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Investimenti 1 marzo, 2019 @ 1:53

Dove va AIM con le nuove agevolazioni per la quotazione

di Forbes.it

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Quali prospettive per il mercato AIM nel 2019 alla luce delle nuove agevolazioni e previsioni normative che indirizzano il 3,5% dei Pir all’AIM Italia? Dopo un 2018 che è stato l’anno più importante di AIM per numero di quotazioni (26, per una raccolta di 1,3 miliardi), anche grazie al credito d’imposta sulle quotazioni, sono numerose le società che stanno approcciando il mercato forti di questo elemento.

Già negli scorsi mesi anche grazie ai Pir la dimensione media delle quotate è raddoppiata e la liquidità è significativamente cresciuta: 3 volte rispetto a prima del lancio dei Pir, con un contributo positivo anche del fenomeno Spac. 

Eppure le quotate sono solo lo 0,05% delle PMI. Perché le aziende italiane non si quotano? Lo abbiamo chiesto ad Anna Lambiase, a.d. di IR Top Consulting, società specializzata nella consulenza alle piccole e medie imprese che valutano lo sbarco sul mercato azionario. “Il costo è un deterrente”, spiega, “ma è stata data chiarezza alle voci di costo. Un altro tema è quello del controllo di gestione, che manca ancora in molte aziende e della pianificazione. C’è poi il tema della  governance, relativo al controllo societario. Inoltre c’è spesso una necessità di conoscere il profilo dell’investitore, soggetto a cui stiamo aprendo il capitale”. 

Come si superano queste difficoltà? “Noi abbiamo creato un nostro modello di analisi di aziende che possono accedere al mercato. Online su PMI Capital è possibile fare un primo screening secondo due fasi: selezione e approfondimento. A un primo livello si esaminano le condizioni per la quotazione: un fatturato maggiore ai 20 milioni, una crescita del fatturato superiore al 5%, un ebitda margin maggiore del 10%, un utile netto positivo, un rapporto tra posizione finanziaria netta ed ebitda inferiore a 4. 

A un secondo livello si indaga il fatto che l’azienda sia operante in un settore in crescita, che abbia una presenza all’estero, che detenga brevetti, che possieda un marchio rilevante in termini di vantaggio competitivo e che abbia investitori istituzionali nel capitale”. 

La volatilità e la minore liquidità degli ultimi 3 mesi del 2018 sembrano comunque superate, in ragione di dati positivi su gennaio e febbraio. 

“Quando pensiamo al 2019 vediamo un profilo tipo, basato su aziende che stiamo seguendo per l’IPO: ricavi medi per 37 milioni di euro, marginalità del 10%, posizione finanziaria netta su ebitda pari a 2,9. Appartenenti a settori come industria e tecnologia, provenienti anche da regioni ad oggi non molto rappresentate sul mercato. La nostra ipotesi è che nel 2019, anche grazie a un credito d’imposta passato da 20 a 30 milioni si possa assistere a una trentina di quotazioni”.