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Business 27 Novembre, 2019 @ 12:20

Il motore per il successo spiegato dall’uomo che guida Bmw in Italia

di Forbes.it

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Zanardi e Di Silvestre
Massimiliano Di Silvestre, presidente e ad di Bmw Italia, insieme ad Alex Zanardi, brand ambassador (Courtesy Bmw Italia)

Articolo di Camilla Conti, tratto dal numero di novembre 2019 di Forbes. Abbonati

È uno dei manager italiani più impegnati nel costruire una squadra vincente in azienda. Massimiliano Di Silvestre, 48 anni, il 1° agosto ha preso il timone di Bmw Italia assumendo la carica di presidente e amministratore delegato. Arrivato nel gruppo nel 2001, ha avuto un breve intervallo durante il quale ha maturato esperienze professionali in altre aziende automotive. Ma poi è tornato “a casa” iniziando la corsa che l’ha portato al vertice: è stato regional director della divisione vendite della filiale italiana, ad di Bmw Roma, country manager di Rolls-Royce Motor Cars e managing director di Bmw Hungary. A Forbes Italia racconta un aneddoto: “Tutte le volte che venivo a Milano chiedevo al taxi di fare sempre lo stesso percorso per arrivare a San Donato (dove ha sede il quartier generale italiano dell’azienda, progettato da Kenzo Tange nel ’98, ndr), volevo passare dalla rotonda a pochi metri dal nostro grande palazzo bianco per poi trovarmelo davanti. Con le farfalle nello stomaco mi facevo, e mi faccio tutt’oggi, un esame di coscienza: ho fatto il mio dovere? Sono stato all’altezza di questo grande team? Perché i risultati, e la leadership, non si conquistano solo con la tecnica”.

Cosa fa la differenza?
In questa azienda sono le persone. Alla squadra spiego sempre che non basta portare a casa i risultati, il team che si muove sul territorio ha capito che non deve essere un mero collettore di dati. Il successo non è più definito come in passato dalle pure performance finanziare o dalla leadership di mercato. I motori che fanno crescere il business sono la passione, la voglia di influenzare il business. In Bmw c’è un fortissimo spirito di appartenenza accompagnato da un profondo senso del dovere.

L’avere una casa madre tedesca condiziona questa filosofia?
Bmw oggi è un’azienda internazionale, la diversity è nella nostra cultura. Il capo della divisione Europa, per esempio, è un francese. La nostra direzione risorse umane ha sviluppato dei piani per far lavorare insieme le varie generazioni di collaboratori, così che nei team il contributo di un persona di 55 anni e quello di un neo assunto si integrino per sommare competenze e punti di vista.

Quali attività contribuiscono a rafforzare il gioco di squadra?
Ne facciamo molte, soprattutto attività sportive: golf, vela, sci e ovviamente l’automobilismo sportivo. Coinvolgiamo dirigenti, dipendenti e la rete di concessionari. Partiamo dalla condivisione dei valori dello sport grazie anche alle esperienze di grandi campioni come Alessandro Zanardi, nostro brand ambassador. Proprio questo fine settimana siamo stati al Mugello per il suo ritorno in pista con la Bmw M6 Gt3 nella finale del Campionato italiano Gran Turismo. È un maestro, ci insegna che vincere e diventare numeri uno non può essere solo uno slogan, serve la passione e la voglia di migliorare. E soprattutto, amare la vita. Per fare in modo che questi valori diventino cultura aziendale abbiamo creato anche dieci regole.

Massimiliano Di Silvestre
Massimiliano Di Silvestre, presidente e ad di Bmw Italia (Courtesy Bmw Italia)

I “dieci comandamenti” della squadra Bmw?
Non ve li posso svelare tutti (ride, ndr) ma i primi sono: essere coerenti, credibili, flessibili ovvero sempre aperti all’innovazione. Altra regola importantissima è quella di non lamentarsi mai e investire il tempo cercando di capire come risolvere un problema. Come ci insegna Zanardi, lo sport diventa metafora. Poi c’è il nostro dna: il logo di Bmw evoca l’elica di un aeroplano sul cielo azzurro: questa è un’azienda che si muove anche da ferma, è un’elica che continua a girare.

Secondo Larry Fink, ceo di BlackRock, le aziende devono avere uno scopo più grande e contribuire al miglioramento della società in cui operano. Come si traduce questo concetto per voi?
Quell’obiettivo passa anche dal nostro programma di responsabilità sociale d’impresa SpecialMente. Il nome è stato dato dapprima al progetto di inclusione sociale realizzato insieme a Dynamo Camp e all’Ospedale San Raffaele, ed è diventato così forte da fare da cappello a tutte le attività di corporate social responsibility che abbiamo avviato. Che sono aggreganti, in termini di valori condivisi. Cinquanta persone del nostro team, tutti volontari, sono appena tornati da un weekend a Dynamo Camp dove hanno aiutato ad allestire l’open day della struttura insieme ai ragazzi, condividendo le esperienze vissute da chi è disabile. Crea una cultura positiva, aiuta a superare le sfide quotidiane. Come una grande squadra vincente.

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