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Investimenti 29 Marzo, 2019 @ 8:00

E se l’affaire Essilor-Luxottica seguisse il copione di Tim-Vivendi?

di Ugo Bertone

Contributor, ho visto cambiare l’economia italiana.Leggi di più dell'autore
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ritratto di leonardo del vecchio
Leonardo Del Vecchio, presidente di Luxottica

Ci risiamo. Le relazioni finanziarie tra Italia e Francia non sono mai pacifiche. La conferma arriva dalla decisione di Delfin, la società della famiglia Del Vecchio, di depositare la domanda di arbitrato presso la Camera di Commercio Internazionale per “contestare le violazioni  dell’accordo”. L’arbitrato durerà almeno 18 mesi ed impegnerà un collegio di tre persone, una per ciascuna delle parti più un tecnico scelto di comune accordo.

E così, alla vigilia del confronto in assemblea tra Vivendi e l’accoppiata Cdp- Elliott Partner è esploso con fragore la bomba EssilorLuxottica, la multinazionale degli occhiali contesa tra Leonardo Del Vecchio, che controlla il 25 per cento del mercato mondiale delle montature e la società francese nata nel 1972 dalla fusione di Essel e Silor, forte del 45 per cento circa del mercato mondiale delle lenti che deve gran parte della sua fortuna all’invenzione della prima lente progressiva. Una public company che tra i suoi 85mila soci conta ben 55mila dipendenti, il 4% dell’azionariato, contro il 31% circa di Del Vecchio. che finora ha dato fiducia al presidente Hubert Seigneres. Sembrava un’alleanza solida, cementata dai numerosi confronti con le autorità antitrust dal 2017 in poi. Invece, a nemmeno sei mesi dalle nozze, il matrimonio del secolo è già finito in tribunale con un effetto devastante sulle quotazioni: il titolo, a poco più di 96 euro, è assai distante dai massimi a 129 euro. In poche settimane sono andati in fumo 16 miliardi di euro (da 57 a 41) con un salasso miliardario per l’ex martinitt. Ma non sarà questo a spingere Del Vecchio a far la pace con i manager del gruppo parigino che lui accusa di aver “mancato di rispetto e di buona fede” per aver proceduto alla nomina di alcuni responsabili dei cantieri aperti per l’integrazione delle squadre di lavoro, contro il parere dell’ex direttore generale di Luxottica, Francesco Milleri, che Del Vecchio, da sempre, considera il suo delfino in azienda. Ma potrebbe essere lui, l’esperto di software che gode della fiducia della signora Del Vecchio (da lui sposata due volte), l’uomo giusto per guidare l’impero? O non sarebbe che una sorta di controfigura del mitico re degli occhiali, a 83 anni più vispo che mai, uno che, forte della sua formidabile capacità di visione, non ha mai condiviso il bastone del comando, cacciando uno dopo l’altro quattro amministratori delegati prima di affidarsi a Milleri, l’uomo che ha messo a punto un software che permette a Del Vecchio di governare l’impero via mobile.

Così la persa Seignieres che, un po’ per provocazione, non vedrebbe male la candidatura a numero uno di Andrea Guerra, a suo tempo silurato dal boss degli occhiali.   E’ proprio Del Vecchio – recita l’accusa – che non intende rispettare i patti: del resto in caso di inadempimento, recita il contratto, gli accordi tra Luxottica e Essilor sarebbero inefficaci, con il risultato che salterebbe il periodo congiunto di governance garantendo così a Luxottica il governo incontrastato sul gruppo, grazie al 32,5% dei diritti di voto (contro poco più del 4%). Ma prima di arrivare a questo risultato occorrerà affrontare una lunga lite, mesi piuttosto che anni. Non solo: il rischio è di recitar la parte dell’aggressore nei confronti di una public company governata dai dipendenti, senz’altro viziati da un’azienda che ha potuto contare su ricche rendite di posizione.

La sensazione è che, nel caso il patron di Luxottica non riesca ad ottenere una vittoria lampo si possano porre le premesse per un rastrellamento sul mercato di quote da parte di competitor: mica un gruppo del lusso, che non può certo scendere in campo contro un’azienda che rappresenta quasi tutti i marchi, ma un  private equity assieme ai fondi speculativi, sempre  a caccia di buoni affari ed in  grado di condurre azioni di disturbo o, nel caso più estremo di far da aggregatore di una leadership alternativa. Un po’ come ha fatto Elliott in Tim a danno di Vivendi. Una fantasia? Certo, ma tra l’Italia e la Francia non si può mai dire.  Paradossalmente, ha detto una fonte vicina a Essilor a La Stampa, il 21 marzo “si è riunito il comitato per l’integrazione delle due aziende, dove si è discusso delle sinergie. Vi hanno partecipato tanto Sagnières, collegato dall’Asia, quanto Del Vecchio, da Milano. Entrambi sono intervenuti nel dibattito, senza alcun accenno ai loro contrasti. Solito business, come nulla fosse”. Nessuno, insomma, vuole essere accusato di aver scatenato la guerra degli occhiali. Ma nessuno pensa che Del Vecchio intenda far la pace con uno che, parole sue, “accetta solo quello che propone lui. […] Fin dalla prima assemblea generale del nuovo gruppo, il 29 novembre, si è comportato come se Essilor avesse rilevato Luxottica”.

 

 

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