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Leader 27 febbraio, 2019 @ 11:05

Pagamenti digitali, la via italiana al cashless: il successo di SisalPay

di Alessandro Rossi

Direttore di Forbes magazine.Leggi di più dell'autore
Senese, è direttore responsabile dell'edizione italiana di Forbes magazine. Oltre a essere direttoriale editoriale di Bluerating, è stato per oltre 12 anni al gruppo Class con diversi incarichi fino a caporedattore a Milano Finanza e MF, ha lavorato alla redazione economica de La Repubblica, ha fondato e diretto Bloomberg Investimenti. Ha collaborato a importanti testate economiche e finanziarie come il quotidiano Italia Oggi, il settimanale Panorama Economy e il quotidiano Finanza & Mercati. Ha inoltre ideato, fondato e diretto il sito Spystocks.com È giornalista professionista dal 1983. chiudi
Emilio Petrone, dopo le esperienze in Ferrero, Sara Lee Corporation, Unilever e Mattel, è ora alla guida di Sisal Group. (Roberta Bruno per Forbes Italia)

Articolo tratto dal numero di febbraio 2018 di Forbes Italia. Abbonati. 

“Da appassionato di sport e di corse automobilistiche, mi piacciono molto la velocità e la competizione”. Emilio Petrone è abituato ad accelerare, ma sempre con una visione chiara e determinata. Sotto la sua guida, dal 2008, il Gruppo Sisal si è fortemente diversificato e rafforzato, triplicando il fatturato e migliorando proporzionalmente la sua redditività. Non per niente proprio Forbes Italia ha inserito Petrone tra i migliori ceo del 2018. Ma la curva più difficile, dopo le esperienze in Ferrero, Sara Lee Corporation, Unilever e Mattel, l’ha dovuta affrontare quando ha portato Sisal, leader nel mondo delle scommesse e dei giochi, ad accelerare verso il business dei pagamenti, una scelta che ha inserito ormai il gruppo in pole position tra i big del settore.

Sisal prima che un’azienda è un pezzo di storia italiana.
Certamente lo è; infatti, quando ho accettato di guidare Sisal ho subito compreso l’importanza e la sensibilità necessaria per consolidare una storia imprenditoriale italiana, riconosciuta e apprezzata nel tempo. È un legame profondo quello che unisce Sisal all’Italia e agli italiani, una storia di luoghi, oggetti e simboli che appartengono a tutti: la ricevitoria, la schedina, il SuperEnalotto. Momenti ed emozioni che si rincorrono nel tempo, parte di un racconto lungo più di 70 anni.

Così ha dovuto entrare in azienda un po’ in punta di piedi.
Il mio approccio manageriale ha riconosciuto e mantenuto gli elementi valoriali già presenti, innestando alcuni principi chiave che hanno determinato un’ulteriore accelerazione per l’azienda, ovvero: lo sviluppo del canale retail, andando ad anticipare e intercettare le abitudini e i bisogni dei consumatori; gli investimenti in tecnologia digitale; e soprattutto il rafforzamento dell’organizzazione, attraendo manager capaci, con competenze internazionali e un approccio innovativo al business.

La sua scommessa però l’ha vinta quando ha deciso di puntare in modo deciso anche sui pagamenti digitali.
Quella è stata un’intuizione fondamentale, che ci ha portato a diventare leader nel settore dei servizi di pagamento con il brand SisalPay, che oggi rappresenta oltre il 50% del fatturato lordo complessivo del Gruppo.

Quanti punti vendita avete?
SisalPay dispone di una rete capillare con oltre 40mila punti vendita. Per noi i rivenditori sono un asset strategico su cui puntiamo molto: solo nell’ultimo biennio, abbiamo investito oltre 40 milioni di euro per dotare i punti vendita della migliore e più recente tecnologia. Non a caso siamo protagonisti del processo di transizione al cashless nel nostro Paese.

Un’altra sfida vinta?
Certamente, oggi il Gruppo Sisal è una solida realtà industriale italiana, con circa 2.000 dipendenti, che è riuscita ad attrarre investitori internazionali di altissimo livello.

