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Innovazione 26 Marzo, 2019 @ 9:02

Il software che simula lo sbarco su Marte

di Emilio Cozzi

Staff

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Immagine della missione su Marte Hi Seas V.

Articolo tratto dal numero di marzo 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

“Investire nell’esplorazione spaziale è importante per l’umanità e noi continueremo a essere lieti di prestare soluzioni software anche in ambiti come quello di Hi Seas”. Quelle di Carlo Poloni non sono parole di circostanza, spese per commentare il successo di Hawaii Space exploration analog and simulation, (la missione nota con l’acronimo Hi Seas). Professore associato del Dipartimento di ingegneria e architettura dell’Università di Trieste, nonché presidente e cofondatore, con Luka Onesti ed Enrico Nobile, di Esteco, spin-off accademico dell’ateneo friulano, specializzata in soluzioni software per il settore ingegneristico, dal 1999 Poloni e la sua azienda si occupano di “facilitare l’innovazione aiutando gli ingegneri a sviluppare oggi i prodotti di domani”.

Un esempio concreto è il progetto realizzato dall’Università delle Hawaii e finanziato dalla Nasa, Hi Seas V per la precisione, una simulazione di isolamento della durata di otto mesi che, terminata a ottobre 2017, ha avuto seguito anche nei mesi scorsi. Con il coinvolgimento di sei ricercatori confinati in una cupola geodetica nei pressi del vulcano Mauna Loa alle Hawaii il suo obiettivo era studiare il comportamento umano su Marte, in condizioni estreme, compreso il ritardo comunicativo di 20 minuti e un’autosufficienza parziale. Lungi dalla fantascienza, la gestione delle risorse e la condotta dell’equipaggio saranno vitali nella prospettiva sempre più concreta di un sistema di viaggi turistici nello spazio.

Sviluppato da Esteco, modefrontier è il software per monitorare i sistemi di supporto vitale durante la missione adottato da Ansley Barnard. “L’ingegnere responsabile del progetto”, spiega Poloni, “ha studiato l’ottimizzazione delle risorse energetiche a bordo”. Si tratta soltanto di uno degli ambiti applicativi dei prodotti Esteco.
Con un fatturato consolidato di oltre 10 milioni di euro realizzato nel 2017 dalle tre sedi di Trieste, Pune e Detroit e un tasso medio di crescita annuo del 15%, Esteco si rivolge anche all’automotive (50%) e al settore energetico (15%). I risultati di Hi Seas potrebbero trovare applicazione non solo in ambito spaziale. La missione suggerisce per esempio strade percorribili per ridurre la produzione di rifiuti.

“Per quanto ci riguarda è significativo che accanto all’aerospaziale, quello dei trasporti tout court rimanga un ambito preferenziale di sviluppo. Si pensi alla guida autonoma e alla sicurezza stradale, all’evoluzione delle automobili elettriche di lusso – fra i clienti di Esteco c’è Lucid Motors, ndr -, ma anche a quella dei primi aerei ibrido elettrici, in grado di trasportare passeggeri su distanze medio ampie, come forse farà, nel 2022 un nostro nuovo cliente, Zunum. Anche nell’ambito del trasporto urbano abbiamo un caso interessante: il team Hyperloop Upv dell’Università di Valencia ha impiegato modefrontier per sviluppare una proposta di design, per il viaggio in capsula alla velocità del suono”. Era una competizione patrocinata da SpaceX ed Elon Musk. Perché sì, il futuro degli esseri umani è spaziale.

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