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Classifiche 10 Aprile, 2019 @ 12:26

GCDS, come il marchio fondato dai fratelli Calza sta cambiando lo street style

di Alessandro Rossi

Direttore di Forbes magazine.Leggi di più dell'autore
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Giuliano Calza (a destra) e il fratello Giordano hanno creato il marchio di moda GCDS.

Articolo tratto dal numero di aprile 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

Una grande forza interiore, una spietata volontà di arrivare all’obiettivo. Se poi si aggiungono anche capacità creativa e manageriale, gli ingredienti per una storia di successo ci sono già tutti. Certo, non è facile avere tutte queste caratteristiche ma Giuliano Calza, stilista trentenne, se le porta addosso da quando è nato, grazie anche all’aiuto del fratello Giordano, 34 anni, che più che da chioccia (difficile vista la minima differenza di età) gli fa da tutor e da manager. Due fratelli che non temono la sfida, nemmeno quella all’Entità più alta, con i cromosomi già dentro il marchio che hanno creato, se è vero che il loro, per certi versi misterioso, Gcds significa “God Can’t Destroy Streetwear”, cioè “Dio non può distruggere lo streetwear”. Un acronimo che fa riferimento al desiderio di rimanere fortemente legati alla propria identità e al proprio stile, a prescindere dalle possibili rivoluzioni che possono esserci nel fashion system.

Già, la moda. Gcds è nato, per uno dei tanti azzardi di Giuliano, su internet, nel 2015. I primi pezzi andarono a ruba tanto che non riusciva a produrne in quantità da soddisfare il mercato. Poi un crescendo esponenziale. Il fatturato di Gcds negli ultimi due anni è raddoppiato passando da 10 a 20 milioni di euro con 380 clienti multimarca nel mondo, di cui 100 in Italia, dove genera il 30% delle proprie vendite. I suoi principali mercati esteri sono la Corea del Sud, la Cina e il Giappone, ma è distribuito anche negli Stati Uniti e in Europa.

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Da pochi mesi Gcds si è trasferito nella nuova sede milanese in via Nino Bixio. Uno spazio di 750 metri quadrati, comprato per sistemarci uffici e showroom. “È un investimento importante”, dice Giuliano, “ma vogliamo rimanere indipendenti. La nostra forza è di avere tutto sotto il nostro controllo, con una produzione totalmente italiana, da Milano alla Puglia. Tramite il nuovo showroom potremo anche gestire le vendite in maniera diretta. Dopo tanto lavoro sul business aziendale, stiamo diventando un vero marchio di lifestyle”.

Una mano importante, all’inizio, gliel’ha data Chiara Ferragni, un’amica che ha creduto nel genio creativo di Giuliano, e l’ha aiutato a far nascere una community ad alta fedeltà, fino al primo traguardo raggiunto, solo due anni dopo, con il debutto sulle passerelle milanesi.

Gcds è nato, per uno dei tanti azzardi di Giuliano, su internet, nel 2015.

Giuliano e Giordano si completano con esperienze diverse, aspetti dicotomici, situazioni in bianco e nero, che hanno cominciato a maturare già nella casa di famiglia nel Rione Sanità, a Napoli. Genitori benestanti – il padre ingegnere ha partecipato alla startup Wind Telecomunicazioni in Italia, la madre psicoterapeuta – che avevano scelto di vivere in una bella casa, ma in uno dei quartieri più complicati di Napoli. “Avevamo un sacco di stimoli interni”, racconta Giuliano. “Abitavamo lì, un rudere ristrutturato, perché mia madre lavorava nel centro storico. La nostra infanzia è stata molto particolare perché avevamo la fortuna di andare a Parigi e dormire in hotel a cinque stelle con i nostri genitori, ma poi frequentavamo le scuole pubbliche, giocavamo a pallone e a basket per le strade del rione Sanità e quindi avevamo tantissime contaminazioni”.

Giuliano è un creativo vero. Lo si capiva sin da piccolo nei suoi disegni, nella sua passione per usare la macchina da cucire della nonna, nella grande attenzione ai particolari, nella creazione di piccoli oggetti, come i segnalibri che vendette con grande successo a una festa “incassando le mie prime 500mila lire”, ricorda con orgoglio. A proposito di soldi, Giordano, il fratello più grande, ha davvero un debole per il denaro. “Quando ero piccolo”, racconta, “e mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo: il milionario. La mia grande passione è sempre stata quella di fare soldi. Quando andavamo nei villaggi vacanza i giochini dei bambini funzionavano con un gettone da 200 lire. Io compravo tutti i gettoni e poi li rivendevo agli altri bambini a 500 lire”, si lascia scappare ridendo. Oggi però Giordano è la parte solida dell’azienda, e lo conferma ancora con un sorriso. “La parte di gestione è completamente mia, Giuliano da solo non paga nemmeno le bollette”.

In compenso Giuliano disegna, studia, cresce. E mette a frutto le esperienze accumulate sin qui. Giuliano e Giordano hanno viaggiato parecchio compiendo esperienze diverse prima di entrare nel mondo della moda. Dopo studi in scienze politiche e relazioni internazionali all’Istituto universitario orientale di Napoli, Giuliano ha fatto l’università per stranieri di Shanghai, dove ha imparato il cinese. Poi una breve esperienza a New York, prima di approdare a Milano dove ha conseguito un master in marketing e comunicazione all’Università Bocconi (frequentata prima anche dal fratello Giordano) e ha iniziato la sua carriera professionale all’ufficio stampa di Blumarine.

Gcds significa “God Can’t Destroy Streetwear”, cioè “Dio non può distruggere lo streetwear”.

“All’epoca, mio fratello lavorava in una banca e io stavo per entrare in Valentino. Ci siamo resi conto che ci saremmo annoiati da morire e abbiamo deciso di andare in Cina, dove in quattro anni abbiamo aperto cinque ristoranti con il marchio My little kitchen. Ci occupavamo di tutto, incluso il design di accessori e divise”, racconta lo stilista, il quale in quel momento si è chiesto: “E se disegnassi una vera collezione?”. Così, con il fornitore di queste divise sono stati prodotti le prime felpe Gcds. Era solo quattro anni fa.

Così il rientro in Italia per tentare la grande avventura nel mondo della moda. Ha funzionato. Nel dicembre 2017, Gcds ha inaugurato il suo primo negozio monomarca nel nuovo quartiere milanese della moda, Porta Nuova. Il prossimo passo sarà a Hong Kong, seguito da altre tre aperture nel corso dell’anno a Shenzhen e Shanghai, in Cina, e a Roma.

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