più di 250 video in cui stiamo dando forte spazio alla componente di storytelling a supporto della parte didattica che toccherà a 360° ogni aspetto dello studio della lingua. Sarà come imparare l’inglese seguendo una serie Netflix. Ovviamente la tecnologia gioca un ruolo primario, sarà infatti disponibile come web app, iOS, Android e Apple tv. L’intelligenza artificiale è un altro obiettivo che ci siamo dati per la seconda metà dell’anno”, anticipa a Forbes Moiso: “Con questa tecnologia non vogliamo assolutamente sostituire la componente umana del tutor, ma bensì amplificare l’esperienza delle nostre lezioni di 30 minuti one-to-one mettendo a disposizione del tutor e dello studente la potenza dell’intelligenza artificiale, al fine di suggerire esercizi al termine della lezione basati sull’argomento discusso con l’insegnante, o fornire dati e statistiche sui progressi nella fluency e nella grammatica trattata”.

Riuscirà il modello Fluentify, fin qui vincente, a fare i conti con potenziali nuovi entranti sullo stesso mercato? “Fluentify non è una soluzione brevettabile, per questo, per vincere il mercato dobbiamo essere più veloci dei nostri competitor offrendo un servizio migliore e a costi contenuti. Ad oggi ci stiamo riuscendo. Investiamo continuamente in ricerca e sviluppo in modo da rendere la nostra piattaforma sempre più accattivante e all’avanguardia”, spiega il ceo. “Il continuo monitoraggio delle prestazioni dei tutor ci consente inoltre di garantire un alto livello qualitativo dell’insegnamento”. I novelli fluent speaker ringraziano. E soprattutto i loro datori di lavoro.