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Leader 23 Agosto, 2019 @ 10:00

Questo 29enne ha ideato la prima moto elettrica stampata in 3D

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

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Marco Mattia Cristofori è nato a San Benedetto del Tronto nell’aprile del 1990.

Articolo tratto dal numero di agosto 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Guardando le sue linee avveniristiche sembra arrivare direttamente da un film di fantascienza: Nera, in realtà, esiste e potrebbe rappresentare il prototipo di moto del futuro. A idearla è stato Marco Mattia Cristofori, un giovane italiano di 29 anni che dopo avere studiato tra Istanbul e Londra, si è stabilito a Berlino per lavorare con BigRep, azienda tedesca specializzata nella stampa 3D. L’idea iniziale era piuttosto chiara: disegnare e produrre il primo prototipo funzionale di e-motorcycle totalmente stampato in 3D (elettronica a parte), sviluppandolo in un periodo di tempo talmente breve, che qualunque metodo di produzione alternativo alla stampa tridimensionale non avrebbe potuto competere.

Il progetto è stato così rivoluzionario da spingere a parlarne la stampa di mezzo mondo, dalla Cnn al seguitissimo sito americano Mashable. “Dal giorno in cui ho iniziato a buttare giù schizzi su come questa moto avrebbe dovuto funzionare, fino al giorno in cui il video è stato prodotto, sono passate esattamente 12 settimane. È stata una sfida che ha sicuramente cambiato la vita di chi ci ha lavorato. Ognuna delle 15 parti di Nera è stata stampata in 3D: siamo riusciti ad attirare l’attenzione di diverse compagnie automobilistiche dopo il lancio. Abbiamo dovuto reinventare elementi come le comuni sospensioni dato che tutto, per principio, sarebbe dovuto essere stampato e non contare su parti già esistenti. Praticamente l’intero processo è stato un ‘think-out-of-the-box’, reinterpretare la motocicletta, come la conosciamo, partendo da schemi diversi”, ha spiegato il giovane designer.

Nonostante negli ultimi anni si sia parlato spesso di stampa 3D, può essere più complicato capire come questa tecnologia stia influenzando la vita contemporanea. “Ci sono le grandi industrie che hanno già iniziato a produrre componenti in serie, stampate in 3D. Oggi puoi comprare scarpe prodotte in questo modo. Ci sono attrezzi che accelerano la produzione in fabbrica, oppure tecniche che riescono a ridurre il peso di aerei o treni, sostituendo alcuni pezzi con materiali più tecnici, che a volte, anche grazie all’aiuto di geometrie complesse riproducibili solo con stampa 3D, possono sostituire i metalli. Ci sono vari designer che producono i loro prodotti in 3D, e ci sono milioni di maker privati che producono a casa, in totale autonomia, ciò di cui hanno bisogno nella quotidianità”.

Pur avendo deciso di lavorare all’estero, Cristofori pensa che l’Italia sia un paese all’avanguardia nel campo della stampa 3D e guarda con orgoglio alle aziende che operano nel settore. “In Europa, in generale, ci si muove più lentamente rispetto, per esempio, all’industria americana, dove gli investimenti sono decine e decine di volte superiori e permettono uno sviluppo e un tasso d’innovazione molto più veloci. La Germania sta cercando di prendere la leadership in Europa ma in Italia ho avuto il piacere di imbattermi in varie aziende, grandi e piccole, che sono ormai famose e riconosciute su scala globale nel settore”.

Quando parla del futuro del design, il giovane non ha dubbi: la tecnologia, con o senza l’aiuto dell’uomo, sarà centrale nel definire lo “stile” dei prossimi tempi. “Non esiste più un linguaggio stilistico, non ci sono più barriere, se non quelle dettate dalla nostra immaginazione. Nuovi concept nel mondo dell’interior e dell’arte vengono sviluppati ogni giorno da umani, da sistemi d’intelligenza artificiale, e, nel migliore dei casi, sinergicamente da ambedue, con risultati sorprendenti. Nel mondo industriale, invece, il generative design sta ormai prendendo piede: una volta inseriti gli input necessari”, conclude Cristofori, “il software genera il prodotto ottimizzando al massimo i processi”.

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