Come si dice, la prova più importante è sempre quella successiva. Come vi state attrezzando davanti alle nuove esigenze della cultura digitale?
Il nostro gruppo da circa dieci anni investe in modo significativo sul business online, che ha già superato i 2 miliardi di euro di fatturato. Lo scorso anno per cercare di essere sempre all’avanguardia abbiamo creato una nostra Digital factory interna: oggi vi lavorano circa 100 giovani talenti.

Che creano anche prodotti nuovi?
Ad esempio, hanno sviluppato e lanciato nuovi progetti come Bill, la nuova app per i pagamenti digitali di SisalPay, che punta a diventare Il portafoglio del futuro: semplice e ricaricabile, per effettuare pagamenti, scambiare o inviare denaro e molto altro. Lo sviluppo nel business digitale si affianca alla presenza di Sisal sul canale tradizionale, che è e continua ad essere un asset determinante per l’azienda.

In Italia siete una realtà consolidata. State pensando a espandervi anche all’estero?
Quest’anno abbiamo iniziato un processo di internazionalizzazione che ci vede impegnati in Marocco, dove gestiremo e svilupperemo un portafoglio che comprende i giochi di lotteria, quelli online e molto altro. Un programma di espansione che sicuramente ci vedrà protagonisti anche in altri mercati esteri, grazie alla nostra competenza nel settore.

Si dice che un’azienda funzioni meglio se i suoi dipendenti sono felici. I vostri lo sono?
Noi misuriamo costantemente il livello di soddisfazione dei collaboratori con l’aiuto di esperti internazionali, e devo dire che i risultati sono positivi e in continua crescita, frutto dell’impegno per valorizzare le nostre risorse e per garantire un ambiente lavorativo sereno e stimolante. In particolare, stiamo efficacemente promuovendo una nuova cultura all’interno dell’organizzazione, adottando una mentalità e un approccio agili, anche attraverso progetti di smart working, considerati un benchmark a livello nazionale.

Conta molto anche il senso di appartenenza, no?
È vero. Proprio perché siamo consapevoli che il senso di appartenenza genera valore, abbiamo riorganizzato il nostro Archivio storico e l’abbiamo aperto a tutti. Il progetto Meic – Memoria, evoluzione e identità condivisa – è nato appunto per valorizzare la dimensione culturale del fare impresa di Sisal e nel 2014 il nostro l’Archivio storico è entrato nella rete di Museimpresa, diventando partner di numerosi eventi culturali.

Oggi si giudicano le imprese non solo per la qualità di prodotti e servizi, ma soprattutto per la capacità di condividere valori e per l’impegno sociale. Da voi come vanno le cose?
Sisal è nata per essere un corporate citizen responsabile e da sempre costruiamo valore a beneficio della comunità e dei nostri interlocutori, creando il giusto equilibrio fra lo sviluppo economico del business e la responsabilità sociale d’impresa. Infatti, crediamo che le sinergie tra competenza manageriale e cultura della sostenibilità, la trasparenza nelle azioni e nella governance, la capacità di creare valore condiviso, siano alla base del legame di fiducia con i nostri stakeholder: un fattore strategico determinante per garantire una crescita duratura nel tempo.

C’è anche un po’ il suo zampino?
Personalmente ho spinto molto per diffondere la coscienza che lo sviluppo del business debba essere coniugato con un forte senso di responsabilità. Un impegno che si traduce in Sisal con progetti a sostegno dello sport, del talento, della cultura e della ricerca scientifica, insieme a un Programma di Gioco Responsabile, certificato ai più elevati standard internazionali, che rappresenta l’elemento centrale della nostra strategia di sostenibilità sociale.

Oggi, altri due requisiti fondamentali per un’azienda di successo sono l’innovazione e la reputazione.
Innovare non significa necessariamente introdurre soluzioni costose e complesse. Deve essere soprattutto un approccio mentale, orientato alle esigenze dei consumatori e in grado di creare valore aggiunto per gli stakeholder. L’innovazione è anche un elemento per costruire reputazione, e noi oggi abbiamo indicatori sulla reputazione che sono i migliori del settore: un risultato per noi molto importante.