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Business 21 Marzo, 2019 @ 9:14

Gli specialisti italiani dei big data per il mondo bancario

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Stefano Achermann, amministratore delegato di BE Consulting

Pensa, risolvi, esegui. È il mantra di Be, azienda che opera nel settore della consulenza a banche e assicurazioni. Nell’epoca moderna l’unica cosa che non manca mai alle aziende sono i dati. Il difficile è saperli interpretare per migliorare il business. Una delle specializzazioni di Be è proprio questa: l’azienda, guidata dall’amministratore delegato, Stefano Achermann, ha al suo servizio un team di un centinaio di data scientist tra Milano, Monaco e Londra. Sono figure professionali molto richieste sul mercato del lavoro, una vera manna per un mondo di numeri come quello finanziario.

“Cosa facciamo?” spiega a Forbes lo stesso Achermann, “aiutiamo i nostri clienti ad implementare soluzioni Big Data per l’analisi e l’utilizzo dei dati rilevanti per lo sviluppo del loro business e per il miglioramento del servizio ai consumatori. Per riuscirci, occorre gestire una grande mole di informazioni provenienti da diverse fonti, applicare metodi efficaci di analisi avanzata e restituire ai clienti evidenze utili per il raggiungimento dei loro obiettivi. Il nostro valore aggiunto impatta sia sulla efficacia commerciale delle grandi organizzazioni che sul livello di efficienza dei loro processi operativi”.

Il lavoro di Be è aiutare le grandi banche e assicurazioni a realizzare i loro progetti. Non è facile, infatti, affrontare la digitalizzazione e gestire flussi di informazioni enormi, che vanno dai database interni ai dati che arrivano dall’esterno. A complicare il quadro sono le dimensioni molto grandi: migliaia di dipendenti, tante filiali, sportelli e servizi da gestire. Per di più in un contesto di regole stringenti, necessità di tutela dei dati dai cyberattacchi e standard di servizio sempre più alti. “Noi diamo un aiuto a scegliere le infrastrutture tecnologiche che permettano di avere un corretto accesso ai dati dell’azienda”, spiega Achermann, “in banche che spesso sono realtà molto grandi dove ci possono essere dati ridondanti. Noi facciamo in modo che siano facilmente fruibili dal management. Perché non è detto che i ceo sappiano tutto su come leggere il loro business: il nostro compito è fornire dimensioni di valutazione nuove, che permettano di interpretare meglio come va l’azienda e di individuare gli aspetti da migliorare”.

Saper maneggiare i dati può essere utile anche agli uffici di marketing delle banche. “Quando un cliente decide di cambiare banca, ci sono delle procedure da seguire. Noi siamo in grado di riconoscere i percorsi che fa il cliente e lo segnaliamo alla banca. La capacità di saper leggere quello che sta per accadere ha un grande valore al giorno d’oggi”.

Be offre una gamma di consulenza alle istituzioni finanziarie che non si limita ai dati: si va dai pagamenti digitali, alla cybersicurezza. “Possiamo offrire servizi di consulenza in tema di compliants, marketing, pricing e di trasformazione digitale. Siamo partiti nel 2007 e grazie ai lavori che ci hanno assegnato le banche sul territorio italiano e internazionale, siamo diventati più grandi. Adesso siamo oltre 1.000 dipendenti”. Una crescita certificata anche dai dati di bilancio che hanno segnato il 2018, con un utile netto a 5,5 milioni di euro (+22,4% sul 2017), un valore della produzione di 150,2 milioni (sui 129,7 dell’anno precedente) e un margine operativo lordo di 23,6 milioni (+37,6%) riflessa in un incremento del dividendo fino a 0,022 ad azione per un rendimento pari al 2,44%.

“Abbiamo chiuso un anno molto buono”, dice l’amministratore delegato di Be, che per il futuro della sua azienda ha in mente un percorso di crescita chiaro: “Ci sono tante altre aziende simili a noi con dimensioni anche superiori a quelle di Be. Pertanto dobbiamo fare bene quello che già stiamo facendo, le grandi banche ne avranno bisogno visto l’alto tasso di cambiamento e digitalizzazione in atto. E noi, per svilupparci, non guardiamo soltanto all’Italia, ma anche alle collaborazioni con grandi realtà estere proseguendo nel nostro percorso di sviluppo internazionale”.

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